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I forti periferici degli spagnoli alle isole Molucche (1606-1677)

Scritto da Marco Ramerini, 2005 (edizione 2021)

In questo testo descrivo le informazioni che, negli anni, ho raccolto riguardo agli avamposti spagnoli nelle isole periferiche delle Molucche, quindi escludendo le isole di Ternate e Tidore. Il controllo spagnolo, infatti, non si limitò soltanto alle due isole principali di Tidore e Ternate, che sono trattate in dettaglio in altri miei studi.1 Gli spagnoli ebbero presidi anche in numerose altre isole dell’arcipelago delle Molucche. Di questi presidi si riscontrano informazioni in vari documenti dell’epoca custoditi principalmente nell’Archivio delle Indie di Siviglia.

L’occupazione per alcuni anni di alcuni punti chiave in altre isole fu un tentativo da parte degli spagnoli di tamponare lo strapotere di mezzi e soldati con cui gli olandesi reagirono dopo la conquista spagnola di Ternate.2 Gli olandesi puntarono a controllare il commercio dei chiodi di garofano e della noce moscata. Gli spagnoli perdenti nel controllo commerciale di questi beni tentarono perlomeno, senza però un successo duraturo, di poter controllare i beni di prima necessità quali principalmente il sago e il riso che venivano importati da Halmahera e Bacan. Inoltre tentarono di estendere il loro controllo tramite la conversione al cristianesimo degli indigeni. Ciò si tradusse spesso in richieste di protezione agli spagnoli da parte dei villaggi cristiani delle isole.

Oltre a una moltitudine di posti fortificati a Ternate e Tidore, gli spagnoli mantennero a volte per pochi anni alcune postazioni fortificate anche nelle isole periferiche di Halmahera, Morotai e Sulawesi, posti importanti per il mantenimento dei presidi principali perché permettevano l’approvvigionamento di sago e altro cibo indispensabile per le guarnigioni maggiori e per il sostentamento della popolazione delle isole di Ternate e Tidore, isole dove a causa della conformazione del terreno e del continuo stato di guerra in cui versavano non permettevano la coltivazione di tali prodotti.3

1-ISOLA DI HALMAHERA (Batachina):

L’isola di Halmahera è l’isola più grande delle Molucche. In quest’isola gli spagnoli mantennero per alcuni anni diversi avamposti fortificati, Quest’isola era particolarmente importante per l’approvvigionamento di cibo per le guarnigioni spagnole di Ternate e Tidore. Secondo quanto scrive Rios Coronel nel 1621, gli spagnoli avevano 2 forti nell’isola di Halmahera.4 Nelle mie ricerche ho trovato i seguenti presidi spagnoli: San Juan de Tolo. Sabugo, Tafongo, Aquilamo, Payage e Jailolo.5

San Juan de Tolo, Toló6, Tollo

(Nome attuale: ?) (24 giugno 1606 – agosto 1613)

CAPITANI DI TOLO:

Juan Cortes: giugno 1606-agosto 1606

Juan de la Torre: agosto 1606-(il 14 aprile 1610 Juan de la Torre è a Tolo come capo del presidio.7

Juan de Espinosa: 1609

Francisco Bera (Vera) y Aragón (alfiere):

Francisco Bera (Vera) y Aragón (alfiere): -agosto 1613

Francisco Ribera y Aragón governò Tolo per due volte per un periodo complessivo di oltre tre anni.

La città di Tolo si trova lungo la costa orientale della penisola più settentrionale dell’isola di Halmahera. Questa parte dell’isola di Halmahera fronteggia la costa meridionale dell’isola di Morotai. Questa area era già stata in parte cristianizzata dai portoghesi nel sedicesimo secolo.

Nel 1569, in epoca portoghese, la città di Tolo, viene descritta da Rebelo, come non solo la più grande città della zona di Moro, ma anche come la più grande di tutte le Molucche. Sotto il governo di Bernaldim de Sousa (1549-1552), Tolo venne fortificata con la costruzione di “tranqueiras” e con artiglieria.8

Nel 1606, poco dopo la partenza di Acuña, gli spagnoli, comandati da Lucas de Vergara Gabiria, organizzarono una spedizione punitiva contro i ribelli che si erano rifugiati nell’isola di Halmahera, oltre alla distruzione di alcuni villaggi dei ribelli, il risultato più duraturo di questa spedizione fu la sottomissione e la promessa di conversione al cattolicesimo della città di Tolo, capoluogo della provincia di Moro e dei villaggi di Chiava (Cawa o Tjawa) e Samafo (Camafo).9

La città di Tolo, venne nominata San Juan de Tolo (São João do Tolo), perché gli spagnoli vi arrivarono il 24 giugno 1606, il giorno di San Giovanni Battista. In questo luogo, su richiesta dei cristiani del villaggio, venne subito eretta una croce.10

Tutta la zona di Moro, aveva già dato buoni frutti di conversione al cattolicesimo durante la presenza portoghese. A presidio della fortezza di Tolo, rimasero una ventina di soldati spagnoli comandati da Juan Cortes, nominato capitano di Tolo. Nell’agosto 1606, Juan Cortes, venne rimpiazzato come comandante del presidio di Tolo da Juan de la Torre, insieme al nuovo capitano arrivò a Tolo anche il padre gesuita Gabriel Rengifo da Cruz.

A Tolo fu costruita una chiesa e una residenza per il padre “…San Juan de Tolo donde huvo guarnicion de Españoles, Iglesia, y doctrina…”11 e furono presto battezzate 500 persone, visto i promettenti esordi di questa missione, il superiore dei gesuiti di Ternate, padre Luís Fernandes, inviò a Tolo anche un secondo frate, Jorge de Fonseca, nei primi nove mesi di missione vennero battezzate 1.400 persone.12 La missione di S. João do Tollo (o San Juan de Tolo) è quella che sembra dare più soddisfazione ai gesuiti.

Nel 1608, gli spagnoli rinforzarono le difese del presidio di Tolo e sventarono un tentativo di tradimento del sangaje di Tollo, aiutato da quello di Gamoconora.13 Nel 1609, il presidio di San Juan (Joan) de Tolo era sotto il comando di Juan (Joan) de Espinosa, esso comandava una truppa di 40 soldati spagnoli.14

Nel 1610, Caerden informa gli amministratori della VOC che gli spagnoli avevano un piccolo posto fortificato a Solo (=Tolo) nell’isola di Halmahera.15 Questo forte fu fatto smantellare da Gerónimo de Silva nel luglio 1613.16 L’effettivo abbandono di San Juan de Tolo venne portato a compimento nel mese di agosto del 1613. L’alfiere Francisco Ribera y Aragón, che governò le forze di Tolo e Morotay per due volte e per un periodo totale di oltre tre anni, con una sua lettera scritta proprio da San Juan de Tolo il 1 agosto 1613 ci prova senza ombra di dubbio che fino a quella data Tolo era ancora occupata dagli spagnoli.17

L’abbandono del presidio di San Juan de Tolo fu causa di grave danno per la reputazione degli spagnoli nelle isole. Con il presidio di San Juan de Tolo gli spagnoli controllavano tutta la provincia di Moro, che comprendeva la costa nord dell’isola di Halmahera e l’intera isola di Morotai, la zona, dove fin dall’epoca dei portoghesi avevano lavorato i missionari, era ricca di cristiani (Vidaña stima in 3.000 il loro numero, mentre Francisco Ribera y Aragon ci dice che sono quasi 2.000) e il loro abbandono fu un grave smacco per gli spagnoli, tanto più considerando il fatto che per presidiarla bastavano soltanto 20 soldati spagnoli. L’abbandono di un così gran numero di cristiani provocò scarsa fiducia negli altri indigeni nei confronti delle promesse degli spagnoli e certo non favorì altre conversioni. 18

All’abbandono di Tolo i gesuiti trasferirono con loro a Ternate 16 ragazzi, figli dei capi della zona, per istruirli alla fede cattolica, allo scopo gli alloggiarono nella loro casa dove aprirono un piccolo seminario.19

Sagugo20, Sabugu, Sabugo21, San Juan de Sabugo22:

(Nome attuale: ?) (1611- 1613)

CAPITANI DI SABUGO:

Juan de Espinosa y Sayas (capitano): 1611-

Juan de Azebedo:

Questo villaggio era situato sempre nella penisola settentrionale di Halmahera, ma lungo la costa sud-occidentale di questa penisola, poco a nord dell’isola di Ternate. Il villaggio di Sabugo venne conquistato dagli spagnoli durante la spedizione di Juan de Silva alle Molucche. Esso era situato poco a nord di Jailolo “una legua poco mas y menos de Jilolo”23

Sabugo viene definito dagli spagnoli come fortezza e villaggio importantissimo principalmente perché la zona è ricca di sago, importante fonte di cibo per le guarnigioni spagnole e per tutte le isole Molucche. Il capitano D. Antonio de Arceo definisce Sabugo “fuerza y tierra importantissima para las demas de Terrenate por ser fuerte de naturaleza y mas abundante de comida que ay en todas aquellas yslas que por su excelencia la llamaban la Pampanga de Terrenate”.24 Sabugo, era importante perchè vi si produceva il sago, “que es el pan de aquella tierra”25, alimento molto importante per il sostentamento delle guarnigioni di Tidore e Ternate e della popolazione locale.

