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Colonialismo portoghese Timor Est

Cronologia dell’espansione Portoghese a Timor. La Storia Coloniale di Timor Est

Scritto da Davide Parassoni

18 Agosto 1515: sbarco commercianti portoghesi sull’Isola di Timor a Lifau.

26 Gennaio 1522: sbarco della Victoria (una delle navi della flotta di Magellano) a Amabau.

Nel 1563 Garcia da Orta e nel 1578 Cristóvão da Costa definiscono Mena come il miglior porto per il commercio di sandalo a Timor, gli altri porti timorensi frequentati dai commercianti sono Lifau, Cupão (1595), Bahao nella baia di Cupão e Díli. Bahao o Babao, verrà presto utilizzata solamente come porto sicuro.

Gli insediamenti commerciali fino alla metà del ‘600 erano delle semplici abitazioni dove i mercanti si stabilivano per alcuni mesi, il tempo necessario per effettuare gli scambi commerciali con la popolazione locale o per aspettare il cambio di stagione.

Mappa di Timor indicante il luogo del primo sbarco portoghese e dove giunse la nave Victoria della spedizione di Magellano
Mappa di Timor indicante il luogo del primo sbarco portoghese e dove giunse la nave Victoria della spedizione di Magellano

1589-90: costruzione chiesa di Mena da parte del missionario dominicano Padre Belchior de Antas. La missione durerà sei mesi e verrà successivamente abbandonata. E’ il primo tentativo di penetrazione missionaria a Timor.

1595: installazione commerciale portoghese a Cupão.

1613: le stazioni commerciali portoghesi di Cupão e Mena vengono occupate dagli Olandesi della VOC al comando di Apollonius Schotte. Verranno abbandonate temporaneamente nel 1616, in seguito l’ostilità dei nativi e una successiva invasione musulmana dell’isola nel 1640 faranno abbandonare, seppur per poco tempo, le prospettive di insediamento olandese a Cupão.

Mappa degli insediamenti commerciali portoghesi a Timor tra la fine del XVI secolo a la metà del XVII secolo
Mappa degli insediamenti commerciali portoghesi a Timor tra la fine del XVI secolo a la metà del XVII secolo

Nel 1642 Padre António de São Jacinto e altri dominicani portoghesi, forti delle conversioni a Mena e Cupão, costruiscono in quest’ultima una fortezza rudimentale costituita da una casa fortificata. Nel 1647 inizia la costruzione di un vero forte che verrà terminato solo dagli olandesi: il primo insediamento militare portoghese a Timor, situato nel miglior porto dell’isola; nel 1649, dopo il ritorno di São Jacinto a Goa, l’insediamento religioso e militare è comandato dal Capitano Maggiore Francisco Carneiro Sequeira.

Mappa degli insediamenti commerciali portoghesi e olandesi a Timor nel 1613
Mappa degli insediamenti commerciali portoghesi e olandesi a Timor nel 1613

Nel 1644 gli Olandesi progettano ma non attuano un attacco per riprendersi Cupão, ma nello stesso anno tornano con una forza di 300 uomini tra olandesi e mercenari, non riuscendo neanche in questo caso a sconfiggere le forze portoghesi.

1652: Cupão è infine conquistata dagli Olandesi della VOC, il rudimentale forte viene completato, rafforzato in pietra e ribattezzato in Fort Concordia, l’insediamento di Cupão viene ribattezzato in Kupang. Il capitano inglese William Dampier, nel resoconto del suo viaggio nelle indie che lo porta a Timor nel 1699, descrive Fort Concordia, la sua posizione su un picco di roccia sul mare e la presenza nel lato orientale di questo di un fiume e di un ponte che rappresentava l’accesso al forte.

Mappa degli insediamenti commerciali, militari e delle missioni domenicane portoghesi a Timor nel 1650c.
Mappa degli insediamenti commerciali, militari e delle missioni domenicane portoghesi a Timor nel 1650c.

Inoltre conferma la presenza di circa 50 soldati VOC come guardia e la presenza di 50 o 60 case di indigeni nei pressi del forte. Descrive inoltre un giardino protetto da mura di pietra a 40 Yarde a Est del ponte, dove si coltivavano prodotti per la sussistenza del forte e una piccola chiesa a ridosso delle mura del forte.

Mappa degli insediamenti portoghesi e olandesi a Timor nel 1660c. e della missione gesuitica a Luca
Mappa degli insediamenti portoghesi e olandesi a Timor nel 1660c. e della missione gesuitica a Luca

Nel 1655 il capitano olandese Ver Heyden con 62 olandesi e truppe indigene partendo da Kupang guida una spedizione verso Amabi e Amakono. Contrastato dai portoghesi e dai loro alleati, viene fermato e ucciso insieme a dei principi di Solor per mano di Gonçalvo Hornay, il più importante tra i principi topasses (meticci portoghesi) di Timor.

Il 27 Gennaio 1656 il Generale olandese Arnold de Vlamingh van Outshoorn forza uno sbarco nella baia di Kupang con soldati olandesi e indiani nel tentativo di espandere l’influenza olandese nei regni limitrofi. Dopo l’avanzata verso Amarasi e lo scontro con i portoghesi con la perdita di 170 europei, Vlamingh è costretto a ritirarsi a Solor. Nonostante questa sconfitta Kupang rimane in mano olandese.

Nel 1658 si segnala il tentativo da parte di missionari Gesuiti di installare delle missioni nel Nord est di Timor, a Luca e nel regno di Motael. Tentativi stroncati dai Domenicani.

Il 6 Agosto 1661 viene siglato a The Hague (L’Aia) tra Olanda e Portogallo il trattato che assegna ai due contendenti i territori occupati fino a quel momento a Timor e Solor.

Nell’anno 1665 il Vicerè di Goa António de Melo e Castro crea il grado di capitano maggiore di Timor, occupato da Simon Luis.

1688: gli olandesi rafforzano il potere nei regni limitrofi a Kupang.

Il 12 Aprile 1692 si evidenzia la richiesta del senato di Macau al governo spagnolo di Manila di un’azione più concreta nella colonizzazione di Timor.

Mappa degli insediamenti portoghesi e olandesi a Timor nel XVIII secolo
Mappa degli insediamenti portoghesi e olandesi a Timor nel XVIII secolo

1695 António de Mesquita Pimentel è il primo governatore di Timor portoghese a Lifau, egli nel 1697 viene scacciato dai ribelli topasses da Costa. Nel 1699 William Dampier descrive Lifau soffermandosi sulla presenza di 40 o 50 case, basse, con muri di argilla e tetti di foglie di palma. Descrive inoltre una piccola chiesa Cattolica. Sulla spiaggia è presente una baracca con 6 vecchi cannoni di ferro che poggiano su una base rovinata e su carrelli marci. Dampier si sofferma sul fatto che la loro bocca è talmente usurata che quando sparano fanno il rumore di un moschetto. A guardia sono presenti pochi uomini armati. Dampier afferma d’altra parte che il sistema difensivo portoghese si basa sulle alleanze con i topasses e che in ventiquattr’ore a Lifau si potevano raccogliere 500 o 600 uomini ben armati.

A partire dal 20 Febbraio 1702 Lifau è sede del governo portoghese a Timor, António Coelho Guerreiro (1702-05) ne occupa la carica più importante: Governatore e capitano generale delle isole di Timor e Solor. Guerreiro era partito da Macau nel gennaio 1702 portando con se meno di cento soldati, equipaggiamenti militari e il necessario per rafforzare l’insediamento di Lifau, che fino a quel momento non possedeva forti.

Nel XVIII sec. gli insediamenti portoghesi, antecedenti lo spostamento della capitale a Díli, si limitavano ad insediamenti costieri situati nel Nord dell’isola.

Nel 1756 Maubara, fino ad allora sotto influenza olandese, viene fortificata dai portoghesi grazie al Governatore Manoel Doutel de Figueiredo Sarmento (1750-56).

Mappa degli insediamenti portoghesi e olandesi a Timor all'inizio del XIX secolo
Mappa degli insediamenti portoghesi e olandesi a Timor all’inizio del XIX secolo

1759: Il governatore Vicento Ferreira de Carvalho vende Lifau agli olandesi, rappresentati dall’agente VOC von Plüskow. Successivamente la popolazione locale (topasses) insorgerà contro gli olandesi assassinando von Plüskow e gli altri agenti della VOC. Nel 1760 Lifau è di nuovo portoghese. Il nuovo governatore è Dionísio Gonçalves Rebelo Galvão che occuperà la carica fino al 1766. Dopo due anni di assenza di governatori, nel 1768 è nominato António José Teles de Meneses (1768-75).

L’11 Agosto 1769 l’insurrezione dei Topasses contro il governatore portoghese porta Teles de Meneses alla decisione di abbandonare Lifau. L’intero insediamento, compresi i 1200 abitanti fu evacuato in direzione di Díli a bordo delle navi portoghesi São Vicente e Santa Rosa, giunte da Macau. Successivamente all’abbandono di Lifau viene fondata Pante Macassar dalla comunità Macassar presente a Lifau.

Il 10 Ottobre 1769 la capitale viene trasferita a Díli. Già nei primi anni dopo il trasferimento della capitale la penetrazione portoghese si spinge verso l’interno dell’isola, discostandosi dalla consolidata pratica di colonizzazione limitata alle zone costiere.

Il 22 settembre 1796 viene dato l’ordine, da parte del Governatore João Baptista Vesquaim (1784-1800), di costruire la prima vera fortezza in pietra e argilla a Díli.

Il successivo governatore José Joaquim de Sousa (1800-04) a Díli fortifica la costruzione con cannoni di vario calibro e riorganizza l’esercito in tre compagnie: la Guardia, la fortezza di São Francesco e São Doménico.

Mappa degli insediamenti portoghesi e dei centri occupati dagli inglesi a Timor all'inizio del XIX secolo
Mappa degli insediamenti portoghesi e dei centri occupati dagli inglesi a Timor all’inizio del XIX secolo

Nel 1797 si segnala il primo tentativo inglese di occupazione di Kupang, sventato dal comandante VOC locale supportato da schiavi armati. Respinto un’ulteriore attacco nel 1810, Kupang viene occupato dai britannici l’anno successivo. Nel 1812 viene occupata anche Atapupo, solo nominalmente fino a quel momento sotto controllo portoghese. Il 7 Ottobre 1816 Kupang viene riconsegnato agli olandesi in seguito al cambiamento della situazione politica e degli equlibri europei e Atapupo torna ai portoghesi. L’esperienza della VOC, conclusasi nel 1798 in seguito al fallimento della compagnia commerciale, viene ripresa dal governo olandese insieme a tutti i territori e i diritti che le competevano dal Capo di Buona Speranza allo stretto di Magellano.

Il nuovo capitano olandese Hazaert, nel tentativo di inasprire il contrasto con i portoghesi, il 20 Aprile 1818 con 30 soldati scende su Atapupo, vicino al forte portoghese di Batugadé, e ne sostituisce i vessilli con quelli olandesi. Con due successivi trattati del 16 Maggio 1818 e del 20 Novembre 1818 Atapupo torna sotto l’influenza portoghese. Dal 1851 si costruisce una fortezza a Lautém, le uniche altre fortezze portoghesi erano presenti a Díli, Batugadé e Manatuto.

20 Aprile 1859: trattato di Lisbona sulla spartizione di Timor, Solor, Flores e isole minori. Al Portogallo viene riconosciuta l’enclave di Oè-Cussi, all’Olanda l’enclave di Maucatar; il Portogallo cede all’Olanda i suoi ultimi possedimenti a Flores, Solor, Adonara , Alor e rinuncia all’influenza che aveva dal 1814 su Pantar. L’ Olanda rinuncia alle rivendicazioni su Atauro e cede i distretti di Maubara e Noimuti ai portoghesi.

