Schiavi. The Old Plantation, ca. 1790-1800. Acquarello di artista sconosciuto
Schiavi. The Old Plantation, ca. 1790-1800. Acquarello di artista sconosciuto

La Rivolta degli Schiavi nell’isola africana di São Tomé, 1595

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Scritto da Marco Ramerini

La rivolta di Amador, così chiamata dal nome dello schiavo che la guidò, rappresenta il più importante tentativo di ribellione che sia mai avvenuto nell’isola di São Tomé. La rivolta dei creoli e degli schiavi dell’isola cominciò il 9 luglio 1595. A capo di questa rivolta fu fin dall’inizio uno schiavo negro chiamato Amador (il cui proprietario era Bernardo Vieira). Il primo nucleo di rivoltosi, che ammontava a circa 200 persone, assaltò la chiesa di Santa Trinidade, una parrocchia fuori città, dove furono uccisi alcuni bianchi che erano nella chiesa in attesa della messa. Nei giorni successivi a questo primo avvenimento la rivolta si estese e furono bruciati dai rivoltosi molti zuccherifici e fattorie nelle zone di Dalengue, Uba Ubundo e Praia Preta.

L’11 luglio 1595, i ribelli attaccarono la città, dove nel vecchio mercato ebbero uno scontro non decisivo con i portoghesi. Il giorno successivo, furono bruciati altri zuccherifici e fattorie nelle zone di Agua e Sabão e Dalhmanhe. Il numero dei ribelli era continuato ad aumentare, le fonti riportano di circa 2000 persone tra le loro file.

Il 14 luglio, vi fu un duro scontro nelle vicinanze della città che si concluse con il ritiro dei ribelli, che furono sconfitti e subirono pesanti perdite, sempre secondo le fonti su 800 ribelli attaccanti ne restarono uccisi oltre 300. Nonostante questa dura sconfitta, i ribelli non si dettero per vinti, essi divisero le proprie forze e tentarono di attaccare la città su più lati, ma anche questo tentativo naufragò per il pronto intervento dei portoghesi.

Mappa di São Tomé di Johannes Vingboons (1665). No Copyright

Mappa di São Tomé di Johannes Vingboons (1665).

I ribelli comunque continuavano a tenere sotto assedio la città. Il 23 luglio i portoghesi tentarono una sortita per rompere l’assedio, l’azione provocò una dura reazione da parte dei ribelli, che nei giorni seguenti tentarono la definitiva conquista della città. La battaglia che decise le sorti della ribellione, iniziò all’alba del 28 luglio quando 5000 ribelli assaltarono la città.

L’attacco si protrasse per circa 4 ore, gli attaccanti, che erano in superiorità numerica rispetto ai difensori, furono però respinti grazie all’artiglieria e alle trincee che nel frattempo i portoghesi avevano costruito. Secondo i documenti i ribelli persero nello scontro tra i 200 e i 500 uomini, ma la cosa più importante che persero, fu la convinzione di continuare nella rivolta. Gia il giorno successivo si ebbero le prime defezioni tra le file dei ribelli, in poco tempo circa 4000 ribelli chiesero il perdono, lasciando il capo della rivolta Amador solo con pochi irriducibili, egli si rifugiò nella foresta, ma a metà agosto fu catturato e poi ucciso. La rivolta lasciò l’economia dell’isola devastata, sembra che in totale circa 60 zuccherifici furono distrutti.

BIBLIOGRAFIA:

Fonte di questa storia è il racconto della rivolta di Amador narrato dal Padre Manuel de Rosario Pinto nel capitolo XXV della sua “Historia da Ilha de São Tomé” del 1732 e pubblicato alle pagine 304-310 dell’appendice II del libro di Robert Garfield “A history of São Tomé Island, 1470-1655. The key to Guinea” San Francisco, 1992

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