Dopo la conquista di Sabugo, il 9 aprile 1611, Azcueta nominò Juan de Espinosa y Zayas “cauo superior” della “fuerza de Sabugo y su districto”, il suo compito è quello di fortificare il villaggio e instaurare buoni rapporti con la popolazione locale che volesse sottomettersi agli spagnoli.26

Anche i “Meritos y servicios” di Zayas, ci confermano che nel 1611 era comandante del forte di Sabugo don Juan de Espinosa y Sayas.27 A guarnigione di Sabugo e per procedere speditamente al miglioramento delle sue fortificazioni vennero lasciate sotto il comando di Juan de Espinosa y Zayas tre compagnie di fanteria spagnola e due compagnie di fanteria pampangas. Gli spagnoli oltre a rinforzare le fortificazioni esistenti, costruirono a Sabugo un nuovo forte situato alla “boca del rio”.28

A Sabugo gli spagnoli avevano 2 fortezze “dos fuerças que su magestad tenia en el rio de Sabugo una en la boca del y otra arriba en el puerto”29 Juan de Azebedo (Azevedo), fu comandante di questo forte.30 Questi due forti vennero fatti smantellare da Jeronimo de Silva nel luglio 1613.31

Secondo quanto ho trovato sembra che in un primo momento sia stato smantellato uno solo dei due forti “lo alto de Sabugo”, che venne giudicato come forte inutile “que ni servia ni ofendia”. L’intenzione di abbandonare solo quel forte viene espressa da de Silva in una lettera senza data ma che può essere stata scritta tra aprile e maggio 1613: “convino desmantelar lo de arriba de Sabugo dejando lo de abajo bien reparado de gente y de artilleria”. L’abbandono del forte venne portato a termine da Don Fernando de Ayala, probabilmente tra maggio e giugno del 1613. L’altro forte invece venne smantellato poco dopo, nel luglio 1613, dopo l’attacco sferrato dagli olandesi all’isola di Tidore, che provocò grande panico in de Silva. Il panico che aveva preso gli spagnoli è riscontrabile anche nel fatto che essi lasciarono nel forte tutta l’artiglieria e tutti i viveri che erano nei suoi magazzini. Il forte fu bruciato e l’artiglieria interrata. Per capire il panico e l’improvvisa decisione presa dagli spagnoli di abbandonare questo forte basti dire che il forte di Sabugo era stato rifornito poche settimane prima di viveri per un anno e di munizioni.32

L’abbandono delle due fortezze di Sabugo (“dos fuerças que su magestad tenia en el Rio de Sabugo una en la boca del y otra arriba en el puerto”) fu causa di grave danno per la reputazione degli spagnoli nelle isole. Con Sabugo venne perso un importante centro per l’approvvigionamento di viveri per le guarnigioni, inoltre a causa del precipitoso abbandono dei forti venne abbandonata tutta l’artiglieria, le munizioni e i viveri “… que se auian metido para un año”. Secondo Don Fernando de Becerra sarebbe stato possibile trasferire in poco tempo la gran parte dell’artiglieria e dei viveri alla vicina fortezza di Jailolo. Inoltre secondo l’opinione del capitano Gregorio de Vidaña, per poter controllare Sabugo e il suo vitale commercio poteva bastare aver mantenuto occupato il solo forte alla foce del fiume. 33

Jailolo, Gilolo34, Xilolo35, Tirolo36, Hilolo:

(Nome attuale: ?) (1611-1620)

CAPITANI DI XILOLO:

Fernando Centeno Maldonado (capitano): marzo 1611-gennaio 1614

Pedro de Hermua (capitano): gennaio 1614-aprile/maggio 1615

Francisco de Vera y Aragon (capitano): aprile/maggio 1615-

Matias de la Cruz (alfiere): 1616

Juan de la Umbria: ?

Il regno di Jailolo era uno dei quattro regni in cui erano divise anticamente le isole Molucche. Il regno di Jailolo era stato, un tempo, il più importante della regione ma già nel 1500 era in declino e controllava solo la parte nord occidentale di Halmahera, questo regno verrà praticamente annesso da Ternate e dai portoghesi nel 1551.

Le spedizioni di Loaisa (1527) e Villalobos (1544-1545) mantennero cordiali rapporti con il re di Jailolo e alcuni soldati spagnoli rimasero a guarnigione di Jailolo durante quei periodi. Per questo motivo i portoghesi attaccarono e distrussero più volte sia Tidore che Jailolo dopo la ritirata delle truppe spagnole.

Un interessante descrizione del forte di Jailolo prima della sua distruzione operata dai portoghesi nel 1551 ci viene riportata da Diogo do Couto che ci descrive la fortezza di “Geilolo” come una grande fortezza di pietra con forma triangolare e con due grossi baluardi, da un angolo della fortezza partiva poi una “cortina” che raggiungeva un grande “castello roqueiro” (probabilmente un castello costruito su di una roccia), questo castello aveva due baluarti. Sul lato rivolto verso il mare, che era anche il lato più basso, era situato su di un “esteiro” staccato dalla muraglia principale un altro bastione. La fortezza conteneva 2200 uomini scelti, 100 “espingarderos”, mentre l’artiglieria consisteva di 18 “berços” di metallo e ferro. Dopo la vittoria portoghese avvenuta nel marzo 1551 i successivi accordi di pace decretarono la distruzione della fortezza “e que a fortaleza se havia logo de derribar por terra, e que nunca mais faria outra”. La fortezza venne prima bruciata e poi demolita.37

Da una testimonianza successiva sembra però che i portoghesi mantennero a Jailolo una qualche fortificazione, infatti un documento del 1571 ci informa che i portoghesi avevano avuto qui un posto fortificato, il documento che ci informa di questo è una lettera del gesuita Jeronimo de Olmedo scritta da Ambon il 12 maggio 1571, egli ci informa che nel 1570 la fortezza portoghese di Gilolo era sotto assedio, i soldati portoghesi dopo essersi battuti con coraggio furono costretti alla resa, la guarnigione portoghese era allora ridotta a solo 12 uomini malati e senza munizioni.38

Dopo la conquista di Ternate da parte di Acuña, Jailolo risulta essere tra le piazzeforti cedute agli spagnoli dai ternatesi nelle capitolazioni, firmate il 10 aprile 1606 nella fortezza di Ternate, dal sultano di Ternate39 con cui il sultano consegnava agli spagnoli le fortezze che egli possedeva: Xilolo (Jilolo), Sabubú, Gamocanora, Tacome, i forti di Maquién, i forti di Sula “e las demás”, i forti citati dovevano essere consegnati agli spagnoli con tutte le armi e le munizioni. Gli spagnoli presero formalmente possesso della fortezza di Xilolo, il 14 aprile 1606.

Nonostante questa presa di possesso Jailolo rimase senza guarnigione spagnola e anzi, divenne il centro dove si andavano rifugiando i ribelli ternatesi. Infatti al loro arrivo nelle Molucche due navi olandesi si rifugiarono nel porto di Xilolo (Geilolo) dove era riunita la gran parte dei ribelli.40

Nel 1608, per disturbare gli olandesi che erano impegnati a fortificarsi a Makian, gli spagnoli attaccarono la fortezza di Gilolo, la fortezza venne conquistata e saccheggiata, ma gli spagnoli non vi stabilirono nessuna guarnigione. Gilolo allora venne nuovamente fortificata dai ternatesi con l’aiuto di alcuni olandesi.41

Jailolo venne conquistata assieme a Sabubo nel 1611 nel corso della spedizione di Juan de Silva. La spedizione di D. Juan de Silva che aveva suscitato grandi speranze tra gli spagnoli presenti a Ternate, si limitò soltanto a sottomettere il regno di Jailolo (Xilolo) sulla costa occidentale di Halmahera e a conquistare (agli inizi del 1611) la città di Sabugo (Sabubo) situata a nord di Jailolo.42 In queste battaglie gli spagnoli pérsero 300 uomini.43 La spedizione si concluse in un colossale fiasco che costò alle magre casse dello stato oltre 200.000 pesos.44 Dal punto di vista pratico comunque la conquista delle due piazzeforti fu di grande importanza, perché il possesso di Sabugo e Jilolo assicurava agli spagnoli un importante fonte di cibo per le guarnigioni e al tempo stesso gli olandesi venivano privati di tale fonte di cibo.45

Poco mesi dopo la partenza del governatore per Manila, alla fine di settembre 1611, una flotta di navi olandesi (5 navi secondo G. de Silva46) arrivò nelle acque delle Molucche, essa era la flotta di Pieter Both. Queste imbarcazioni si diressero nell’isola di Halmahera dove tentarono di portare dalla loro parte gli abitanti di Jailolo (Tirolo) e Sabugo. La popolazione di Jailolo (Geillollo) rimase fedele agli spagnoli, ma quella di Sabugu si accordò con gli olandesi, nonostante ciò, gli spagnoli non abbandonarono il “posto e forte de Sabugo”.47

Gli spagnoli avevano due forti, oltre al forte principale essi costruirono un altro forte, chiamato Fuerte San Xpobal o San Xpoual (San Cristobal) che era situato “abajo en la marina enel agua caliente” cioè “a la boca dela barra de Xilolo”. Questo forte venne fatto edificare nei primi mesi del 1611 da Fernando Centeno Maldonado su ordine di Azcueta.48 Probabilmente il nome completo di questo forte era San Xptoual de Gofaza. Qui servì come capo Juan de Medina Bermudez.49

L’importanza data a Gilolo dagli spagnoli è indicata al termine di una lettera di Juan de Silva in cui ordina perentoriamente di non abbandonare il forte di Gilolo “no desampare por ningun modo los fuertes de Gilolo y Don Gil”.50

Nell’isola di Gilolo (Halmahera), gli spagnoli hanno forti a Sabougo, a Gilolo e a Aquilamo. In tutti questi forti gli spagnoli hanno piccole guarnigioni.