Nel 1904 un nuovo trattato propone il passaggio del distretto di Noemuti agli olandesi e di Maucatar ai portoghesi. I confini sono ratificati a The Hague (L’Aia) il 17 Agosto 1916. Nel 1905 l’ isola di Atauro viene occupata militarmente dai portoghesi.

BIBLIOGRAFIA:

– Dampier, William “A continuation of a Voyage to New Holland”, James and John Knapton, London, 1729

– Gunn, Geoffrey “Timor Loro Sae:500 years”, Macao, Livros do Oriente 1999

– Hagerdal, Hans “Historical notes on the Topass leaders in Oecusse”, University of Vaxjo, Sweden

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Colonialismo portoghese Timor Est

Timor Portoghese. La Storia Coloniale di Timor Est

Scritto da Marco Ramerini

L’ isola di Timor, fece la sua prima apparizione su una carta geografica europea nel 1512 sotto la denominazione di “Ilha onde nasce o sandalo”.

Probabilmente, Timor fu visitato per la prima volta dai Portoghesi nel 1514-15, sembra che essi usassero in questa occasione una giunca cinese. Negli anni seguenti i Portoghesi, partendo dalla loro base di Malacca, effettuarono diverse spedizioni commerciali nell’ isola di Timor. Tali viaggi furono fatti con lo scopo di acquistare il pregiatissimo legno di sandalo, che è un tipo di legno profumato molto apprezzato in oriente e usato per la composizione dei profumi, di unguenti e dell’incenso.

Nonostante la grande importanza commerciale del sandalo, per i mercati asiatici, e i continui contatti commerciali con Timor, nessun insediamento stabile venne fondato nelle isole del sandalo dai Portoghesi nella prima metà del 1500. Il primo insediamento fu fondato nel 1561 nell’ isola di Solor, dai missionari Domenicani, i quali, nel 1566, lo fortificarono. Solor fu usata come base per l’evangelizzazione delle isole circostanti, dove ancor oggi (Flores) la religione cattolica è predominante. Nel 1595, un nuovo insediamento fortificato fu costruito sempre dai frati nell’ isola di Ende Minor al largo della costa sud di Flores. Con l’arrivo degli Olandesi, e la loro successiva conquista del forte di Solor (1613), i Portoghesi trasferirono la loro base a Larantuka (isola di Flores). Per un breve periodo dal 1630 al 1636, Solor venne rioccupata dai Portoghesi, ma poi cadde nuovamente in mano Olandese.

Nel 1646, sempre grazie all’ opera dei frati, i Portoghesi fondarono una fortezza a Cupao (Kupang), fu questo il primo insediamento Portoghese nell’isola di Timor. Anche il forte di Kupang fu però presto attaccato e conquistato (1653) dagli Olandesi. Pochi anni dopo la caduta di Kupang, i Portoghesi si insediarono a Lifau (1660/70), sulla costa settentrionale di Timor. Nel 1668 venne fondata Dili, l’attuale capitale di Timor Leste.

L’azione evangelizzatrice dei missionari fu molto importante, nei primi decenni, per il consolidamento della presenza Portoghese nell’isola, infatti solo nel 1702 viene nominato il primo governatore ufficiale dell’isola (Antonio Coelho Guerreiro), e solo allora venne perciò creata una organizzazione amministrativa effettiva della colonia. Per tutto il XVIII secolo, la presenza Portoghese si limitò ad alcuni insediamenti lungo la costa: Lifau, Dili, Manatuto e Batugadé; l’interno dell’isola era solo nominalmente sotto il controllo Portoghese e spesso la vita dell’isola veniva scossa da ribellioni. L’ 11 Agosto 1769, Lifau, la vecchia capitale, fu abbandonata.

Solo alla fine del XIX secolo l’occupazione portoghese fu estesa a tutto il territorio di Timor Est. Nel XIX secolo, venne sviluppata la coltivazione del caffé che con il passare degli anni soppiantò il sandalo e divenne il principale prodotto di esportazione dell’isola.

Nel 1859, un accordo con l’Olanda, definì i confini fra le due potenze che si dividevano l’isola e la cessione all’Olanda degli ultimi possedimenti Portoghesi nelle isole di Flores (Larantuka, Sikka e Paga), Adonara (Wouré) e Solor (Pamakajo). Amministrata prima da Macao, dal 1895, Timor divenne amministrata separatamente.

Insediamenti Portoghesi a Timor, Flores e Solor
Insediamenti Portoghesi a Timor, Flores e Solor

Nel 1940, Dili viene eretta diocesi, a quell’epoca solo l’ 8 % (29.889) della popolazione era cattolica Durante la seconda guerra mondiale, Timor venne invasa dalle truppe Giapponesi, che occuparono l’isola nel Febbraio 1942, tale occupazione costò ai Timoresi tra le 40.000 e le 60.000 vittime. Nel 1945, i Giapponesi cedettero l’isola agli Australiani che resero ai Portoghesi la parte orientale e agli Olandesi quella occidentale. Nel 1949, la parte occidentale dell’isola divenne parte dell’ Indonesia.

Nel 1972, la popolazione cattolica di Timor era salita al 28 % (187.540 persone su un totale di 674.550). A partire dal 1974, il Portogallo permise la formazione di partiti in vista di un suo disimpegno dalle colonie, a Timor si formarono tre partiti principali: L’ ASDT o FRETILIN: che mirava all’ indipendenza di Timor Est. L’ UDT (Uniao Democratica Timorense): che preferiva un associazione con il Portogallo, ma poi optò per l’indipendenza. L’ APODETI: che voleva l’ unione con l’Indonesia ed era il meno radicato tra la popolazione.

Tra il Febbraio e il Marzo 1975, vennero svolte le prime elezioni, in cui il FRETILIN ebbe il 55 % dei voti, l’ UDT raccolse il 40 % dei voti e in fine l’APODETI il 5 %. Il Portogallo rimase a Timor Est fino al 1975, quando nella notte del 27 Agosto il governatore Portoghese con quasi tutti i Portoghesi residenti nell’isola, fuggirono da Dili e si rifugiarono nell’isola di Atauro e poi da li in Australia e infine in Portogallo. In quella notte uno dei partiti l’ UDT prese il potere ad essa si oppose il FRETILIN, che gradualmente riuscì a prevalere e il 28 Novembre 1975 dichiarò l’indipendenza dell’isola dal Portogallo.

Il 7 Dicembre 1975 truppe indonesiane invasero Timor Est ed occuparono la capitale Dili, il 10 Dicembre veniva occupata la seconda città del paese Baucau e infine il 25 Dicembre erano occupate Liquisa e Maubara; pochi mesi dopo (16 Luglio 1976) l’ Indonesia dichiarò unilateralmente che Timor Est era la sua 27° provincia.

Tra il 1975 e il 1980 la guerriglia tra i militari Indonesiani e gli abitanti di Timor che reclamavano l’indipendenza dell’isola, fu molto accanita, e si calcola che durante tutto il periodo di occupazione Indonesiana siano morti circa 200.000 Timoresi, cioè praticamente un terzo della popolazione.

Nel 1994, la percentuale della popolazione cattolica di Timor Est aveva raggiunto il 92 % (722.789 su 783.086 abitanti), i protestanti erano il 3,7 % (28.486), i mussulmani erano una piccola minoranza il 3.1% (24.124 abitanti), poi ci sono 4.794 induisti (0,6 %) e infine 2.312 buddisti (0.3%).

La chiesa cattolica ha svolto un ruolo molto importante nella formazione di un identità culturale nella popolazione di Timor Est, i Timoresi sono in parte culturalmente e linguisticamente differenti dagli Indonesiani, la lingua maggiormente parlata è il Tetun che svolge un ruolo di lingua franca per il popolo Timorese. Fino al 1975, la lingua ufficiale dello stato e della chiesa era, ovviamente, il Portoghese che fu la lingua della resistenza e quella usata dalla chiesa cattolica nelle relazioni esterne. L’uso del Portoghese era frequente soprattutto a Dili, durante gli ultimi anni di presenza Portoghese circa il 10-20 % della popolazione di Timor poteva parlare il Portoghese.

Il numero dei Portoghesi stabiliti a Timor fu sempre molto basso, nel 1950 su 442.378 abitanti c’erano 568 Europei, 2.022 Mestiços e 3.128 Cinesi; nel 1970 c’erano 1.463 Europei e 1.939 Mestiços, su un totale di circa 650.000 persone.

Nel 1996, fu assegnato a due Timoresi il premio Nobel per la pace: Carlos Filipe Ximenes Belo (vescovo di Dili) e José Ramos-Horta.

TIMOR EST VOTA PER L’INDIPENDENZA:

Risultati del referendum del 30 Agosto 1999 organizzato dall’ONU: 78,5% Indipendenza 21,5% Autonomia.

Dopo alcune settimane di terrore scatenato dalle milizie filo-indonesiane, le truppe ONU sbarcano a Timor, il parlamento Indonesiano ratifica il risultato delle elezioni e praticamente viene data via libera alla formazione dello stato indipendente di Timor Est (Timor Leste).

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Africa Asia Colonialismo tedesco Oceania

Sviluppo Politico delle ex Colonie Tedesche a partire dal 1920

Scritto da Dietrich Köster

COLONIE IN AFRICA

AFRICA ORIENTALE TEDESCA: (presa di possesso nel 1884/1885)

Territorio del Tanganica:
1920, alla Gran Bretagna.
1961, Stato indipendente del Tanganica.
1962, Repubblica del Tanganica.
Aprile 1964, parte della Repubblica unita del Tanganica e Zanzibar.
Novembre 1964, parte della Repubblica unita della Tanzania.
Ruanda-Urundi:
1920, al Belgio.
1962, Repubblica del Ruanda (parte nord) .
1962, Regno di Burundi, dal 1966 Repubblica di Burundi (parte sud).
Triangolo di Kionga:
1920, retroceduto al Portogallo (Africa Orientale Portoghese).
1975, parte della Repubblica popolare del Mozambico.
1990, parte della Repubblica del Mozambico.

AFRICA TEDESCA DEL SUD-OVEST: (presa di possesso nel 1884)

1920, all’Unione Sudafricana/1961, Repubblica del Sudafrica.
1990, Repubblica di Namibia.

CAMERUN: (presa di possesso nel 1884)

Camerun Occidentale:
1920, alla Gran Bretagna.
1960, parte dello Stato indipendente della Nigeria/dal 1963 della Repubblica federale di Nigeria (frazione nord).
1960, parte dello Stato indipendente della Nigeria, 1961, parte della Repubblica federale del Camerun, dal 1972 della Repubblica unita del Camerun, dal 1984 della Repubblica del Camerun (frazione sud).
Camerun Orientale:
1920, alla Francia.
1960, Repubblica del Camerun, 1961 parte della Repubblica federale del Camerun, 1972 della Repubblica unita del Camerun, 1984 della Repubblica del Camerun.
“Neukamerun” – annesso al Camerun nel 1911 – fu riallocato nel 1920 alle colonie confinanti dell’Africa Equatoriale Francese (AEF): Ciad (1960, Repubblica del Ciad), Ubanghi-Sciari (1960, Repubblica centrafricana / 1976 Impero centrafricano / 1979 Repubblica centrafricana), Medio Congo (1960, Repubblica del Congo / 1970, Repubblica popolare del Congo/ 1992, Repubblica del Congo) e Gabon (1960, Repubblica gabonese).

TOGO: (presa di possesso nel 1884)

Parte Occidentale del Togo:
1920, alla Gran Bretagna.
1957, parte dello Stato indipendente del Ghana, 1960 Repubblica del Ghana.
Parte Orientale del Togo:
1920, alla Francia.
1960, Repubblica del Togo.

COLONIE NELL’AREA DEL PACIFICO

NUOVA GUINEA TEDESCA:

A) Terra dell’Imperatore Guglielmo, Arcipelago di Bismarck, Isole Salomone Tedesche. (presa di possesso nel 1884-1886)
1920, all’Australia.
1975, parte dello Stato indipendente di Papua-Nuova Guinea.
B) Isole Marshall. (frazione della Micronesia Tedesca a nord dell’equatore, presa di possesso nel 1885)
1920, al Giappone.
1947, sotto amministrazione degli Stati Uniti come frazione del Territorio fiduciario delle Isole Pacifiche delle Nazioni Unite.
1990, Repubblica delle Isole Marshall.
C) Nauru. (Micronesia Tedesca a sud dell’equatore, presa di possesso nel 1888)
1920, all’Australia, alla Nuova Zelanda e alla Gran Bretagna. Con la tutela dell’amministrazione per l’Australia.
1968, Repubblica di Nauru.
D) Micronesia Tedesca a nord dell’equatore, escluse le Isole Marshall. (presa di possesso nel 1899)
1920, al Giappone.
1947, sotto amministrazione degli Stati Uniti come frazione del Territorio fiduciario delle Isole Pacifiche delle Nazioni Unite.
aa) dal 1990, Commonwealth degli Stati Uniti delle Isole Marianne settentrionali.
bb) dal 1994, Repubblica di Palau.
cc) dal 1990, Stati federati di Micronesia.

TERRITORIO TEDESCO DI KIAOTCHOU: (presa di possesso nel 1897/1898)

1920, al Giappone.
1922, retroceduto alla Cina.
1949, parte della Repubblica popolare cinese.

SAMOA TEDESCHE: (presa di possesso nel 1899/1900)

1920, alla Nuova Zelanda.
1962, Stato indipendente delle Samoa Occidentali.
1997, Stato indipendente di Samoa.

Annotazioni:
La Micronesia Tedesca comprendeva le Isole Marianne esclusa Guam, le Isole Palau, le Isole Caroline, le Isole Marshall e l’Isola di Nauru.
Con l’esclusione del Territorio Tedesco di Kiaotchou e del Triangolo di Kionga tutti i possedimenti d’oltremare tedeschi diventarono mandati della Società delle Nazioni nel 1920.
Togo e Camerun diventarono tutti e due mandati B e furono spartiti fra la Francia e la Gran Bretagna, come mandatari.
Inoltre il Tanganica e il Ruanda-Urundi diventarono mandati B con la Gran Bretagna e il Belgio, come mandatari rispettivamente.
L’Africa Tedesca del Sud-Ovest, la Micronesia a nord dell’equatore e le Samoa Tedesche furono poste come mandati C sotto l’autorità mandataria dell’Unione Sudafricana, del Giappone e della Nuova Zelanda rispettivamente.
Nauru, cioè la Micronesia a sud dell’equatore, fu posto come mandato C sotto l’autorità mandataria della Gran Bretagna, dell’Australia e della Nuova Zelanda come potenze mandatarie.
La Nuova Guinea Tedesca restante (Terra dell’Imperatore Guglielmo, Arcipelago di Bismarck, Isole Salomone Tedesche) fu messa come mandato C sotto l’autorità amministrativa dell’Australia.
Nel 1947, questi domini diventarono fino all’indipendenza politica Territori fiduciari delle Nazioni Unite. In quell’anno soltanto il Giappone fu sostituito dagli Stati Uniti come potenza amministrativa (Territorio fiduciario delle Isole Pacifiche delle Nazioni Unite).
Per la frazione delle Isole Marianne settentrionali l’indipendenza non è prevista. Quest’arcipelago è, a partire dal 1990, legato in unione politica con gli Stati Uniti come Commonwealth.
La cessione delle possessioni oltremarine tedesche si è svolta secondo il trattato di Versailles del 28 giugno 1919 che è entrato in vigore il 10 gennaio 1920.

Copyright Marzo 2004 di Dietrich Köster, D-53115 Bonn

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Bibliografie olandesi Bibliografie portoghesi Colonialismo olandese Colonialismo portoghese Sri Lanka

Trincomalee 9 – Bibliografia. La Storia di Trincomalee (Sri Lanka) durante la dominazione Portoghese e Olandese

Scritto da Marco Ramerini

Indietro: Il primo tentativo di occupazione inglese e la definitiva resa degli olandesi

9.0 BIBLIOGRAFIA

MATERIALE CONSULTATO

Vedi anche le fonti indicate nelle note.

FONTI:

– AA. VV. “Livro das plantas das fortalezas cidades e povoacois do Estado da India Oriental”, 1991 Codex n° 1471, Biblioteca del Paço Ducal di Vila Viçosa.

– AA.VV. “Costantine da Sa’s maps and plans of Ceylon, 1624-1628”, 1929, Colombo.

– Brohier, R.L. and Paulusz, J. H. O. “Land, maps & surveys. Descriptive catalogue of historical maps in the surveyor general’s office, Colombo”, vol. II, 1951, Colombo.

– AA.VV. “Portuguese maps and plans of Ceylon, 1650”, 1926, Colombo.

– AA.VV. “Documentos remetidos da India ou Livros das Monçỡes, 1625-1627”, 1999, Lisbona.

– Da Silva Rego, Antonio “Documentaçã para a história das missỡes do Padroado Português do Oriente. India”, 13 vols, Lisbona.

– Becker, Hendrick “Memoir of Hendrick Becker, Governor of Ceylon for his successor Isaac Augustyn Rumpf, 1716”, 1914, Colombo.

– Bocarro, Antonio “O livro das plantas de todas as fortalezas, cidades e povoaçoes do Estado da Índia Oriental”, 3 vols. Imprensa Nacional – Casa da Moeda.

– Bocarro, Antonio “Decada 13 da historia da India”, 2 volumi.

– Caen, Antonio “Extracts from the Journal of the Commander Antonio Caen”, in: Journal, R.A.S. (Ceylon), n° 35 (1887), “The capture of Trincomalee A.D. 1639”, pp. 123-140.

– Goens, Ryclof van “Memoir left by Riclof van Goens, Jun. Governor of Ceylon, 1675-1679 to his successor, Laurens Pyl”, Colombo.

– Perniola, V. “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, 3 vols. Tisara Prakasakayo Ltd, 1989-1991, Dehiwala.

– Queyroz, Fernao de “The temporal and spiritual conquest of Ceylon”, 3 vols. 28+xxviii+1274 pp. Asian Educational Services, 1992, New Delhi-Madras.

– Raven-Hart “The Dutch wars with Kandy, 1764-1766”, 1964, Colombo.

– Rhee, Thomas van “Memoir left by Thomas van Rhee, Governor of Ceylon, for his successor, Gerrit de Heere, 1697”, 1915, Colombo.

– Ribeiro, João “The historic tragedy of the island of Ceilão”, xvii+266 pp. Asian Educational Services, 1999, New Delhi-Madras.

– Schreuder, Jan “Memoir of Jan Schreuder, Governor of Ceylon, delivered to his successor Lubbert Jan Baron van Eck, March 17, 1762”, in: Selection from the Dutch records of the Ceylon Government, n° 5, 1946.

– Trinidade, Paulo “Conquista espiritual do Oriente”, 3 vols, Centro de Estudos Historicos Ultramarinos, 1962-1964-1967, Lisbona.

STUDI:

– AA. VV. “History of Sri Lanka, volume II (c. 1500 to c. 1800)”, xxi+614 pp. University of Peradeniya, 1995, Peradeniya.

– Arasaratnam, S. “Dutch power in Ceylon, 1658-1687”, Navrang, 1988, New Delhi.

– Arasaratnam, S. “Ceylon and the Dutch, 1600-1800”, Variorum, 1996, Aldershot.

– Barner Jensen, U. “Danish East India. Trade coins and the coins of Tranquebar, 1620-1845”, 48 pp. Uno Barner Jensen, 1997, Brovst.

– Boudens “The catholic Church in Ceylon under Dutch rule” 1957, Roma.

– Brohier, R.L. “Links between Sri Lanka and the Netherlands”, Netherlands Alumni Association of Sri Lanka, 1978, Colombo.

– Goonewardena, K. W. “The foundation of Dutch power in Ceylon, 1638-1658”, xx+196 pp. Netherlands Institute for International Cultural Relations, 1958, Djambatan – Amsterdam.

– Kanapathypillai, V. “Dutch rule in maritime Ceylon, 1766-1796” Unpublished thesis. University of London, 1969

– Kotelawele, A. “The Dutch in Ceylon, 1743-1766”, Unpublished thesis. University of London, 1968.

– Nelson, W. A. “The Dutch forts of Sri Lanka. The military monuments of Ceylon”, xiv+152 pp. Canongate, 1984, Edimburgo.

– Silva, Chandra Richard de “The Portuguese in Ceylon, 1617-1638”, 267 pp. H. W. Cave & Company, 1972, Colombo.

– Silva, O. M. da “Vikrama Bahu of Kandy. The Portuguese and the Franciscans (1542-1551)”, xv+110 pp. M. D. Gunasena & Co. Ltd., 1967, Colombo.

– Silva, R. K. de & Beumer, W. G. M. “Illustrations and views of Dutch Ceylon, 1602-1796”, viii+495 pp. Serendib Publications & E. J. Brill, 1988, London & Leida.

– Winius, G. “Fatal history of Portuguese Ceylon. Transition to Dutch rule”, xxi+215 pp. Harvard University Press, 1971, Cambridge, Massachusetts.

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Colonialismo britannico Colonialismo olandese Sri Lanka

Trincomalee 8 – Il primo tentativo di occupazione inglese e la definitiva resa degli olandesi

Scritto da Marco Ramerini

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8.0 IL PRIMO TENTATIVO DI OCCUPAZIONE INGLESE E LA DEFINITIVA RESA DEGLI OLANDESI

Nel Dicembre 1780, il Regno Unito, dichiarò guerra all’Olanda, la notizia raggiunse Ceylon nel Giugno 1781, alcuni preparativi furono fatti dal governo dell’isola per rinforzarne le difese in vista di un imminente attacco britannico; ma gli Inglesi agirono con rapidità, attaccando immediatamente Trincomalee.

L’ 8 Gennaio 1782, Trincomalee fu catturata dagli Inglesi, comandati dall’ammiraglio Edward Hughes, poi il 29 Agosto dello stesso anno (1782), venne occupata dai Francesi, comandati dall’ammiraglio Suffren, che erano alleati degli Olandesi. La flotta francese attaccò la città insieme a un distaccamento di truppe Olandesi, che da Jaffna per via terra aveva raggiunto Trincomalee. Gli Inglesi si arresero senza combattere.
A seguito degli accordi stipulati nel trattato di Versailles, nel 1783, i Francesi cedettero Trincomalee di nuovo agli Olandesi.

Nella città di Trincomalee, gli Olandesi nel periodo tra il 1789 e il 1793, aprirono una zecca e coniarono monete. L’amministrazione del territorio fu, per molti anni, sotto il controllo del comandante di Trincomalee, colonnello von Drieberg, che attraverso l’utilizzo di lavoratori indigeni, mise dei residenti nei villaggi di Kottiyar e Tamblagam e propose al governatore de Graaf di installare un altro residente a Kattekolapattu. Al colonnello von Drieberg sucedette l’ultimo comandante olandese di Trincomalee, il maggiore Jan George Fornbauer.1

Nel gennaio 1795 le truppe rivoluzionarie francesi occuparono l’Olanda, dove fu costituita la Repubblica Batava, lo Stadtholder era fuggito in Inghilterra. La situazione delle colonie olandesi era di pericolo grave, non sapendo, quale fosse il governo a cui dovevano obbedire. I primi a raggiungere Ceylon furono gli inglesi che portarono con loro gli ordini dello Stadtholder che chiedava agli inglesi di occupare con le proprie truppe i forti olandesi in modo da difenderli dai francesi. Successivamente ci furono negoziati tra gli inglesi e il governo olandese dell’isola che portò ad un accordo preliminare con il quale furono autorizzati gli inglesi a mantenere 800 soldati sull’isola: 300 nel forte Ostenburg a Trincomalee, 300 nei forti di Negombo e Kalutara e 200 nel forte di Matara.