Nel 1613 è a capo della fortezza di Gilolo il capitano Fernando Centeno Maldonado.51 Il 5 gennaio 1614, con una lettera inviata a Fernando Centeno Maldonado Geronimo de Silva solleva Maldonado dall’incarico di capo di Jilolo e al suo posto viene nominato “cauo superior en la dha fuerza de Xilolo y Cufaza (Bufaza? o Gofaza ?)” Pedro de Hermua. Egli rimarra in carica a Jilolo per 17 mesi.52 Durante questo tempo si occuperà di fortificare “de piedra aquel puesto”.53

Nel maggio 1614 è comandante dei presidi di Gilolo il capitano Pedro de Hermua.54 Nell’aprile 1615, su ordine di Geronimo de Silva, Maldonado fu a Jilolo, dove era capo Pedro de Hermua, a cui vennero impartiti gli ordini per cedere la sua compagnia a Maldonado e la licenza per andare a Manila. A Jilolo rimase come capo del presidio il capitano Francisco de Bera (Francisco Vera y Aragon). A Hermua viene concessa licenza per andare a Manila. Quando Maldonado ritornò da Manila con la carica di sergente maggiore e con il comando di una compagnia di archibugeri, la compagnia era quella di Pedro de Hermua, per cui il governo di Hermua a Jilolo finisce all’incirca nell’aprile/maggio 1615.55 A conferma di questo è la lettera di Geronimo de Silva del 12 aprile 1615 lettera in cui Fernando Centeno Maldonado va a Jilolo per sostituire, come capo di Xilolo, Hermua con il capitano Francisco de Vera y Aragon. Hermua riceve l’ordine di imbarcarsi con tutta la sua compagnia.56

Alcuni documenti ci permettono di conoscere chi svolgeva la funzione di capo del presidio: Nell’ottobre 1615 era a capo delle fortezze di Gilolo il capitano Francisco de Vera.57 Nel giugno 1616 è a capo di Gilolo l’alfiere Matias de la Cruz.58

In una sua lettera, Lucas de Vergara Gabiria, governatore spagnolo delle Molucche, chiede che venga presa una decisione riguardante il presidio di Gilolo a suo parere inutile: “Las dos fortalezas q.e su Mag.d tiene en Jilolo como Vs.A sabe no sieruen sino de tener alli ocupados ochenta soldados los sesenta españoles y cada dia ttraen muertos y enfermos …” Gaviria chiede già nel 1618, una decisione su questa questione al governatore delle Filippine,Alonso Fajardo de Tenza.59
La decisione di abbandonare i due forti di Gilolo, verrà presa pochi anni dopo, infatti poco dopo il mese di marzo 1620, gli spagnoli ritirarono la guarnigione dalle due fortezze, questo venne fatto per rinforzare le guarnigioni di Ternate e Tidore. Il controllo dei due forti venne ceduto dagli spagnoli alle truppe del re di Tidore, loro fedele alleato, ma nell’agosto del 1620, dopo aver respinto un primo attacco portato da 30 korakoras ternatesi, contro il forte basso (avvenuto il 3 agosto), le truppe di Tidore, si arresero ad una nave olandese giunta in aiuto degli assedianti, il primo forte ad arrendersi fu il forte basso e poco dopo anche il forte più in alto capitolò. I due forti vennero presi in consegna da una guarnigione di truppe ternatesi.60

Tafongo, Taffongo, Tanfongo61:

(1608- ?) (Nome attuale: Kusu62)

CAPITANI DI TAFONGO:

Martin de Montero: ? – 1611

Fernando [Hernando] Suárez: 1611

“… Tafongo que hé hun lugar do mesmo Tidore, o qual hé escala de muitos mantimentos que lhe vem da Battachina.”63

Villaggio di Halmahera soggetto al controllo del regno di Tidore. Nel 1608 per paura di un attacco olandese venne posta una guarnigione spagnola in questo forte. 64

Caerden, nel 1610, informa gli amministratori della VOC che gli spagnoli avevano un piccolo posto fortificato a Taffongo nell’isola di Halmahera.65

Martin de Montero è capo del forte di Tafongo, ma chiede licenza e gli viene accordata e con documento datato 4 gennaio 1611 viene sostituito dall’alfiere Fernando [Hernando] Suárez.66

Payage, Payahi, Payay67, Panai68:

(1608- ?) (Nome attuale: ?)

Un villaggio situato sulla costa occidentale di Halmahera ad est dell’isola di Makian, all’inizio della penisola meridionale dell’isola. In questo presidio chiamato Fuerça de Sant Juan de (Tosco o Toseo ?) de Payaje,69 per un certo periodo di tempo vi fu mantenuta una guarnigione spagnola.

Payage era un villaggio di Halmahera soggetto al controllo del regno di Tidore. “… o lugar de Payai, que hé d’el rey de Tidore, que está na Battachina defronte de Maquien a leste”70 Anche qui, nel 1608, per paura di un attacco olandese venne posta una guarnigione spagnola in questo forte. 71

Caerden informa gli amministratori della VOC che gli spagnoli avevano un piccolo posto fortificato a Payjay nell’isola di Halmahera.72

Aquilamo, Aquilamme73, Aquilamma74:

(Nome attuale: ?)

Anche questo villaggio era situato sulla costa occidentale di Halmahera ad est dell’isola di Makian. La sua importanza era dovuta alla produzione di sago, l’alimento base delle isole.75 Solo in Blair, E. H. e Robertson, J. A. “The Philippine Islands, 1493-1898” viene indicata la presenza di un forte spagnolo con piccola guarnigione.76

2-ISOLA DI MOROTAI:

(Nome attuale: Pulau Morotai)

Morotai è una grande isola situata a nord di Halmahera. L’isola è selvaggia e ricca di foreste. Anche oggi i villaggi sono situati lungo la costa. L’influenza spagnola nell’isola di Morotai si ebbe a partire dal 1606 come conseguenza della progressiva conversione portata avanti dai gesuiti che dalla zona di Tolo si estese rapidamente a tutta l’isola di Morotai. Per alcuni anni gli spagnoli ebbero un presidio nell’isola.

Cawo, Chawo, Chava, Chavo, Sao:

(Nome attuale: ?) (? – 1608?)

Cawo (Chavo) è un villaggio situato nella parte sud della costa occidentale dell’isola di Morotai, alla foce del fiume Cawo, qui i gesuiti fondarono una missione e gli spagnoli stabilirono un piccolo presidio.

Nel 1608, gli olandesi, inviarono una spedizione nella zona di Moro, al comando della quale è l’ammiraglio van Caerden, essi attaccarono e saccheggiarono i villaggi di Saquita e Mira tutti sulla costa occidentale dell’isola di Morotai. Venne poi attaccato il presidio spagnolo di Chavo (Chao) sempre a Morotai, dove da poco era stata costruita una nuova chiesa77, la guarnigione spagnola combattè per due giorni e poi si arrese, vennero catturati 8 (7) spagnoli e circa 400 indigeni cristiani tra cui il sangage del villaggio, che vennero deportati a Ternate.78

Presidio spagnolo, si arrese agli olandesi nel 1608.79 La popolazione venne deportata nella fortezza olandese di Ternate, da dove in larga parte riuscirà a fuggire, fra essi era anche il sangage di Chauo (Chavo, Chao), che si rifugiò nel forte spagnolo di Ternate.80

Mira:

(Nome attuale: Mira) (1608?-1613?)