Il 1 agosto 1795, gli inglesi, con una lettera firmata dal governatore olandese van Angelbeek, arrivarono a Trincomalee chiedendo di essere ricevuti come alleati e di poter occupare con 300 soldati il forte Ostenburg, ma Fornbauer, il comandante olandese del forte, si rifiutò di consegnare il forte senza prima ricevere un ordine scritto firmato dal governatore e dai membri del consiglio di Ceylon, come era la prassi. Gli inglesi non persero tempo in ulteriori negoziati e il 2 agosto 1795 sbarcarono le loro truppe 4 miglia a nord dal forte e cominciarono a prepararsi per l’attacco.

Il comandante del forte olandese a capo di una guarnigione che contava circa 500 soldati europei, 250 malesi e 150 sepoy, resistette bene per alcune settimane, ma dopo un intenso bombardamento di quattro giorni, fu costretto alla resa il 26 Agosto 1795, alla guarnigione vennero concessi gli onori di guerra, e Trincomalee venne così occupata dagli Inglesi. Della guarnigione Olandese facevano parte anche circa 200 uomini del reggimento di mercenari svizzeri de Meuron, che vennero presi come prigionieri di guerra dai britannici.

Le perdite tra gli olandesi furono pari a 120-130 uomini tra morti e feriti, mentre gli inglesi avevano avuto 72 uomini tra i morti e feriti di cui 50 europei.Il forte Oostenburgh, che all’inizio dell’attacco aveva una guarnigione di 300 soldati dei quali 200 erano europei, si arrese dopo un breve bombardamento pochi giorni dopo, il 31 Agosto 1795.2

Il forte di Trincomalee venne rinominato dai nuovi padroni Fort Frederick, e così tuttora viene chiamato.

Durante l’occupazione Inglese, la Baia di Trincomalee venne considerata, quale base della Marina Britannica, di importanza seconda solo a Singapore. Le parole di Pitt riguardo a Trincomalee sono particolarmente descrittive: ‘è la baia più bella e più vantaggiosa in tutta l’India’, mentre l’ammiraglio Nelson, descrive Trincomalee come il miglior porto del mondo.

TRINCOMALE (08°35’N – 81°15’E)

Nome portoghese: Fortaleza de Triquinimale (1623)
Baluardi di: St. Iago; Santa Cruz; Santo Antonio

Nome olandese: Pagoodsberg
Baluardi di: Zeeburg; Amsterdam; Enkhysen o Enkhuizen; Holland; Cat (una piattaforma per cannoni).
Fort Oostenburg (167 ? )

Nome inglese: Fort Frederick

CRONOLOGIA:

Danese (tentativo di insediamento) Maggio 1620 – 1621
Portoghese: Luglio 1623 – 2 Maggio 1639
Olandese: 2 Maggio 1639 – 1640
Re di Kandy: (distrutto 1643 ? e abbandonato) 1640 – Settembre 1665
Olandese: Settembre 1665 – 8 Gennaio 1782
Francese: (il forte restò in mani olandesi) (Marzo 1672 – Luglio 1672 )
Inglese: 8 Gennaio 1782 – 28 Agosto 1782
Francese: 28 Agosto 1782 – 1783
Olandese: 1783 – 26 Agosto 1795 (Fort Oostenburgh: 31 Agosto 1795)
Inglese 26 Agosto 1795 (Fort Oostenburgh: 31 Agosto 1795)

Continua: Bibliografia

Porta d'ingresso principale, Fort Fredrick, Trincomalee, Sri Lanka. Author Bel Adone. No Copyright
Porta d’ingresso principale, Fort Fredrick, Trincomalee, Sri Lanka. Author Bel Adone

NOTE:

1 “Governor van de Graaf’s memorial to his successor Governor J.G. van Angelbeck, 1794”, in: “Ceylon Literary Register”, p. 809.

2 “The Turnour manuscript, 1795”, in: “Historical manuscripts commission, Ceylon”, n° 1 may, 1937, pp. 16-19 and also Colin-Thome “Governor van Angelbeek and the capitulation of the Dutch settlements in Ceylon to the British, 1796”, in: JDBUC, vol. LIX, n°1-4, 1981, pp. 23-55.

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Colonialismo portoghese Sri Lanka

Trincomalee 2 – I primi contatti con i portoghesi

Scritto da Marco Ramerini

Indietro: Introduzione

2.0 I PRIMI CONTATTI CON I PORTOGHESI

Un primo interesse da parte dei portoghesi per Trincomalee nei primi anni del 1540. Tutto ebbe inizio quando il re di Kandy, Jayavira, su consiglio di Nuno Alvarez Pereira1, chiese al governatore portoghese Martim Afonso de Sousa di aprire una ‘feitoria’2 con un fattore a Trincomalee e di inviare soldati portoghesi a Kandy. Il re di Kandy in quell’occasione promise anche di pagare un tributo al re del Portogallo. È ovvio che il principale scopo del re di Kandy, oltre ad avere relazioni commerciali con i portoghesi, era quello di ricevere aiuto militare contro i regni di Kotte e Sitavaka che nutrivano ambizioni sopra il regno di Kandy.

Nel Febbraio del 1543 le richiesta di Jayavira sembrarono sul punto di essere esaudite, infatti, una spedizione portoghese partita da Negapatnam, sotto il comando di Amaro Mendez3 e Miguel Ferreira,4 arrivò nella baia di Trincomalee, ne facevano parte 60-80 portoghesi. Il re, saputo dell’arrivo dei portoghesi, immediatamente inviò a Trincomalee un contingente di 2000 uomini insieme con il portoghese Nuno Alvarez Pereira, essi dovevano unirsi con i portoghesi a Trincomalee, ed aiutarli nella costruzione di una piccola base commerciale e successivamente trasferire parte dei soldati a Kandy, ma la spedizione fu un fallimento per la defezione di alcuni portoghesi, a causa della mancanza di provviste, dell’ostilità dei capi locali e per l’incomprensione tra le due parti.5

Secondo quanto scrive Queyroz, anche San Francesco Saverio negli anni 1543-1544 visitò Trincomalee, dove convertì alcuni abitanti e si confrontò, in temi religiosi, con alcuni capi religiosi locali.6 Una lettera scritta da Nuno Alvarez Pereira nel 1545 parla di non meglio specificati capi di Trincomalee (Trycanamalle) che insieme a 3000 persone vorrebbero essere convertiti alla religione crisitiana.7 Questa la domanda di conversione potrebbe essere una conseguenza della visita del santo.

Nonostante questo primo fallimento, Jayavira, con insistenza, ancora nel 1545, chiese l’aiuto dei portoghesi, questa volta il re giunse ad offrire di pagare un tributo al re del Portogallo e il permesso di costruire un posto piccolo commerciale a Trincomalee, promise il pagamento del salario del fattore, di un dipendente della fattoria commerciale e di pagare il salario agli altri 20 uomini che dovevano risiedere nella sua capitale, e, infine, promise anche la sua conversione e quella della sua famiglia al cattolicesimo.8 Come risposta a queste richieste, nel marzo 1546, una nuova spedizione fu inviata dal governatore dell’India portoghese in aiuto del regno di Kandy.9 In seguito alla precisa richiesta del capitano della spedizione, André de Sousa, su quale rotta doveva seguire per raggiungere Kandy, il re Jayavira ordinò che egli doveva procedere per la via di Trincomalee. Nuno Alvarez Pereira con una truppa di cingalesi fu inviato dal re a Trincomalee, al fine di aiutare il contingente portoghese nel trasferimento verso Kandy, ma quando le truppe di Kandy arrivarono a Trincomalee, la gran parte dei soldati della spedizione portoghese era scomparso, e dei 150 soldati portoghesi inviati ne erano rimasti solo 13 o 14. La ragione di questo fu che i portoghesi che erano arrivati ​​a Trincomalee furono immediatamente attaccati dagli abitanti della regione e furono costretti a ritirarsi a Negapattam. Una parte dei soldati portoghesi, invece, raggiunsero Kandy via Yala. In totale circa 50 soldati arrivarono a Kandy.10 L’inviato del re di Kandy, Nuno Alvarez Pereira, fu abbandonato da quasi tutti i suoi uomini, per paura di un eventuale attacco da parte degli abitanti del distretto di Trincomalee, ma per sua fortuna il temuto attacco non si materializzò.11 È chiaro, da questi eventi, che il territorio di Trincomalee, anche se nominalmente soggetto al re di Kandy, non era un area sicura per i Kandyani, ma nonostante questo Jayavira pensava che la strada che partiva da Trincomalee era la più sicura per raggiungere Kandy.12 Miguel Fernandes13 indica in una delle sue lettere le ragioni del comportamento degli abitanti di Trincomalee, in accordo con ciò che scrive, sembra che la causa di tali reazioni violente all’arrivo dei portoghesi fossero state le voci di una conversione al cristianesimo da parte di Jayavira.14

Ancora nel 1546 erano presenti a Kandy alcuni ambasciatori del ‘re’ di Trincomalee, che chiedavano con insistenza ai portoghesi che il re voleva diventare cristiano.15 Una lettera (del 16 marzo 1547) scritta da Joao de Villa de Conde a Joao de Castro ci presenta una nuova richiesta del re di Kandy per la costruzione di una ‘feitoria’ nel porto di Trincomalee, il re di Kandy questa volta aveva anche promesso di nominare Nuno Alvarez Pereira al posto di fattore.16 In seguito a tale richiesta, nel 1547, un nuovo contingente di portoghesi raggiunse la costa orientale, essi erano circa 100 uomini sotto il comando di Antonio Moniz Barreto, questa volta, anche se il punto di sbarco era stato inizialmente fissato a Trincomalee, i portoghesi sbarcarono a Batticaloa e giunsero a Kandy per questa via. Anche questa spedizione però si concluderà in un fallimento.17

Negli ultimi mesi del 1551, il principe di Trincomalee, un ragazzo di appena sette o otto anni, fu battezzato dal padre Anrriques. Le ragioni della sua conversione sono da ricercare nella lotta per il potere tra due fazioni, una di queste, guidata da un capo, che era lo zio del giovane principe, che sperava di trarre beneficio con dall’aiuto dei portoghesi, decise di trasportare il giovane principe, sulla costa della Pescaria18, dove risiedevano i Gesuiti portoghesi, qui tutto il gruppo chiese insistentemente di diventare cristiano, fu così che il principe, suo zio e 30-40 dei suoi seguaci divennero cristiani. Fu quindi organizzata una spedizione per cercare di mettere al potere il principe nella sua provincia, vi parteciparono circa 1000 cristiani e qualche portoghese, ma a causa dello stato di ribellione della regione, la spedizione non ottenne i risultati sperati e dopo due mesi di tentativi, per non mettere in pericolo la vita del principe, fu deciso di abbandonare l’impresa. Il giovane principe, che era stato battezzato come D. Afonso (Afonço), fu inviato a Goa, dove fu introdotto al viceré, a Goa fu educato nel collegio di San Paolo e affidato alle cure spirituali di padre Antonio Gomez.19Successivamente, nel 1560, quando i portoghesi tentarono la conquista di Jaffna, il principe di Trincomalee partecipò alla spedizione, il viceré D. Constantino de Braganza pensava una volta conquistata Jaffna, di riportare il principe a Trincomalee, dove avrebbe ripreso il suo regno e avrebbe contribuito e aiutato i portoghesi nella conversione del suo popolo. Ma la spedizione non ebbe i risultati sperati e il principe non raggiunse mai Trincomalee. Egli invece fece ritorno a Goa.20 Durante la sua vita a Goa il principe di Trincomalee intrattenne corrispondenza anche con il re Sebastião D. del Portogallo.21 Nel 1568 partecipò come volontario nell’assedio di Mangalore, dove fu ucciso.22