Villaggio situato nella parte sud della costa orientale di Morotai, gli spagnoli, dopo la perdita del presidio di Chavo, stabiliscono qui un presidio in un “sitio muy bom”.81

Molto probabilmente questo presidio venne mantenuto fino all’abbandono della provincia disposto da Gerónimo de Silva, infatti un passo di una dichiarazione di Don Fernando de Becerra parla che al tempo del suo governo de Silva “…desmantelo el presidio que se tenia en nombre de su Magestad en la provincia de San Joan de Tolo y ysla de Morotai poblada toda de gente xpiana amigos nuestros y de á donde se socorrian las fuerzas de Terrenate de muchos bastimentos y que con bien poca guarnicion de menos de quarenta hombres se sustentaua la una fuerza y la otra…” molto probabilmente “la una fuerza y la otra” citate sono il presidio di San Juan de Tolo sulla costa nord di Halmahera e quello di Mira nell’isola di Morotai.82

3-ISOLA DI MARE (POTTEBAKER)

(Puli Cauallo, Policaballo, Puli Caballo: Sant Miguel de la isla de Puri Cauallo). (Nome olandese: Pottebackers Eyland). (Nome attuale: Pulau Mare). (c.1650 ?-1662 ?)

CAPITANI DI PULI CABALLO:

Diego de (Vluiarri?)83 ? – aprile/maggio 1662

L’isola in questione è una piccola isola situata a sud di Tidore, tra Tidore e Motir, abitata da popolazione tidorese. Secondo quanto ci dice de Clercq, il nome Mare significava ‘pietra’ sia in tidorese che in ternatese, l’isola era rinomata per la sua produzione di vasi (da cui deriva il nome olandese di Pottebacker Eyland), che venivano fatti con argilla estratta da una collina situata nella parte sud occidentale dell’isola. L’unico villaggio dell’isola, chiamato Mare, era situato sulla costa est.84 Sull’isola di Puli Caballo, gli spagnoli mantennero un forte durante gli ultimi anni della loro presenza. In alcuni documenti viene riportato anche il nome del forte, che era quello di ‘Sant Miguel de la isla de Puli Cauallo’.85

Attorno al 1650, il governatore Pedro Fernandez del Rio, impossibilitato ad intervenire direttamente in aiuto del re di Tidore (era impegnato nella fortificazione di Ternate) inviò Martin Sanchez de la Cuesta a Tidore come capo dell’isola e con a carico la fortezza principale di Tidore chiamata Sanctiago de los Caualleros, del “fuerte Principal” (del Principe (?)) e di quello di Puli Cauallo.86

Per quanto riguarda questo forte non è sicura la sua data di fondazione, comunque, è certo che negli anni 1653 e 1654 Francisco de Estaybar, lo ricostruì.87Nel 1654 erano a guarnigione del forte, 8 soldati spagnoli con un capo nominato dal governatore di Ternate e 24 soldati ‘pampangos’.88

Questo forte durante il periodo delle ribellione dei tidoresi (1657-1658) dovette sopportare diversi assedi. Nel 1657 la fortezza, sotto assedio, per mare e per terra dai nemici olandesi, ternatesi e tidoresi ribelli, fu soccorsa con la galera capitana da Sebastian de Villa Real. Una volta che la galera spagnola fu giunta nelle vicinanze dell’isola di Puli Cauallo, fu attaccata da 18 imbarcazioni dei ‘mori’ ribelli e 2 ‘charruas’ degli olandesi, gli spagnoli riuscirono comunque a portare i soccorsi al forte, sbarcando una truppa di fanteria che venne attaccata dai nemici che però furono sbaragliati e batterono in ritirata, gli spagnoli riuscirono così a liberare il forte dall’assedio.89

Sebastian de Villa Real con la galera ‘capitana’ portò per 4 volte il soccorso ai presidi di Tidore e Puli Cauallo, durante il periodo in cui i ‘mori’ si erano ribellati e avevano negato l’obbedienza al re ‘cachil Mole’, egli soccorse con la galera con viveri e munizioni i presidi di ‘Rrumen, Chouo, Tidore y Puri Cauallo’.

Notizie di un altro assedio a Puli Cauallo, si hanno nell’agosto 1658, quando ad una riunione della ‘Junta’ (avvenuta il 12 agosto 1658) presieduta dal governatore Francisco de Esteybar, fu deciso (con ordine del 13 agosto) di inviare urgentemente la galera ‘capitana’, che era stata tirata in secca dentro la barriera per carenarla, e quante più imbarcazioni possibili cariche di soldati, munizioni e artiglieria in soccorso del forte di Puli Cauallo, perché era giunta notizia che la domenica 11 agosto erano partite da Malayo 10 ‘caracoas’ e 2 ‘charruas’ nemiche con l’obiettivo di conquistare il forte di Puli Cauallo. Gli ordini per gli Villareal erano di attaccare i nemici e distruggerli, facendo tutto il possibile per soccorrere il forte. In questa occasione la flotta spagnola era composta dalla galera ‘capitana’ e due ‘caracoras’ ed era guidata dal sergente maggiore Felipe de Ugalde, mentre al comando della galera ‘capitana’ era Sebastian de Villa Real. Gli spagnoli giunsero in vista del forte il 15 agosto 165890, quando il nemico stava assaltando il porto con 2 ‘charraul’ di 8 pezzi ognuna e 12 grosse ‘caracoas’, gli spagnoli riuscirono a sbaragliare le navi e a far fuggire i nemici che erano sbarcati liberando dall’assedio il forte.

Interessante notare che in questo documento, si fa un accenno al forte spagnolo di ‘Santa Isauel’ (probabilmente errore del copista per: San Miguel ?) dell’isola di Puli Cauallo e alla sua ‘rretirada’ e ‘nuestra fuerza Santa Isauel y su rretirada en la ysla de Puli Cauallo’. Quindi questo passo fa supporre l’esistenza di due fortezze (come del resto a Rume e a Chobo): i cui nomi erano forse ‘Santa Isabel’ e ‘San Miguel’. In un altra occasione Villareal si scontrò al largo di Tidore con 12 ‘caracoas’ scortate da una nave olandese, che ‘salieron sobre Tomaloa a estoruarle’ per impedire l’arrivo dei soccorsi al forte di ‘Puri Cauallo’, nonostante l’attacco anche questa volta gli spagnoli riuscirono a soccorrere il forte.91

Nel 1662, quando gran parte dei forti spagnoli dell’isola di Tidore furono abbandonati, anche il presidio del forte di Puli Cauallo fu ritirato. Secondo la testimonianza di Diego de Salazar, capitano delle reali galere di Ternate, le fortezze che gli spagnoli dovettero demolire e le guarnigioni che ritirarono, nel 1662, furono quelle di Tidore Chouo e Puli Cauallo ‘… me ordeno retirara las de Tidore Chouo, y Puli Cauallo …’.92

Secondo quanto riportato nel Dagh-Register 1663, sembra che gli spagnoli avessero nell’isola un “baricado” (probabilmente una piccola postazione fortificata), infatti parlando dell’abbondono dei forti da parte degli spagnoli, viene tra l’altro detto che gli spagnoli distrussero la barricata nell’isola Pottebaker (“de baricado op het eyland Pottebaker gedemolieert”).93

4-ISOLA DI MOTEL (Moti, Motir):

(Nome attuale: Moti)

Pulau Moti (o Motir) è una piccola isola vulcanica che si trova a sud di Tidore e che fronteggia la parte occidentale dell’isola di Halmahera. L’isola che è larga circa 5 km è dominata da un vulcano che si eleva fino a 950 metri d’altezza.

Sembra che quest’isola (isola di “Mutiel”) sia stata conquistata dagli spagnoli durante la spedizione di Don Gonzalo Ronquillo, che partì da Manila nel settembre 1582, e ritornò da Tidore nelle Filippine nell’aprile 1583.94 Ma tale conquista, ammesso che sia veramente avvenuta, non ebbe conseguenze durature.

Successivamente, nel 1609, gli olandesi, comandati dal vice ammiraglio François Wittert, costruirono un forte (fort Nassau) nell’isola di Moti, situata tra Tidore e Maquiem (Machian). Ciò fu fatto perché l’isola era ricca di chiodi di garofano.95

Secondo quello che scrive Pedro de Heredia, questo forte venne smantellato dagli olandesi nel marzo 1625. Sembra però che gli spagnoli non occupassero il luogo con una propria guarnigione.96

5-ISOLA DI MACHIAN (Maquién):

Makian è un isola vulcanica che si trova vicino alla costa occidentale dell’isola di Halmahera, tra le isole di Tidore a nord e Kayoa e il Gruppo delle Bacan a sud. L’isola è dominata dal vulcano Kiebesi (o Kie Besi) la cui cima raggiunge i 1.357 metri.

Tra tutte le Molucche, l’isola di Makian era quella che produceva di gran lunga più chiodi di garofano di tutte le altre. La causa di questa maggiore produzione il governatore D. Gerónimo de Silva l’attribuisce alla migliore propensione degli abitanti di Makian nella coltivazione della terra, a differenza dei nativi di Ternate e Tidore i quali erano più portati a fare la guerra che a coltivare i campi. Makian era anche l’isola più densamente popolata.97 L’isola era definita “la mas rica y prospera de clauo de toda aquela comarca”.98

Sembra che già nel 1513 (?) il portoghese Antonio Miranda costruì nell’isola di Maquien un “fuerte o casa de madera”99

Tafsó, Tafasoho, Taffaso:

(Nome attuale: ?) (1606 – 21 giugno 1608)

Situata al centro della costa occidentale dell’isola era una vecchia fortezza del re di Tidore (“que os portugueses sempre procurarão de defenderem entanto que estiverão en Tidore”100 “que os portugueses sempre procuraram de defender”.101

Secondo la testimonianza di Middleton che visitò Taffaso nell’aprile 1605, i portoghesi avevano una piccola casa fortificata: “The 26 (26 aprile 1605), we weighed, with very little wind, and plied it for Taffasoa, which standeth on the west-north-west part of the iland.” “The Portingalls have a small blockhouse, with 3 peeces of ordinance, in this towne, wherein were five Portingalls.”102

La spedizione di Quiros, fece sosta a Machian durante il viaggio di ritorno, Prado nella sua descrizione del viaggio fa un accenno al forte portoghese dell’isola dicendoci che dal lato del forte portoghese si trovava una “olla” o porto nascosto con un apertura attraverso la quale una nave può entrare, ma in caso di venti da nord tale porto diventava pericoloso e inutilizzabile.103

Dopo il 1606, tutta l’isola di Makian venne assegnata al re di Tidore, ci furono propositi di inviare una guarnigione spagnola nell’isola dal momento che Makian era l’isola dove veniva prodotta la più grande quantità di chiodi di garofano di tutte le Molucche.

Nell’aprile 1607, l’isola di Maquién (Makian), era ancora sprovvista di presidio spagnolo104 sembra comunque che siano stati presenti soldati del re di Tidore a presidio dell’isola. La fortezza era situata sulla costa ovest dell’isola. Venne conquistata dagli olandesi il 21 giugno 1608. La spedizione olandese era composta da due “naos”, una “galiotta”, un “pataxo” e alcuni “caracolas” con l’aiuto di un contingente di ternatesi. L’isola era stata praticamente lasciata sguarnita105 dagli spagnoli106, certamente la sua difesa era affidata alle truppe del re di Tidore.

6-ISOLA DI BACAN:

Le Isole Bacan sono un gruppo di isole montuose e ricche di foreste che si trovano a sud di Ternate e a sud-ovest di Halmahera. La più grande è l’isola di Bacan e in quest’isola gli spagnoli, per breve tempo, ebbero una piccola fortificazione.

Labuha, Labua:

(Nome attuale: Labuha) (1608 – 30 novembre 1609)

Il villaggio di Labuha si trova in una baia al centro della costa occidentale dell’isola.

Nel 1608, a Labua, nell’isola di Bacan, muore il sangage107, vista la minore età del figlio suo successore, viene inviato Paulo de Lima, un casado portoghese, con il titolo di sangage e giudice del villaggio, con lui arriva anche una guarnigione di spagnoli a presidio del villaggio.108

Il forte spagnolo fu catturato dagli olandesi capitanati dal vice ammiraglio Simon Jansz Hoen il 30 novembre 1609.109 Il 30 novembre 1609, gli olandesi comandati dal capitano Simon Jansz Hoen occupano l’isola di Bacan, conquistando il piccolo forte spagnolo di Labuha.110 Nel combattimento vengono uccisi 16 soldati spagnoli “sin otros naturales”.111

Secondo quello che scrive Pedro de Heredia, nel mese di aprile 1625, gli olandesi probabilmente smantellarono anche la fortezza di Bachian “Y al presente an ydo a rretirarla del Reyno de Ba(?)jan”.112

7-ISOLA DI SANGI, SANGUIL:

(Nome attuale: Sangihe o Sangir Besar)

Questa è l’isola più grande della catena di isole che dalla punta settentrionale di Sulawesi si protende a nord verso le Filippine. L’isola è formata da vari vulcani tra cui il monte Awu, un vulcano attivo alto oltre 1.300 metri.

L’isola di Sanguil era nel diciassettesimo secolo divisa tra quattro regni: Maganitos, Tabucan, Calonga e Siao. Il re dell’isola di Siao controllava i villaggi di Tabacos, mentre il regno di Calonga controllava i due villaggi di Calonga e Tarruma, in quest’ultimo villaggio per un certo periodo gli spagnoli mantennero un presidio di 10-12 soldati spagnoli. Il presidio era mantenuto per difendere i due villaggi che erano abitati da cristiani. Dopo l’abbandono di Ternate da parte degli spagnoli il villaggio di Tarruma si mise sotto la protezione olandese, e sembra che qui risiedesse un predicatore con alcuni olandesi, l’altro villaggio, Calonga, invece rimase fedele agli spagnoli.

Taruna:

(Nome attuale: Tahuna)

Presidio spagnolo con 10-12 soldati, “donde estava una fuerzecilla nuestra”113

8-ISOLA DI SIAU:

(Nome attuale: Pulau Siau)

L’isola di Siau si trova nell’arcipelago Sangir a circa 130 km a nord dell’estrema propaggine dell’isola di Sulawesi (Celebes). L’isola è caratterizzata dalla presenza, nella sua parte settentrionale di un grande vulcano,
il Karangetang (Api Siau), alto 1.827 metri, ed uno dei vulcani più attivi dell’Indonesia.

In quest’isola grazie al lavoro svolto, a partire dal 1604, da padre Antonio Pereira, si ebbero molte conversioni al cristianesimo.

Kauhise, Caiuhice, Santa Rosa:

(Forte Santa Rosa) (Nome attuale: ?) (1671- novembre 1677)

L’isola era una delle più cristianizzate della zona e fu per questo motivo che la presenza spagnola in questa isola si mantenne per alcuni anni in più rispetto al resto delle Molucche. Nel 1671, una piccola guarnigione spagnola (un capo con 14 soldati) fu inviata nell’isola di Siau, per la protezione del re dell’isola, Francisco Xavier Batahi. Essi costruirono il forte denominato Santa Rosa. Nel 1677 quando gli olandesi conquistarono l’isola, la guarnigione spagnola venne fatta prigioniera e con essa vennero catturati tre gesuiti, i frati Cebreros, Esapañol e Turcotti, sia i soldati che i frati furono prima trasportati a Ternate e poi a Manila.114

9-ISOLA DI SULAWESI (CELEBES):

Manados:

(Nome attuale: Manado) (1617-1621 ?/1624 ?- ?)

Gli spagnoli ebbero contatti con la regione settentrionale delle grande isola di Sulawesi (Celebes) fin dalla conquista di Ternate del 1606. Negli anni successivi i missionari gesuiti e francescani115 ebbero un certo successo nel convertire al cristianesimo parte della popolazione.

Nel 1617, una piccola fortificazione venne costruita su ordine di Lucas Vergara Gabiria, egli inviò 10 soldati sotto il comando di Francisco Melendez.116 Allo scopo di rendere più sicuro l’afflusso di provviste dall’isola di Celebes, gli spagnoli decisero di costruire una fortezza a Manados, a questo fine venne inviata probabilmente nel maggio 1617 da Vergara Gaviria una spedizione composta da 10 soldati sotto gli ordini di Francisco Melendez e da due gesuiti (i due gesuiti erano Gianbattista Scalamonti e Cosme Pinto). Gli spagnoli costruirono un piccolo posto fortificato.117

Il presidio di Manados venne evacuato durante il governo di D. Luis de Bracamonte (probabilmente nel 1621). Sembra che la guarnigione spagnola sia stata reinsediata dal governatore Pedro de Heredia (1624 ?).118

Tomohon, Tomun:

(Nome attuale: ?) (Villaggio situato nell’interno di Sulawesi a circa 20/25 km da Manando)

Qui sembra che ci fosse un piccolo presidio spagnolo.119

Bohol, Bool:

Probabilmente l’odierno villaggio di Buol, situato sulla costa nord di Sulawesi, nella vicinanze del capo Kandi nella baia di Bilang, tra Tolitoli e Kuandang. Un primo contatto tra gli spagnoli e il regno di Bool si ebbe già nel 1606 quando Juan de Esquivel, inviò, all’isola di Mateo (Celebes) una spedizione formata da una “galeota”, un brigantino e alcune altre piccole barche al comando della quale nomina il portabandiera Cristobal Suárez. Lo scopo di questa spedizione era quello di ricevere atti di vassallaggio verso il re di Spagna da parte dei popoli prima soggetti al dominio di Ternate. I re di Bool, Totoli e la regina di Cauripa fecero atto di sottomissione alla Spagna.120

Negli ultimi giorni del luglio 1614, su espressa richiesta del re di Bohol, Gerónimo de Silva da Ternate inviò a Bohol un contingente di soldati composto da 3 soldati e 3 alfieri capitanati dall’alfiere Juan Fernandez, facevano parte della spedizione anche due religiosi francescani “uno sacerdote y otro lego”.121

NOTE

1 Ramerini Marco “Gli Spagnoli nelle Isole Molucche (The Spaniards in the Moluccas), 1606-1663/1671-1677” colonialvoyage, 2005-2020. Ramerini Marco “I forti spagnoli a Tidore (Molucche) 1521-1663 – The Spanish Forts in Tidore (Moluccas) (1521-1663) – Los fuertes españoles en Tidore (Molucas) 1521-1663” colonialvoyage, 2005. Ramerini Marco “The Spanish presence in the Moluccas: The fortifications of Ternate” colonialvoyage, 2005. Infine l’ultimo pubblicato: Ramerini Marco “Fortificaciones españolas en Ternate y Tidore” in “En el Archipielago de la Especieria Espana y Molucas en los siglos XVI y XVII”, Madrid 2021, Desperta Ferro.