Abbiamo poche altre notizie ruguardo a Tricomalee negli anni successivi: nel 1555 una richiesta di religiosi da parte dei cristiani di Trincomalee raggiunse Punnaikayal, sulla costa della Pescaria, ma il numero insufficiente di sacerdoti impedì ogni tipo di missione.23 Nel 1560, il re di Jaffna assieme alla famiglia reale, in preda al panico, durante l’assalto della sua capitale portato dal viceré De Bragança, per sfuggire ai portoghesi si rifugiò nel territorio del vanniyar di Trincomalee.24 Nel 1569, due navi portoghesi sostarono nel porto di Trincomalee per imbarcare la principessa di Kandy, figlia di Karaliyadde (Javira Astana), che andò in sposa al re Don Joaõ.25

Come abbiamo visto, nonostante i timidi tentativi di installare un ‘feitoria’ che i portoghesi hanno fatto negli anni tra il 1543 e il 1547, Trincomalee e la costa orientale sono rimaste per tutto il XVI secolo liberi da insediamenti portoghesi, nel frattempo, invece i portoghesi hanno esteso il loro controllo sulla zona costiera sud-occidentale dell’isola. In pratica alla fine del XVI secolo i portoghesi avevano il controllo sui territori che un tempo appartenevano ai regni di Kotte e Sitawaka e inoltre controllavano l’isola di Mannar. Tuttavia negli ultimi decenni del secolo, l’influenza portoghese ha cominciato a farsi sentire anche sulla costa orientale. A partire dagli anni intorno al 1570, i portoghesi hanno cominciato a raccogliere tributi dai vanniyar di Trincomalee e anche da quello di Batticaloa.26 Anche al tempio indù di Konesar (Koneswaram) a Trincomalee, fu imposta una tassa di protezione. I portoghesi poi raccoglievano le imposte su alcuni beni che il regno di Kandy esportava attraverso i due principali porti di Trincomalee e Batticaloa.27

Nel 1582, al momento della conquista del regno di Kandy, da parte delle truppe di Sitavaka, il re di Kandy Karalliyadde Bandara (Don Joao), insieme ad alcuni portoghesi che lo avevano aiutato, si rifugiò a Trincomalee, questo avvenne immediatamente dopo la sconfitta delle sue truppe contro quelle del regno di Sitavaka, e fu proprio a Trincomalee che il re morì a causa di una epidemia di vaiolo. Tra i portoghesi che seguirono il re Karalliyadde Bandara a Trincomalee c’era anche il frate francescano André de Sousa.28 Il re di Ceylon D. João Parea Pandar, Dharmapala, menziona in un certificato attestante il lavoro dei francescani nel regno di Kotte, anche il nome del frate francescano André de Sousa, che aveva sacrificato la sua vita a Trincomalee. Una menzione allo stesso frate viene fatta anche da Trinidade.29

Nel 1602, la regione compresa tra Jaffna, Trincomalee e Batticaloa fu assegnata alla cura spirituale dei Gesuiti, che avevano il permesso di erigere chiese e di convertire gli abitanti.30 Di quello stesso anno è il primo ordine portoghese per la costruzione di un forte a Trincomalee.31 Quest’ordine deve essere sicuramente una prima reazione portoghese all’arrivo a Ceylon di una spedizione olandese e al successivo primo contatto tra gli olandesi e il re di Kandy, che aveva avuto luogo nel 1602 nella regione di Batticaloa. Oltre a questo, un altro motivo fu il fatto che durante i periodi di guerra con i portoghesi, Trincomalee fu utilizzata come una delle porte attraverso le quali il re di Kandy aveva ricevuto aiuti e truppe dal Nayak di Madura e dal re di Meliapor.32

Negli anni tra il 1605 e il 1609, D. Francisco de Menezes per due volte raggiunse Trincomalee nel corso di spedizioni militari contro il re di Kandy.33 Una descrizione più dettagliata di una di queste spedizioni ci viene riferita nel rapporto annuale dei gesuiti del 1606, in realtà si tratta di una spedizione punitiva avvenuta nel 1606 contro i ribelli, la spedizione era composta da uno squadrone di soldati portoghesi e 4,000-5,000 lascarins cingalesi, nel suo itinerario fu raggiunta anche Trincomalee, dove furono catturati non più di 200 uomini, donne e bambini, che, su ordine di Simao Correa (un capitano cingalese), furono bruciati vivi, e per ‘compassione’ furono tutti battezzati prima di essere uccisi.34

Una lettera del frate gesuita Barradas scritta da Cochin, nel novembre 1613, narra di una spedizione portoghese a Trincomalee nel corso dell’anno 1612. La spedizione era guidata da D. Hieronymo de Azevedo, egli attraversò assieme ai suoi soldati le montagne di Kandy, lungo il percorso i portoghesi scoprirono due grandi serbatoi “… la nostra spedizione si imbattè in due serbatoi di notevole dimensione. Essi erano lunghi quattro leghe, abilmente scavati nelle montagne e circondati da un muro, un pezzo di splendida fattura che ci si aspetterebbe eseguito dai romani, piuttosto che dai cingalesi”, i portoghesi, dopo grandi difficoltà a causa delle piogge torrenziali arrivarono a Trincomalee, e qui de Azevedo “fu occupato nella costruzione di una fortezza” per questo chiamò in aiuto il re di Jaffna, ma non vedendolo arrivare abbandò l’impresa e marciò verso Jaffna.35 Una breve descrizione di questa spedizione a Trincomalee è stata fatta anche da Bocarro, egli narra infatti che de Azevedo stava facendo la guerra nelle regioni di Trincomalee quando ebbe la notizia di essere stato nominato vicerè.36 Un altro testo ci racconta invece i piani che de Azevedo aveva fatto per la fortificazione di Trincomalee e Batticaloa, egli lasciando Ceylon nel novembre 1612 per andare a Goa per assumere l’incarico di viceré, pianificò di inviare nel marzo del successivo anno ‘seis navios’ con il materiale necessario per la costruzione delle fortezze di Trincomalee e Batticaloa, inoltre aveva previsto di inviare due navi a pattugliare la costa di Galle, ordinando a queste navi di passare l’inverno successivo a Trincomalee, al fine di contribuire alla costruzione della fortezza.37 Secondo de Azevedo uno dei modi migliori per indebolire Kandy era esattamente quello di bloccare il commercio del regno che era esercitato attraverso i porti di Batticaloa, Trincomalee, Rio de Agua Doce e Jaffna, ma per il momento (era il 1614) egli giudicava che i portoghesi non fossero in grado di occupare tutti questi porti .38

Successivamente, con il trattato di pace tra il re di Kandy e i portoghesi, firmato nell’agosto 1617 furono anche definiti i confini tra i due territori, con questo furono anche stabiliti le frontiere lungo la costa orientale, dove i due principali porti (Kottiyar/Trincomalee e Batticaloa) rimasero sotto il controllo del regno di Kandy, infatti nel trattato è specificato che il confine dei territori soggetti al re di Kandy arrivava ai porti di Kottiyar, Batticaloa e Panama.39

Nel 1619 tutto il territorio del regno di Jaffna, comprese Trincomalee e Batticaloa, fu assegnato alle cure spirituali dei Francescani. Questa decisione fu presa dal vescovo di Cochin, frate Dom Sebastião de S. Pedro.40 Poi, con un decreto dello stesso vescovo di Cochin datato 11 novembre 1622, simile a quello del 1602, le cure spirituali del distretto di Jaffna, Trincomalee e Batticaloa, furono nuovamente affidate ai Gesuiti, essi dovevano costruire chiese, dare sacramenti e convertire le anime.41 E infatti furono i Gesuiti a seguire i soldati portoghesi a Trincomalee e Batticaloa quando essi occuparono le due località.

Continua: L’arrivo dei danesi, degli olandesi e la costruzione del forte portoghese

Mappa di Trincomalee di Antonio Bocarro (1635). Livro das Plantas de todas as fortalezas, cidades e povoaçoens do Estado da Índia Oriental (1635)
Mappa di Trincomalee di Antonio Bocarro (1635). Livro das Plantas de todas as fortalezas, cidades e povoaçoens do Estado da Índia Oriental (1635)

NOTE:

1 Nuno Alverez Pereira era un soldato portoghese che giunse a Kandy nel luglio 1542 e presto divenne consigliere e segretario del re Jayavira.

2 Una fattoria fortificata.

3 Amaro Mendes fu nominato fattore della feitoria.

4 Miguel Ferreira era il capitano portoghese della costa del Coromandel, per la vita di questo importante personaggio vedi l’articolo scritto da J. M. Flores “Um Homem que tem muito credito naquelas partes: Miguel Ferreira, os alevantados do Coromandel e o Esatado da India”, in: “Mare Liberum”, n° 5/1993, pp. 21-32.

5 Perniola “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. I, pp. 80-81.

6 Queyroz “The temporal and spiritual…”, vol. I, pp. 236-237.

7 Perniola “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. I, p. 62.

8 Perniola “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period” vol. I, pp. 71-72.

Il tributo promesso dal re di Kandy era: “quindici elefanti con zanne e trecento remi di legno di faggio per le galee.” Vedi: Perniola, V. “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. I, pp. 86-87.

9 Il regno di Kandy fu attaccato nel novembre 1545 dalle forze del regno di Sitawaka, e aveva bisogno di aiuti urgenti.

10 Perniola “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. I, p. 162, 177.

11 Perniola “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. I, pp. 160-161.

12 Per giungere a Kandy sarà spesso utilizzata anche la strada che partiva da Batticaloa.

13 Miguel Fernandes era Portuguese “casado” (soldato sposato) di Kotte.

14 Perniola “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. I, p. 177.

Jayavira era stato segretamente battezzato da frate Francisco di Monteprandone il 9 Marzo 1546.

15 Perniola “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. I, p. 154.

16 Perniola “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. I, p. 216.

17 Per i dettagli di questa spedizione vedi: O. M. da Silva “Vikrama Bahu of Kandy. The Portuguese and the Franciscans, 1542-1551”, pp. 63-76.

18 La costa indiana attorno a Tuticorin.

19 Perniola “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. I, pp. 286-288.

20 Perniola “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. I, p. 372, 374, 382.

21 Vedi la lettera di risposta di re Sebastiano datata 7 Marzo 1567 e pubblicata in: Perniola “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. II, p. 23.

22 Perniola “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. I, p. 382 n. 1 and vol. II, p. 23 n. 1.

23 Perniola “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. I, p. 346.

24 “History of Sri Lanka”, vol. II, p. 110.

25 Queyroz “The temporal and spiritual…”, vol. II, pp. 423.

26 “History of Sri Lanka”, vol. II, p. 92.

27 “History of Sri Lanka”, vol. II, p. 112.

28 F. F. Lopes “A evangelização de Ceilão desde 1552 a 1602”, in: “Studia” n° 20-22/1967, pp. 30-31; “History of Sri Lanka”, vol. II, p. 96.

29 Il certificato è datato 1 Dicembre 1594. Perniola “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. II, p. 137; Trinidade “Conquista espiritual do Oriente”, vol. III, p. 56, 68.