Nota dell’aggiornamento: Molto interessanti sull’argomento sono i recenti studi di Antonio Campos Lopez (che cito più sotto) e il nuovo libro di Simon Pratt “Spice Islands Forts“.

2 Campo Lopez Antonio “Enclaves españoles en Halmahera y Sulawesi” in “En el Archipielago de la Especieria Espana y Molucas en los siglos XVI y XVII”, Madrid 2021, Desperta Ferro.

3 Ramerini Marco “I forti spagnoli a Tidore (Molucche) 1521-1663 – The Spanish Forts in Tidore (Moluccas) (1521-1663) – Los fuertes españoles en Tidore (Molucas) 1521-1663” colonialvoyage, 2005.

4 Rios Coronel, Hernando de los “Memorial y relacion…” 1621, Madrid, Spagna. In: Blair, E. H. e Robertson, J. A. “The Philippine Islands, 1493-1898” vol. 19 (1620-1621), p. 288

5 Nota dell’aggiornamento: Per quanto riguarda i forti spagnoli nell’isola di Halmahera uno studio molto interessante e dettagliato è stato fatto negli ultimi anni da Antonio Campo Lopez “Los fuertes españoles en la isla de Halmahera: los fuertes de la banda del sur” e “Los fuertes españoles en la isla de Halmahera: los fuertes de la banda del norte“.

6 Correspondencia p. 316, 317

7 AGI: “Confirmación de encomienda de San Salvador de Palo, etc.Expediente de confirmación de las encomiendas de San Salvador de Palo, Sampoetan y Ormoc en Leyte a Hernando del Castillo. Resuelto, [f] 1623-08-11” FILIPINAS,47,N.58 Blocco 2 foglio 6-7

8 Rebelo, Gabriel “Informaçam das cousas de Maluco” in: “Documentação…..” vol. VI p. 208

9 Sull’attacco spagnolo nell’isola di Halmahera vedi: Ramerini Marco “Gli Spagnoli nelle Isole Molucche (The Spaniards in the Moluccas), 1606-1663/1671-1677” colonialvoyage, 2005-2020, pag. 38-40. (Doc.Mal. III pp. 61-69 Doc. n°16)

10 (Doc.Mal. III pp. 118 Doc. n°35)

11 (Colin-Pastells “Labor Evangelica” vol. III p. 570 nota n°1)

12 (Doc.Mal. III pp. 61-69 Doc. n°16) (Doc.Mal. III pp. 118 nota 11) e (Doc.Mal. III pp. 122-125 Doc. n°35)

13 (Doc. Mal. III p. 153 Doc. n°38)

14 AGI: Mexico 28, N.2 “El sargento mayor Cristobal de Azcueta al gobernador de las Filipinas Don Juan de Silva, sobre el estado de las fuerzas a su cargo, Terrenate 23 aprile 1610”

15 de Booy “De derde reis van de VOC naar Oost-Indië onder het beleid van admiraal Paulus van Caerden uitgezeild in 1606” vol. II p. 239 “Copie van het scrijven van Paulus van Caerden aan de bewindhebbers dd. 17 juni 1610”

16 Wessels “De katholieke missie in de Molukken..” p. 51

17 (Doc.Mal. III p. 255 Doc. n° 66 & p.297 Doc. n° 78) (Colin-Pastells “Labor Evangelica” vol. III p. 569 nota n°1; pp. 571-572 nota n°1)

18 (Colin-Pastells “Labor Evangelica” vol. III pp. 266-267 nota n°3; p. 315 nota n°1; p. 571 nota n°1) (Colin-Pastells “Labor Evangelica” vol. III pp. 266 nota n°3 “Declaración jurada del capitan Gregorio de Vidaña, 4-08-1618”)

19 (Colin-Pastells “Labor Evangelica” vol. III p. 570 nota n°1)

20 Correspondencia p. 321, 322

21 “Lettera di D. Gerónimo de Silva al re Felipe III, Ternate, 13 aprile 1612” In: Correspondencia p. 8, 10

22 AGI: “Confirmación de encomienda de Masbate. Expediente de confirmación de la encomienda de la isla de Masbate en Ibalon (Albay) a Fernando [Hernando] Suárez. Resuelto, [f] 1623-11-22” FILIPINAS,47,N.65 blocco 2 foglio 13

23 AGI: “Informaciones Fernando Centeno Maldonado, 1615” Filipinas,60,N.18

24 Colin-Pastells “Labor Evangelica” vol. III p. 264 nota n°1

25 Colin-Pastells “Labor Evangelica” vol. III p. 264 nota n°1; Dichiarazione di Pedro de Heredia, AGI Filipinas: 67-6-37

26 AGI: “Carta di Azcueta, Sabugo, 9 aprile 1611” in AGI: “Confirmación de encomienda de Bongol, etc. Juan de Espinosa y Zayas. 10-10-1618” Filipinas,47,N.11

27 AGI: “Méritos y servicios Fernando de Ayala Filipinas, 23-07-1622” Patronato 53 R.25

28 “Carta di Fernando de Ayala, Terrenate, 1 maggio 1613” in AGI: “Confirmación de encomienda de Bongol, etc. Juan de Espinosa y Zayas. 10-10-1618” Filipinas,47,N.11

29 Colin-Pastells “Labor Evangelica” vol. III pp. 266 nota n°3

30 AGI “Meritos: Juan de Azevedo, 1625” Indiferente, 111, N.56

31 Wessels “De katholieke missie in de Molukken..” p. 51 e Appendix B “Early years of the Dutch in the East Indies” In: Blair, E. H. e Robertson, J. A. “The Philippine Islands, 1493-1898” vol. 15 p. 325

32 Correspondencia p. 103, 135, 148, 150, 156

33 Sull’abbandono di alcuni forti spagnoli nell’isola di Halmahera vedi: Ramerini Marco “Gli Spagnoli nelle Isole Molucche (The Spaniards in the Moluccas), 1606-1663/1671-1677” colonialvoyage, 2005-2020, pag. 97-99.(Colin-Pastells “Labor Evangelica” vol. III pp. 266-267 nota n°3; p. 315 nota n°1; p. 571 nota n°1) (Colin-Pastells “Labor Evangelica” vol. III pp. 266 nota n°3 “Declaración jurada del capitan Gregorio de Vidaña, 4-08-1618”)

34 Correspondencia p. 174, 319, 323, 324

35 (“Lettera di D. Gerónimo de Silva al re Felipe III, Ternate, 13 aprile 1612” In: Correspondencia p. 10)

36 (“Lettera di D. Gerónimo de Silva al re Felipe III, Ternate, 13 aprile 1612” In: Correspondencia p. 8)

37 (Couto, Diogo “Da Asia” decada VI parte II pp. 299-324)

38 (Doc. Mal. I p. 626 e nota 31) (su questo episodio vedi anche Couto “Da Asia”)

39 (Vedi: Doc. 7027dell’Archivio de Indias di Siviglia “Capitulaciones que por disposición del general de esta armada Don Pedro de Acuña hicieron con el rey de Terrenate el General Juan Juárez Gallinato y el capitán Cristóbal de Villagra. Fortaleza de Terrenate, 10 de abril [1606]” . 1-2-1/14, r.o 5 (fs. 109))

40 (Argensola p. 347)(Malucas y Celebes p. 685)

41 Sull’attacco spagnolo a Jailolo vedi: Ramerini Marco “Gli Spagnoli nelle Isole Molucche (The Spaniards in the Moluccas), 1606-1663/1671-1677” colonialvoyage, 2005-2020, pag. 54. (Doc. Mal. III p. 135 Doc. n°38)

42 (Doc. Mal. III p. 197-198 Doc. n°55)

43 (Montero y Vidal p. 159)

44 (Colin-Pastells “Labor Evangelica” vol. III pp. 262-263 nota n°1)

45 Sull’attacco spagnolo del 1611 ad Halmahera vedi: Ramerini Marco “Gli Spagnoli nelle Isole Molucche (The Spaniards in the Moluccas), 1606-1663/1671-1677” colonialvoyage, 2005-2020, pag. 78-79.