30 Perniola “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. II, p. 266.

31 Silva, Ch. R. de “The Portuguese in Ceylon, 1617-1638”, p. 59 nota n° 149.

32 Abeyasinghe “Portuguese rule in Ceylon, 1594-1612”, p. 36.

33 Queyroz “The temporal and spiritual…”, vol. II, p. 611.

34 Perniola “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. II, p. 256.

35 Perniola, V. “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, Vol. II, p. 366.

36 Bocarro “Decada 13 da historia da India”, vol. I, p. 11.

37 “Relacion del estado en que quedavam las cosas de la India, sacada de las cartas, que escrivio el virrey Dom Hieronymo de Azevedo…”, published in: “Documentação Ultramarina Portuguesa”, vol. I, p. 73 and vol. II, p. 157.

38 Bocarro “Decada 13 da historia da India”, vol. I, p. 277.

39 “History of Sri Lanka”, vol. II, p. 154 e anche Silva, Ch. R. de “The Portuguese in Ceylon, 1617-1638”, p. 59.

40 Perniola, V. “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. II, p. 458.

41 Perniola, V. “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. III, p. 51.

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Trincomalee 1 – La Storia di Trincomalee (Sri Lanka) durante la dominazione Portoghese e Olandese: Introduzione

Scritto da Marco Ramerini

1.0 INTRODUZIONE

La baia, chiamata dai portoghesi ‘Bahia dos Arcos’, dov’è situata la città di Trincomalee1 nell’isola di Sri Lanka (Ceylon) è da sempre stata considerata uno dei migliori porti del mondo, la sua posizione altamente strategica nel mezzo delle rotte commerciali dell’Oceano Indiano, e il suo controllo dell’intero golfo del Bengala, avrebbe reso ideale il luogo per lo sviluppo di un grande porto ed emporio commerciale, ma ciò non avvenne. Diversamente da quello che si potrebbe pensare, visto la bellezza e l’importanza di un tale ancoraggio nel centro dell’Oceano Indiano, Trincomalee, non divenne mai un centro di primaria importanza durante l’epoca coloniale portoghese ed olandese. Infatti i primi due poteri coloniali che occuparono le coste dell’isola di Ceylon per circa 300 anni (1505-1796), preferirono focalizzare i loro interessi verso la parte sud-occidentale dell’isola (dov’erano i porti di Colombo e Galle), mentre lungo la costa orientale l’insediamento portoghese e olandese fu per gran parte del periodo su citato, o addirittura non presente, o comunque limitato alla zona circostante i forti di Trincomale e Batticaloa.

Questa mancanza di interesse per Trincomalee ed in generale per la costa orientale, fu dovuto a diversi fattori. Il principale motivo, fu che all’epoca dello sbarco dei portoghesi a Ceylon, il regno più importante dell’isola e con cui i portoghesi avevano relazioni commerciali (principalmente per il commercio della cannella) era quello di Kotte, situato nella zona sud occidentale dell’isola2 la cui capitale, Jayawardhanapura Kotte, era a pochi chilometri da Colombo, fu così che Colombo venne usato dai portoghesi come base principale per la successiva espansione nell’isola, durante il primo periodo Portoghese, la costa orientale di Ceylon, venne praticamente trascurata, solo dopo che i primi concorrenti europei (danesi e olandesi), si erano affacciati minacciosamente nei mari asiatici, i portoghesi, videro necessaria l’occupazione e la fortificazione di Trincomalee e Batticaloa.

Un altra causa per cui Trincomalee mai divenne, durante il periodo portoghese, un importante centro commerciale, fu ben spiegata da Queyroz: “[Trincomalee] …ha un grande inconveniente, che a quel tempo non c’erano altre popolazioni vicine oltre ai Bedas che erano una popolazione così barbara e sevaggia che non si facevano nenache vedere.”3 Queyroz poi osserva che se la zona attorno a Trincomalee fosse abitata e coltivata, diventerebbe facilmente auto-sufficiente. 4

Il porto di Trincomalee, assieme a quelli di Kottiyar e Batticaloa, veniva utilizzato nel XVI secolo dal regno di Kandy come porto per l’esportazione di elefanti e noci di areca e per l’importazione di beni di prima necessità da altri paesi asiatici. Sebbene Barros cita Trincomalee come uno dei nove regni dell’isola di Ceylon5 , esso era solo un piccolo principato sotto il dominio del Vanniyar6 di Trincomalee e Kottiyar che a sua volta era tributario, almeno nominalmente, del re di Kandy. Il teritorio soggetto al Vanniyar di Trincomalee era scarsamente abitato e aveva un estensione di 23 leghe.7 Trincomalee era situata al margine delle zone nominalmente controllate dai regni di Kandy e Jaffna. La presenza del fiume Mahaweli Ganga, che sfocia poco lontano da Trincomalee, facilitava i collegamenti con l’altopiano e con Kandy e grazie a ciò un intenso traffico di merci si svolgeva attraverso i porti di Kottiyar e Trincomalee. Nel villaggio di Vintêna, che si trovava a 3 leghe da Trincomalee, i kandyani erano soliti commerciare e scambiare i prodotti di Ceylon (principalmente elefanti e noci di areca) con vestiti, oppio e altri beni di consumo, con i mercanti provenienti dal resto dell’Asia.8

Secondo quanto scrive Queyroz, Triquilemalê significa “montagna delle tre pagode”, queste pagode furono erette 9 dal re di Ceylon su un alto promontorio davanti al mare, due di loro si trovavano all’estremità di una scogliera sopra il mare, la terza invece era situata nel punto più alto al centro della penisola. Quest’ultima pagoda, il tempio di Koneswaram, era il più importante di tutti e tre i templi di Trincomalee ed era uno dei più venerati di tutta l’India.10 La principale ragione dell’importanza di Trincomalee era questa pagoda, che Queyroz chiama, la Roma delle popolazione dell’Oriente o la Roma dei pagani.11 Il tempio è descritto, in una lettera del 1613 scritta dal gesuita frate Barradas: “[Il tempio è]… una struttura massiccia, un lavoro artistico singolare. Esso era di grande altezza, costruito con grande maestria in granito nerastro, su di una roccia proiettata verso il mare, e occupa un vasto spazio sulla sommità.”12 Il villaggio di Trincomalee era situato sull’istmo del capo dov’erano i templi.

Continua: I primi contatti con i portoghesi

Mappa di Sri Lanka (Ceylon) (1681). Robert Knox. An Historical Relation of the Island Ceylon.
Mappa di Sri Lanka (Ceylon) (1681). Robert Knox. An Historical Relation of the Island Ceylon.

NOTE:

1 Chiamata dai portoghesi: Triquinimale (Bocarro “Livro das plantas…”, vol. II, p. 238; Bocarro “Decada 13 da historia da India”, vol. I, p. 11), Triquilemalê (Queyroz “The temporal and spiritual…”, vol. I, p. 66), Trinquilamale (Bocarro “Decada 13 da historia da India”, vol. I, p. 277), Trinquilimale (Bocarro “Decada 13 da historia da India”, vol. I, p. 277), Triquilimale (“Carta da Vice-Rei da India” Livros das Monções, Goa, vol. 37, fls 129-129 v).

2 Il monarca del regno di Kotte chiamava se stesso imperatore dell’intera isola, ma l’autorità diretta del regno di Kotte nella prima decade del XVI secolo si estendeva solamente sul ricco e densamente popolato territorio compreso tra il corso dei fiumi Malwatu Oya, a nord, e Walawe Ganga, a sud, mentre nell’interno esso raggiungeva i bordi delle montagne dell’altopiano centrale. Il regno che occupava la parte montuosa dell’isola, scarsamente abitata e povera, era il regno di Kandy o Udarata, regno che almeno nominalmente riconosceva il potere del regno di Kotte. Anche altre aree poco popolate situate nella parte orientale dell’isola e soggette a piccoli capi detti ‘vanniyars’ o ‘princes’ nominalmente riconoscevano l’autorità del regno di Kotte, anche se praticamente erano entità di fatto indipendenti. Nella parte settentrionale dell’isola si trovava invece il regno di Jaffna, questo regno non riconosceva le pretese di Kotte sull’intera isola. Nel 1521 rivolte interne causarono la divisione del regno di Kotte e la formazione di tre regni, Kotte (governato da Bhuvanekabahu VII), Sitavaka (governato da Mayadunne) e Raigama (governato da Pararajasimha).

3 Queyroz “The temporal and spiritual…”, vol. II, p. 735

I Veddah (Bedas) sono la più antica etnia che ha abitato l’isola di Ceylon. La parola Veddah è di origine singalese e significa selvaggio. Oggi restano nell’isola ancora piccole comunità di Veddah, le tre più importnati si trovano nelle vicinanze di Batticaloa, Trincomalee e Anuradhapura.

4 Queyroz “The temporal and spiritual…”, vol. III, pp. 1153-1154.

5 Barros “Decada III”, p. 117.

6 Capo ereditario.

7 Perniola “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. I, p. 286.

8 Questo commercio era principalmente nelle mani dei mercanti musulmani. Queyroz “The temporal and spiritual…”, vol. II, p. 736.

9 Secondo quanto scrive Queyroz essi furono eretti 1300 anni prima di Cristo. Queyroz “The temporal and spiritual…”, vol. I, p. 67.

10 Queyroz “The temporal and spiritual…”, vol. I, p. 66 and vol. II, p. 736.

11 Queyroz “The temporal and spiritual…” vol. I, pp. 236-237.

12 Perniola, V. “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. II, p. 366.

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Colonialismo olandese Sudafrica

Il Forte Olandese di Città del Capo: Castello di Buona Speranza

Scritto da Marco Ramerini

Il castello di Buona Speranza (Kasteel van Goede Hoop, Castle of Good Hope) è il più antico edificio del Sud Africa, fu costruito dalla Compagnia Olandese delle Indie Orientali (VOC (Vereenigde Oost-Indische Compagnie)) tra il 1666 e il 1679; esso fu edificato in pietra in sostituzione di un primo forte di legno che era stato costruito nel 1652 da Jan Van Riebeeck, che comandava la spedizione olandese che fondò Città del Capo (Kaapstad). La flotta di Riebeeck era formata da 5 navi equipaggiate dalla Compagnia Olandese delle Indie Orientali (VOC (Vereenigde Oost-Indische Compagnie)) allo scopo di fondare un insediamento permanente nei dintorni del Capo di Buona Speranza, posto strategico lungo la rotta per le isole delle Spezie, in modo da poter approvvigionare le navi lungo la traversata che dall’Europa portava in Oriente.

Katbalkon, Castello di Buona Speranza (Kasteel de Goede Hoop), Città del Capo, Sudafrica. Author and Copyright Marco
Katbalkon, Castello di Buona Speranza (Kasteel de Goede Hoop), Città del Capo, Sudafrica. Author and Copyright Marco

Il castello di Buona Speranza, possente edificio in pietra, fu edificato, lungo l’antica linea costiera, i lavori iniziarono nel 1666, la prima pietra fu posta il 2 gennaio 1666, sotto il comando di Zacharius Wagenaer e si protrassero fino al 1679. Il castello presenta una pianta pentagonale stellare a cinque punte, con fossato e bastioni ad ogni angolo, i cinque bastioni furono chiamati Leerdam, Buuren, Katzenellenbogen, Nassau e Oranje, l’ingresso originale del forte era sul lato del mare, ma nel 1682 fu deciso di chiudere il vecchio ingresso e di aprire l’attuale porta, sopra alla quale nel 1684 fu costruito il campanile, che ospita una campana del 1697.

All’interno del castello furono edificati una chiesa, una panetteria, alcuni laboratori, dei negozi, i quartieri per i soldati della guarnigione, la residenza del governatore e le prigioni, il castello è diviso in due cortili principali. Nel 1695 fu costruito, al centro della residenza del governatore, il Katbalkon, che fu riammodernato, su progetto di Louis Michel Thibault, tra il 1786 e il 1790, esso è una sorta di balcone-podio da dove il governatore soleva fare annunci ai soldati o alla cittadinanza.