46 (“Lettera di D. Gerónimo de Silva al re Felipe III, Ternate, 13 aprile 1612” In: Correspondencia p. 7)

47 (Doc. Mal. III p. 213 Doc. n°59)

48 (AGI: “Informaciones: Fernando Centeno Maldonando, 1616. Certificacion del maestro de campo Xpoual de Axqueta Menhaca” Filipinas, 60, N. 18) (AGI: “Expediente de confirmacion … Pedro de la Fuente Uriez” Filipinas, 48, N. 39)

49 (AGI: “Confirmación de encomienda de Guisan, etc. Expediente de confirmación de las encomiendas de Guisan, Lantac, Adpili, Panglao, Masago, Panaon y Ormoc en Cebu en Leyte a Juan de Medina Bermudez. Resuelto, [f] 1633-08-12” FILIPINAS,48,N.67 blocco 1 foglio 21)

50 (Correspondencia p. 174)

51 (Correspondencia p. 124, 132, 176)

52 (Carta di Geronimo de Silva Ternate, 5 gennaio 1614 in: AGI: “Confirmación de encomienda de Laglag, etc Pedro de Hermua, 13-07-1619” Filipinas,47,N.28)

53 (“Titolo de almirante de las naos de Nueva España” in AGI: “Confirmación de encomienda de Laglag, etc Pedro de Hermua, 13-07-1619” Filipinas,47,N.28)

54 (Corrispondencia pp. 216-217)

55 (AGI: “Informaciones Fernando Centeno Maldonado, 1615” Filipinas,60,N.18)

56 (Carta di Geronimo de Silva Ternate, 12 aprile 1615 in: AGI: “Confirmación de encomienda de Laglag, etc Pedro de Hermua, 13-07-1619” Filipinas,47,N.28)

57 (Correspondencia p. 325)

58 (Correspondencia p. 376)

59 (AGI; Filipinas,7,R.5,N.53 In: “Carta de Alonso Fajardo de Tenza sobre asuntos de gobierno” “Copia de carta de Lucas de Vergara Gaviria, gobernador de Terrenate, al gobernador de Filipinas, sobre las dificultades que encuentra para la compra de clavo; las conversaciones con el rey de Tidore que le comunicó que los naturales de Vanda junto con los ingleses habían dado ponzoña a los holandeses causando muchos muertos; el estado de las fuerzas; la falta de cirujano, y de la presencia de tres naos del enemigo.” Tídore 30 de junio 1618.)

60 (Tiele, P.A. “De Europeans in the Malayan Archipelago, 1618-1623” pp. 272-273)

61 Doc. Mal. III pp. 275-276

62 Campo Lopez Antonio “Enclaves españoles en Halmahera y Sulawesi” in “En el Archipielago de la Especieria Espana y Molucas en los siglos XVI y XVII”, Madrid 2021, Desperta Ferro

63 Doc. Mal. III p. 147

64 (Doc. Mal. III p. 147 Doc. n°38)

65 de Booy “De derde reis van de VOC naar Oost-Indië onder het beleid van admiraal Paulus van Caerden uitgezeild in 1606” vol. II p. 239 “Copie van het scrijven van Paulus van Caerden aan de bewindhebbers dd. 17 juni 1610”

66 AGI: “Confirmación de encomienda de Masbate. Expediente de confirmación de la encomienda de la isla de Masbate en Ibalon (Albay) a Fernando [Hernando] Suárez. Resuelto, [f] 1623-11-22” FILIPINAS,47,N.65 blocco 2 fogli 8-9

67 Doc. Mal. III p. 135

68 Doc. Mal. III p. 136

69 AGI: “Confirmación de encomienda de Santa Catalina. Expediente de confirmación de las encomiendas de Santa Catalina a Alonso Serrano. Resuelto. [f] 1638-09-19” FILIPINAS,49,N.25 blocco 2 fogli 5-7 Dichiarazione di Juan de la Umbria (Terrenate, 14 giugno 1614)

70 Doc. Mal. III p. 147

71 (Doc. Mal. III p. 147 Doc. n°38)

72 de Booy “De derde reis van de VOC naar Oost-Indië onder het beleid van admiraal Paulus van Caerden uitgezeild in 1606” vol. II p. 239 “Copie van het scrijven van Paulus van Caerden aan de bewindhebbers dd. 17 juni 1610”

73 (“Informatie van den stant van de Molucques, door Jan Bruyn, 12 may 1609” In: “De reis van de vloot van Pieter Willemsz Verhoeff naar Azie, 1607-1612” vol. II p. 320)

74 (“Informatie van den stant van de Molucques, door Jan Bruyn, 12 may 1609” In: “De reis van de vloot van Pieter Willemsz Verhoeff naar Azie, 1607-1612” vol. II p. 320)

75 “Informatie van den stant van de Molucques, door Jan Bruyn, 12 may 1609” In: “De reis van de vloot van Pieter Willemsz Verhoeff naar Azie, 1607-1612” vol. II p. 320

76 Appendix B “Early years of the Dutch in the East Indies” In: Blair, E. H. e Robertson, J. A. “The Philippine Islands, 1493-1898” vol. 15 p. 325

77 (Doc. Mal. III pp. 145 Doc. n°38 & Doc. Mal. III p. 171 Doc. n°44)

78 (Doc. Mal. III pp. 139-140 & 145-146 Doc. n°38)

79 (Doc. Mal. III p. 140 Doc. n°38)

80 (Doc. Mal. III pp. 146 Doc. n°38)

81 (Doc. Mal. III p. 141, 154 Doc. n°38)

82 (Colin-Pastells “Labor Evangelica” vol. III pp. 315 nota n°1)

83 Nel 1662, era a capo del forte di ‘San Miguel’ di ‘Puli Cauallo’, nell’aprile/maggio 1662 fu nominato capo del forte del Rume. “Confirmación de encomienda de Tagui, etc. Expediente de confirmación de las encomiendas de Tugui (sic por Tagui)por otro nombre Masinloc, Sigayan, Ala Alan, Buquil, Bolinao y Agno en Pangasinan a Nicolás Jurado. Resuelto. [f] 28-04-1676” AGI: Filipinas,54,N.3

84 De Clercq F.S.A. “Bijdragen tot de kennis der Residentie Ternate, 1890” (Leiden, 1890) 76-78

85 “Confirmación de encomienda de Tagui, etc. Expediente de confirmación de las encomiendas de Tugui (sic por Tagui)por otro nombre Masinloc, Sigayan, Ala Alan, Buquil, Bolinao y Agno en Pangasinan a Nicolás Jurado. Resuelto. [f] 28-04-1676” AGI: Filipinas,54,N.3

“Confirmación de encomienda de Abucay, etc. Expediente de confirmación de las encomiendas de Abucay y Samal en Pampanga a Diego Cortés. Resuelto. [f] 12-05-1676” AGI: Filipinas,54,N.9 foglio 93

86 (In: “Confirmación de encomienda de Caraga, etc, Martín Sánchez de la Cuesta, [f] 1659-06-19” AGI FILIPINAS,51,N.1 fogli 56-60, 64-68)

87 “Confirmación de encomienda de Abucay, etc. Expediente de confirmación de las encomiendas de Abucay y Samal en Pampanga a Francisco de Esteybar. Resuelto. [f] 17-12-1661” AGI: Filipinas,51,N.14

88 “Confirmación de encomienda de Casiguran, etc. Expediente de confirmación de las encomiendas de Casiguran y Palanan en Tayabas a Pedro Lozano. Resuelto. [f] 02-05-1676” AGI: Filipinas,54,N.6

89 “Certificazione del sergente maggiore don Sebastian de Villa Real” (Manila, 20 settembre 1673)(fogli 18-21) in: “Confirmación de encomienda de Majayjay, etc. Expediente de confirmacion de las encomiendas de Majayjay y Santa Cruz en La Laguna de Bay a Juan Rodríguez de Origuey. Resuelto[f]. 1695-06-08” AGI: Filipinas,58,N.3

90 Nel documento è scritto 1659, ma è probabilmente un errore del copista per 1658, dal momento che tutte le altre testimonianze indicano sempre il fatto come avvenuto nel 1658.

91 “Confirmación de encomienda de Mambusao. Expediente de confirmación de la encomienda de Mambusao en Panay a Sebastián de Villarreal. Resuelto. [f] 19-05-1676” AGI: Filipinas,54,N.11

92 “Confirmación de encomienda de Majayjay, etc. Expediente de confirmacion de las encomiendas de Majayjay y Santa Cruz en La Laguna de Bay a Juan Rodríguez de Origuey. Resuelto[f]. 08-06-1695” AGI: Filipinas,58,N.3

Memoriale dell’alfiere Juan de Origuey (Manila, 20 settembre 1673) (fogli 18-20) in: “Confirmación de encomienda de Batangas. Expediente de confirmación de la encomienda de Batangas en Balayan a Lorenzo de Zuleta. Resuelto. [f] 03-04-1677” AGI: Filipinas,54,N.14

93 (Dagh-Register 1663 p. 240) Vedi: foglio 88 e 118 di (“Confirmación de encomienda de Abucay, etc Francisco de Esteybar [c] 1661-12-17” AGI: Filipinas,51,N.14)

94 (Pastells “Historia general de Filipinas” tomo VI (1608-1618) pp. cxix-cxx)

95 (Doc. Mal. III p. 161 Doc. n°41)

96 (AGI: Filipinas,20,R.19,N.122 “Pedro de Heredia sobre situación de Terrenate 4-04-1625”) (Generale Missiven I p. 217)

97 (“Lettera di D. Gerónimo de Silva al re Felipe III, Ternate, 13 aprile 1612” In: Correspondencia p. 7)

98 (AGI: “Carta de Rodrigo de Vivero al Rey conquista de Maquén, 25-08-1608” Patronato,47,R.27)

99 (Argensola p. 23)

100 (Doc. Mal. III p. 148 Doc. n°38)

101 (Doc. Mal. III, p. 135 Doc. n°38)

102 (Middleton p. 40)

103 (Prado p. 22)

104 (Doc.Mal. III pp. 70-75 Doc. n°17)

105 “que estava sem presido de espanhoes” (Doc. Mal. III pp. 135 Doc. n°38)

106 (Doc.Mal. III pp. 98-107 Doc. n°30) e (Doc. Mal. III pp. 135 Doc. n°38).