Il bastione Leerdam e l'ingresso del Castello di Buona Speranza (Kasteel de Goede Hoop), Città del Capo, Sudafrica. Author and Copyright Marco
Il bastione Leerdam e l’ingresso del Castello di Buona Speranza (Kasteel de Goede Hoop), Città del Capo, Sudafrica. Author and Copyright Marco

Oggi il castello ospita al suo interno numerose attrazioni: la Collezione William Fehr, nel palazzo del governatore, espone dipinti e mobili antichi del periodo olandese. Il Museo Militare (Castle Military Museum) illustra la storia militare del castello e della colonia del Capo. All’interno del castello si trovano anche un ristorante e un bar. Tutti i giorni alle 10 e alle 12 la guardia del castello esegue la cerimonia delle chiavi, che rappresenta l’apertura del castello, al termine della cerimonia viene sparato un colpo di cannone.

INFORMAZIONI UTILI: Orario: tutti i giorni 9,00-16,00. Chiuso il 25 dicembre e il 1 gennaio. Biglietti: Adulti R20.00; Pensionati R15.00; Studenti R10.00; Bambini R10.00; metà prezzo la domenica.

BIBLIOGRAFIA:

– Guelke, Leonard “Freehold farmers and frontier settlers, 1675-1780” In: “An Expanding World” Vol. n° 4; Disney, A. “Historiorgraphy of Europeans in Africa and Asia 1450-1800” Ashgate Variorum, vol. n° 4, 1995; pp. 174-216 Also in: “The shaping of South African Society 1652-1840” 1986, Middelton, Connecticut, USA, pp. 66-108

– Guelke, Leonard “The anatomy of a colonial settler population: Cape Colony, 1657-1750” In: “An Expanding World” Vol. n° 29; Nizza da Silva, M. B. “Historiorgraphy of Europeans in Africa and Asia 1500-1800” Ashgate Variorum, vol. n° 29, 1998; pp. 293-313 Also in: “International Journal of African Historical Studies” Vol. 21, n° 3 1988, Boston, MA, USA, pp. 453-473

– Raven-Hart, R. “Cape of Good Hope 1652-1702. The first fifty years of Dutch colonisation as seen by callers” ? 2 vols Vol. I: xvi+222 pp. with 28 b/w illust. Vol. II: xii+303 pp. with 37 b/w illust. A. A. Balkema, 1971, Cape Town, South Africa. 103 accounts by visitors to the Cape between 1652 and 1702, taken from the original Dutch, English, French, Portuguese, Danish and German. The Foundations 1652-1662. Too many Cooks 1663-1679. Expansion and Exploration 1680-1698. Greed and Graft 1699-1702.

– Sleigh, D. “The Forts of the Liesbeeck Frontier” Castle Military Museum, Cape Town, South Africa. [The South African Military History Society]

– Theal, G. “The history of South Africa under the administration of the Dutch East India Company (1652 – 1795)” 459+462 pp. maps, 2 voll. Swan Sonnenschein & Co., 1897, London, United Kingdom.

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Colonialismo portoghese São Tomé e Principe

Isola di Principe: la Fortezza di Santo António da Ponta da Mina, Isola di Principe, São Tomé e Principe, Africa

Scritto da Marco Ramerini, foto e informazioni di James Leese

In accordo con una fonte del 1815, questa era la situazione delle fortificazioni portoghesi dell’isola di Principe ed in particolare della Baia di Santo Antonio, dove ancoravano quasi tutte le imbarcazioni che vi facevano scalo: Le due difese principali della baia erano la fortezza di Ponta da Mina e la fortezza di Santa Ana.

La fortezza di Ponta da Mina era edificata su di un promontorio che forma la punta sud del porto della città, l’importanza di questa fortificazione era fondamentale perchè era nelle sue vicinanze che passavano e stavano alla fonda le navi che giungevano in porto. Dalla fortezza di Ponta da Mina, che era composta da due batterie (“Bateria Real” e “Bateria do Principe”), dipendevano i ridotti di “Nazareth”, la piazzaforte bassa “Praça Baixa de Nossa Senhora” e la batteria di “São João”.

La fortezza era composta da due batterie, la “Bateria Real” che era quella superiore e la “Bateria do Principe” situata più in basso. La “Bateria Real” era situata molto alta sul porto a circa 500 piedi d’altezza, la sua forma era semicircolare con la parte convessa rivolta verso il mare, essa era armata con 16 pezzi d’artiglieria di bronzo di vario calibro (da 3 a 14), era inoltre presente un piccolo deposito di polvere e sopra un terreno elevato era il posto di residenza della guarnigione, accanto a questo era un deposito per la polvere di forma rotonda (simile ad un mulino a vento) e di pessima costruzione.

Ingresso al Forte Basso, Fortaleza da Ponta da Mina, Isola di Principe. Author and Copyright James Leese
Ingresso al Forte Basso, Fortaleza da Ponta da Mina, Isola di Principe. Author and Copyright James Leese

La “Bateria do Principe” si trovava ad ovest della “Bateria Real” e si raggiungeva tramite un sentiero che scendeva a zig zag a partire dalla “Bateria Real”. La “Bateria do Principe” era la più importante per la difesa del porto perché si trovava a soli 200 piedi d’altezza sul mare, era di forma quadrata, di pietra e calce, lunga 120 palmi e larga 33 palmi, l’altezza della muraglia dal lato interno era di 9 palmi; sul lato a nord aveva una dotazione di 5 pezzi d’artiglieria di ferro di calibro 6, sul lato ovest erano due pezzi dello stesso calibro, e sul lato sud era un unico pezzo di calibro 4, mentre sulla parte est era la costa del monte dove era la “Bateria Real”.

A 50 toezas ad est della “Bateria Real” ed ad un altezza di 35 piedi sul mare era il ridotto chiamato “Praça Baixa de Nossa Senhora”, questa fortificazione aveva tre pezzi d’artiglieria di ferro di calibro 3 ed era molto importante per la difesa del porto.

Forte Basso, Fortaleza da Ponta da Mina, Isola di Principe. Author and Copyright James Leese
Forte Basso, Fortaleza da Ponta da Mina, Isola di Principe. Author and Copyright James Leese

Su di una collina vicina che domina la fortezza di Ponta da Mina sul lato di “sudoeste” era presente un ridotto chiamato N. Senhora da Nazareth, che è descritto come l’opera più interessante di tutta l’isola di Principe, fu a causa della sua mancanza che i francesi conquistarono facilmente l’isola nel 1706 e 1709. Il ridotto aveva 2 cannoni di bronzo di calibro 4 e un fossato con il ponte levatoio.

Da questo ridotto si dominavano tutte le opere fortificate dell’isola: a un tiro d’espingarda erano situate infatti la “Bateria Real”, la “Bateria do Principe” e la “Praça Baixa de Nossa Senhora”.

A un tiro d’epingarda a “oeste” della fortezza di Ponta da Mina era un’altra batteria chiamata São João dov’erano 2 cannoni di ferro di calibro 6.

Cannoni di Ponta Da Mina, Fortaleza da Ponta da Mina, Isola di Principe. Author and Copyright James Leese
Cannoni di Ponta Da Mina, Fortaleza da Ponta da Mina, Isola di Principe. Author and Copyright James Leese

Questa descrizione concorda con quanto è stato ritrovato da James Leese, che stà studiando le fortificazioni dell’isola, il forte di Ponta da Mina era il principale forte della zona e serviva come difesa principale sul lato del mare, un altra fortificazione era sul lato opposto della baia sulla Ponta Santana (Santa Ana), il luogo è stato visitato da James Leese, e attualmente sono visibili solo i resti di un muro di pietra. A conferma dell’esistenza di una fortificazione sulla Ponta de Santana è la testimonianza di alcuni abitanti del luogo che dei cannoni furono trovati in questo sito.

Sul luogo indicato dalla mappa come Ponta Forte, James Leese ha rinvenuto resti di quello che egli sospetta essere i locali di una guarnigione, anche se ci sono evidenti tracce che l’area era stata usata per il processo di lavorazione del cacao. Durante le ricerche nell’area della fortezza di Ponta da Mina sono stati trovati 34 cannoni tutti in ferro, alcuni dei quali cannoni di nave.

BIBLIOGRAFIA:

– Josè Brandão Pereira de Melo “A fortaleza de Santo Antonio da Ponta da Mina na Ilha do Principe” 1943

– James Leese “e-mail” a Marco Ramerini nel 2005 e 2006

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Colonialismo portoghese São Tomé e Principe

La Rivolta degli Schiavi nell’isola africana di São Tomé, 1595

Scritto da Marco Ramerini

La rivolta di Amador, così chiamata dal nome dello schiavo che la guidò, rappresenta il più importante tentativo di ribellione che sia mai avvenuto nell’isola di São Tomé. La rivolta dei creoli e degli schiavi dell’isola cominciò il 9 luglio 1595. A capo di questa rivolta fu fin dall’inizio uno schiavo negro chiamato Amador (il cui proprietario era Bernardo Vieira). Il primo nucleo di rivoltosi, che ammontava a circa 200 persone, assaltò la chiesa di Santa Trinidade, una parrocchia fuori città, dove furono uccisi alcuni bianchi che erano nella chiesa in attesa della messa. Nei giorni successivi a questo primo avvenimento la rivolta si estese e furono bruciati dai rivoltosi molti zuccherifici e fattorie nelle zone di Dalengue, Uba Ubundo e Praia Preta.

L’11 luglio 1595, i ribelli attaccarono la città, dove nel vecchio mercato ebbero uno scontro non decisivo con i portoghesi. Il giorno successivo, furono bruciati altri zuccherifici e fattorie nelle zone di Agua e Sabão e Dalhmanhe. Il numero dei ribelli era continuato ad aumentare, le fonti riportano di circa 2000 persone tra le loro file.

Il 14 luglio, vi fu un duro scontro nelle vicinanze della città che si concluse con il ritiro dei ribelli, che furono sconfitti e subirono pesanti perdite, sempre secondo le fonti su 800 ribelli attaccanti ne restarono uccisi oltre 300. Nonostante questa dura sconfitta, i ribelli non si dettero per vinti, essi divisero le proprie forze e tentarono di attaccare la città su più lati, ma anche questo tentativo naufragò per il pronto intervento dei portoghesi.

Mappa di São Tomé di Johannes Vingboons (1665). No Copyright
Mappa di São Tomé di Johannes Vingboons (1665).

I ribelli comunque continuavano a tenere sotto assedio la città. Il 23 luglio i portoghesi tentarono una sortita per rompere l’assedio, l’azione provocò una dura reazione da parte dei ribelli, che nei giorni seguenti tentarono la definitiva conquista della città. La battaglia che decise le sorti della ribellione, iniziò all’alba del 28 luglio quando 5000 ribelli assaltarono la città.

L’attacco si protrasse per circa 4 ore, gli attaccanti, che erano in superiorità numerica rispetto ai difensori, furono però respinti grazie all’artiglieria e alle trincee che nel frattempo i portoghesi avevano costruito. Secondo i documenti i ribelli persero nello scontro tra i 200 e i 500 uomini, ma la cosa più importante che persero, fu la convinzione di continuare nella rivolta. Gia il giorno successivo si ebbero le prime defezioni tra le file dei ribelli, in poco tempo circa 4000 ribelli chiesero il perdono, lasciando il capo della rivolta Amador solo con pochi irriducibili, egli si rifugiò nella foresta, ma a metà agosto fu catturato e poi ucciso. La rivolta lasciò l’economia dell’isola devastata, sembra che in totale circa 60 zuccherifici furono distrutti.

BIBLIOGRAFIA:

Fonte di questa storia è il racconto della rivolta di Amador narrato dal Padre Manuel de Rosario Pinto nel capitolo XXV della sua “Historia da Ilha de São Tomé” del 1732 e pubblicato alle pagine 304-310 dell’appendice II del libro di Robert Garfield “A history of São Tomé Island, 1470-1655. The key to Guinea” San Francisco, 1992

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Colonialismo olandese Colonialismo portoghese São Tomé e Principe

Gli Olandesi a São Tomé e Principe: gli attacchi all’isola di Principe (1598) e a São Tomé (1599)

Scritto da Marco Ramerini

Poco dopo l’unione del Portogallo con la Spagna, Filippo II impose il divieto per gli olandesi di commerciare e utilizzare i porti iberici, questo atto conseguenza della ribellione olandese al sovrano spagnolo, precluse agli olandesi, improvvisamente, l’approvvigionamento dei ricchi beni provenienti dalle colonie di questi due paesi.

Filippo II così facendo pensava di dare un duro e definitivo colpo alle ambizioni olandesi, ma il divieto invece sortì l’effetto opposto, infatti i commercianti olandesi furono spronati ad attaccare i possedimenti oltremare della monarchia iberica allo scopo di by-passare il blocco loro imposto e con il rischioso ma ambizioso obiettivo di controllare loro stessi il mercato commerciale ultramarino al posto del loro acerrimo nemico Filippo II.

In questa ottica sono da ricondurre le prime spedizioni olandesi lungo la costa del Golfo di Guinea. Nel 1596 una spedizione equipaggiata per la casa commerciale zeelandese Moucheron assaltò, senza successo, il castello di São Jorge da Mina nella Costa d’Oro (attuale Ghana), esso era la principale base che i portoghesi avevano nell’area.

I mercanti olandesi che avevano iniziato a frequentare l’area facendo aspra concorrenza ai mercati portoghesi nel giro di 15 anni riuscirono ad estrometterli dal commercio di oro, avorio, cera e pepe. Soltanto il commercio degli schiavi rimase per il momento sotto il controllo dei portoghesi, ma solo perché per il momento non interessava agli olandesi.

Forte portoghese di São Sebastião, São Tomé, São Tomé e Príncipe
Forte portoghese di São Sebastião, São Tomé, São Tomé e Príncipe

Anche questa spedizione fu inviata dalla casa commerciale zeelandese Moucheron, che vedeva la conquista dell’isola di Principe come una base per una successiva espansione nel Golfo di Guinea e la successiva possibile conquista della ricca isola zuccherifera di São Tomé che era il principale obiettivo. Secondo i piani sull’isola di Principe doveva essere costruita una fortezza.

La spedizione, che era composta da 5 navi sotto il comando di Cornelis van Moucheron, raggiunse Principe nell’agosto 1598 e con un assalto di sorpresa, gli olandesi, occuparono l’isola. Una volta occupata Principe, fu sbarcato dalle navi il materiale necessario alla costruzione della fortezza, che era stato appositamente trasportato dall’Olanda, e sotto il comando di Cornelis van Moucheron, che fu nominato governatore dell’isola, furono iniziati i lavori di costruzione. Purtroppo per gli olandesi, che evidentemente non erano troppo pratici della zona, ebbe inizio la stagione delle piogge che portò aria insalubre, cosicché molti uomini della spedizione si ammalarono e alcuni morirono di febbri malariche. La cattiva stagione e gli attacchi dei portoghesi di São Tomé costrinsero gli olandesi ad abbandonare l’isola di Principe dopo circa tre mesi d’occupazione.

Nonostante questo fiasco, l’anno successivo nell’ottobre del 1599 una nuova più grande spedizione giunse questa volta nell’isola di São Tomé. La nuova armata era composta da 36/40 navi comandate da Pieter van der Does ed era anche questa, in parte, equipaggiata dai Moucheron.

São Tomé era difesa da una milizia formata dagli abitanti e dagli schiavi e da un piccolo forte, il forte São Sebastião che non poteva fornire adeguata protezione alla popolazione e alla città, esso era equipaggiato con poca artiglieria, soltanto sei piccoli cannoni e due bombarde, aveva poca polvere da sparo e mancava di una gurnigione di professionisti, secondo le fonti portoghesi l’unico soldato professionista dell’intera isola era un sergente-maggiore.

Praia Café, ilhéu das Rolas, São Tomé, São Tomé e Príncipe. Author Joao Maximo. Licensed under the Creative Commons Attribution
Praia Café, ilhéu das Rolas, São Tomé, São Tomé e Príncipe. Author Joao Maximo

Il 18 ottobre 1599, di prima mattina, la flotta olandese giunse in vista di São Tomé, nonostante che i portoghesi avessero saputo da alcune settimane dell’arrivo della flotta olandese sembra che poco era stato fatto per migliorare le difese dell’isola. Giunte in porto le imbarcazioni olandesi iniziarono a cannoneggiare la città che a metà mattinata fu evacuata dai portoghesi che si nascosero nell’interno dell’isola, un piccolo contingente di circa 20 portoghesi assieme al governatore Fernando de Meneses si era invece rinchiuso nel forte dove resistette per altre tre ore per poi arrendersi, il forte fu quindi occupato dagli olandesi.

Nel frattempo i portoghesi fuggiti dalla città si riorganizzarono e sotto il comando di João Barbosa da Cunha tentarono un controattacco il 20 ottobre, secondo le fonti portoghesi fu questo attacco a costringere gli olandesi a ritirarsi, mentre secondo le fonti olandesi il motivo del fallimento della spedizione era da ricercare nel clima malsano di São Tomé, infatti anche questa volta gli olandesi avevano scelto la peggiore stagione, era infatti l’inizio della stagione delle piogge (che va da ottobre a giugno) e furono piogge equatoriali incessanti, che causarono malattie tra le truppe olandesi, in pochi giorni morirono circa 1200 uomini compreso il comandante della spedizione Pieter van der Does. Dopo due settimane i resti della spedizione abbandonarono São Tomé, non prima di aver dato fuoco alla città, distrutto il forte e aver saccheggiato e bruciato le chiese e le fattorie dell’isola.

L’assalto olandese fu un duro colpo per l’economia dell’isola, anche perché era stato preceduto da alcuni eventi che avevano gia minato la prosperità dell’isola: nel 1574 vi fu un assalto degli “Angolares”¹ contro le zona nord dell’isola durante il quale furono distrutte diverse piantagioni di canna da zucchero e molte fattorie. Nel 1585 un incendio devastò la città e poi nel luglio-agosto 1595 ci fu una grave rivolta di schiavi capeggiata da un certo Amador, che per diverse settimane mise a ferro e fuoco l’isola.

NOTE:¹Angolares: negri di razza bantù, provenienti dall’Angola, che vivevano nelle foreste e nelle montagne meridionali dell’isola. Ci sono diverse teorie sulla loro origine: c’è chi dice che erano schiavi negri fuggiti dalle piantagioni, chi invece sostiene che fossero schiavi imbarcati su una nave negriera naufragata sulle coste dell’isola che erano riusciti a salvarsi dal naufragio, infine c’è chi pensa che fossero i primi colonizzatori dell’isola giunti ancor prima dall’arrivo dei portoghesi. 

BIBLIOGRAFIA:

– Garfield, Robert “A history of São Tomé Island, 1470-1655. The key to Guinea” San Francisco, 1992

– Ratelband, Klaas “Nederlanders in West-Afrika (1600-1650). Angola, Kongo e São Tomé” portuguese edition: “Os Holandeses no Brasil e na costa africana. Angola, Congo e São Tomé (1600-1650)” Lisboa, 2003

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Africa America Asia Colonialismo portoghese

Dati sull’indipendenza delle colonie portoghesi

Scritto da Dietrich Köster

Brasile – 07 settembre 1822

Capo Verde – 05 luglio 1975

Guinea portoghese – dichiarazione unilaterale di indipendenza: 24 settembre 1973, indipendenza definitiva: 10 settembre 1974

São João Baptista de Ajudá – occupazione da parte della Repubblica del Dahomey (Benin): 01 agosto 1961

São Tomé e Príncipe – 12 luglio 1975

Angola – 11 novembre 1975

Mozambico – 25 giugno 1975

Forte di Diu, India
Forte di Diu, India

Stato portoghese dell’India (Dadrá e Nagar Haveli) – assunzione del potere per l’Unione indiana: 02 agosto 1954

Stato portoghese dell’India (Goa, Damão e Diu) – assunzione del potere per l’Unione indiana: 19 dicembre 1961

Macau – trasferimento dei poteri politici alla Repubblica popolare cinese: 20 dicembre 1999

Timor portoghese – dichiarazione unilaterale di indipendenza: 28 novembre 1975, invasione da parte della Repubblica di Indonesia: 07 dicembre 1975, indipendenza definitiva: 20 maggio 2002

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Africa Colonialismo portoghese Lingua portoghese

Gli stati africani con il portoghese come lingua ufficiale

Scritto da Dietrich Köster

Capo Verde
Nome ufficiale: Repubblica del Capo Verde
Capitale: Praia
Lingua: La lingua ufficiale è il portoghese, come lingua locale viene utilizzato il Creolo portoghese.
Abitanti: 530.000
Superficie: 4.036 km²
Unità monetaria: Escudo del Capo Verde (CVE)
Giorno dell’indipendenza: 5 luglio 1975

Guinea-Bissau
Nome ufficiale: Repubblica della Guinea-Bissau
Capitale: Bissau
Lingua: La lingua ufficiale è il portoghese, come lingue locali vengono utilizzati il Creolo portoghese, il Mandjaco e il Mandinga.
Abitanti: 1.696.000
Superficie: 36.100 km²
Unità monetaria: Franco CFA dell’Africa Occidentale (XOF)
Giorno dell’indipendenza: 10 settembre 1974

Guinea Equatoriale
Nome ufficiale: Repubblica della Guinea Equatoriale
Capitale: Malabo
Lingua: Le lingue ufficiali sono lo spagnolo, il francese ed il portoghese. Regionalmente si parla Fang, Bube ed Anobonense.
Abitanti: 676.000
Superficie: 28.050 km²
Unità monetaria: Franco CFA Centrafricano (XAF)
Giorno dell’indipendenza: 12 ottobre 1968

São Tomé e Príncipe
Nome ufficiale: Repubblica Democratica di São Tomé e Príncipe
Capitale: São Tomé
Lingua: La lingua ufficiale è il portoghese. Localmente, si parla anche il Creolo portoghese.
Abitanti: 158.000
Superficie: 1.001 km²
Unità monetaria: Dobra (STD)
Giorno dell’indipendenza: 12 luglio 1975

Angola
Nome ufficiale: Repubblica dell’Angola
Capitale: Luanda
Lingua: La lingua ufficiale è il portoghese. Sono parlate anche altre lingue, tra cui sopratutto l’Umbundo, il Kimbundo, il Kikongo e lo Tchokwé.
Abitanti: 16.949.000
Superficie: 1.246.000 km²
Unità monetaria: Kwanza (AOA)
Giorno dell’indipendenza: 11 novembre 1975

Mozambico
Nome ufficiale: Repubblica del Mozambico
Capitale: Maputo
Lingua: La lingua ufficiale è il portoghese. Ci sono numerose lingue nazionali, come il Changane, il Lomué, lo Shona, il Tsonga, il Chicheva e il Macua.
Abitanti: 21.372.000
Superficie: 799.000 km²
Unità monetaria: Metical (MZN)
Giorno dell’indipendenza: 25 giugno 1975

© giugno 2012 da Dietrich Köster, D-53113 Bonn

BIBLIOGRAFIA:

Compilato sulla base dei dati della Comunità dei Paesi di Lingua Portoghese (Comunidade dos Países de Língua Portuguesa (CPLP)) e del Fischer Weltalmanach 2010 e per conoscenze proprie.
Si veda anche: Le date dell’indipendenza delle colonie portoghesi.