107 Capo dell’isola o del villaggio.

108 (Doc. Mal. III p. 138 Doc. n°38) e (Doc. Mal. III p. 152 Doc. n°38)

109 (Doc. Mal. III p. 176 Doc. n°48, nota 7)

110 (Doc. Mal. III p. 8*) e (Doc. Mal. III p. 176 Doc. n°48, nota 7)

111 (Doc. Mal. III p. 180 Doc. n°48A)

112 (AGI: Filipinas,20,R.19,N.122 “Pedro de Heredia sobre situación de Terrenate 4-04-1625”)

113 (Doc. Mal. III p. 662 e nota 14)

114 (Doc.Mal. III p. 2* & 18*-19*)(Colin-Pastells “Labor Evangelica” vol. III p. 813 nota n°1)

115 Vedi: Campo Lopez Antonio “Enclaves españoles en Halmahera y Sulawesi” in “En el Archipielago de la Especieria Espana y Molucas en los siglos XVI y XVII”, Madrid 2021, Desperta Ferro pag. 112 e anche: Sanchez Fuertes Cayetano “Los franciscanos en las Molucas y Célebes” in “En el Archipielago de la Especieria Espana y Molucas en los siglos XVI y XVII”, Madrid 2021, Desperta Ferro.

116 (Doc.Mal. III p. 412 nota 3) (Perez “Malucas y Celebes” p. 428)

117 (Perez “Malucas Y Celebes” p. 428) (Doc. Mal III p. 412 nota 3) (Colin-Pastells “Labor Evangelica” vol. III p. 572 nota n°1)

118 (Pérez pp. 623, 627-628) (AGI: Filipinas,7,R.5,N.65 “Carta de Fajardo de Tenza sobre asuntos de gobierno, 10-12-1621”)

119 (Doc. Mal. III p. 661 doc. n° 215 e nota n° 10)

120 (Argensola p. 349-350)

121 (Correspondencia pp. 227-228, 234-235, 283-284)

Categorie
Colonialismo portoghese Colonialismo spagnolo Filippine Indonesia Molucche

Molucche 1 – I primi contatti degli spagnoli con le Isole Molucche, 1521-1602

Gli spagnoli nelle Isole Molucche: 1606-1663/1671-1677. La storia della presenza spagnola nelle isole delle spezie

Scritto da Marco Ramerini. 2005-2020/23

INTRODUZIONE

All’inizio degli anni 2000 avevo iniziato a fare ricerche nei documenti dell’Archivio delle Indie di Siviglia sulla presenza spagnola nelle isole delle Spezie. Alcune delle mie ricerche sono state pubblicate in quegli anni. La più vasta invece è rimasta incompiuta nei files del mio computer. Adesso dopo 15 anni l’ho ripresa in mano e la pubblico qui sul mio sito www.colonialvoyage.com.

Questo studio è formato da 11 capitoli:

1: I primi contatti degli spagnoli con le Molucche

2: La conquista di Ternate

3: Il governo di Juan de Esquivel, Maggio 1606-Marzo 1609

4: Il governo di Lucas de Vergara Gabiria (che fa le funzioni), Marzo 1609-Febbraio 1610

5: Il governo di Cristóbal de Azcueta Menchaca (che fa le funzioni), Febbraio 1610-Marzo 1612

6: Il governo di D. Jerónimo de Silva, Marzo 1612-Aprile 1617

7: Il governo di Lucas de Vergara (Bergara) Gabiria (secondo termine), Aprile 1617-Febbraio 1620

8: Il governo di D. Luis de Bracamonte (che fa le funzioni), Febbraio 1620-1623

9: Il governo di Pedro de Heredia, 1623-1636

10: Il governo di D. Pedro Muñoz de Carmona y Mendiola (che fa le funzioni), marzo (?) 1636-gennaio 1640

11: Gli ultimi governatori spagnoli delle Molucche

12: Bibliografia

CAPITOLO PRIMO: I PRIMI CONTATTI DEGLI SPAGNOLI CON LE ISOLE MOLUCCHE

I CHIODI DI GAROFANO

Le isole anticamente conosciute come Molucche o isole delle spezie erano cinque isole di origine vulcanica (Ternate, Tidore, Moti, Makian e Bacan) situate a ovest della costa dell’isola di Halmahera, nell’arcipelago indonesiano.

Queste isole erano le uniche al mondo dove all’epoca dell’arrivo dei portoghesi cresceva, in modo naturale, la pianta del chiodo di garofano, una pianta della famiglia delle Myrtaceae, il cui nome botanico è Caryophyllus Aromaticus (Eugenia Caryophyllus, Syzygium Aromaticum). Questa pianta è un albero che raggiunge mediamente un altezza di 10-15 metri. Vengono chiamati chiodi di garofano i bocci dei fiori non aperti e seccati di questa pianta.

La pianta del chiodo di garofano produce frutti dal quinto-sesto anno di crescita e può vivere ben oltre i 70 anni.Mediamente un albero produce annualmente 3 Kg. di fiori secchi pari a 6 Kg. di fiori freschi, in anni particolarmente produttivi, cosa che si ripete mediamente ogni 4 anni, una pianta può arrivare a produrre fino a oltre 30 Kg. all’anno di chiodi di garofano. Nelle Molucche la stagione della fioritura cade due volte all’anno nei mesi di settembre e dicembre. Per prosperare la pianta ha bisogno di un clima umido, ma anche di un suolo ben drenato, condizioni che si incontrano appunto nelle isole Molucche. Le piante crescono lungo le pendici delle montagne, a mezza altezza.

Questa peculiarità rese famose e mitiche le Molucche fin dai tempi antichi. Il chiodo di garofano era un importantissimo prodotto commerciale, esso veniva nel passato commerciato sia nei mercati asiatici (Cina, India e paesi arabi) sia in quelli europei; esso veniva utilizzato sotto forma di olio per il trattamento degli alimenti, come profumo, come essenza per profumare l’alito, come anestetico per il mal di denti e come ingrediente per diversi tipi di cibo (nei ricettari medievali inglesi circa il 20% delle ricette contenevano come ingrediente il chiodo di garofano).

Le isole Molucche avevano questa grande ricchezza, il chiodo di garofano, ma dovevano importare dalle altre isole, i beni di prima necessità quali principalmente sago e riso che venivano importati da Halmahera, Ambon e Bacan; le spezie venivano invece scambiate con commercianti provenienti da tutta l’Asia con vestiti, seta, porcellana, oro, argento, coltelli, vetro ecc. 1

ISOLE VULCANICHE

Gran parte delle isole dell’arcipelago delle Molucche sono dominate da alti vulcani alcuni dei quali tuttora attivi. Nell’isola di Ternate si trova il vulcano Gamalama che è alto 1715 metri. Questo vulcano dal 1538 ad oggi ha avuto oltre 70 eruzioni conosciute. Nel periodo 1538-1700 ebbe eruzioni nel: 1538, 1561, 1605, 1608, 1635, 1618 (?), 1643 (?), 1648, 1653, 1659, 1676, 1686, 1687). Anche la vicina isola di Tidore è dominata da un imponente vulcano, il Kiematubu uno strato vulcano con un altezza di 1730 metri. Questo vulcano non ha avuto eruzioni storiche documentate, ma ebbe eruzioni nell’olocene. Un altro vulcano attivo è invece presente nell’isola di Makian, alto 1357 metri, è un vulcano distruttivo. Nel periodo 1550-1700 ebbe eruzioni nel 1550 e nel 1646 quando ebbe un eruzione esplosiva che devastò diversi villaggi sui fianchi del vulcano.

Oltre alle 5 isole principali (Ternate, Tidore, Moti, Makian e Bacan) ci sono le tre piccole isole vulcaniche di Hiri (630 mt., che ha avuto eruzioni nell’olocene) situata a nord di Ternate. Maitara (357 mt.) nel braccio di mare che separa Ternate e Tidore. Mentre a sud, tra Tidore e Moti, si trova l’isola di Mare (308 mt., con eruzioni nell’olocene).

Tra tutte le Molucche, l’isola di Makian era quella che nel seicento produceva di gran lunga più chiodi di garofano di tutte le altre. La causa di questa maggiore produzione il governatore D. Gerónimo de Silva l’attribuisce alla migliore propensione degli abitanti di Makian nella coltivazione della terra, a differenza dei nativi di Ternate e Tidore i quali erano più portati a fare la guerra che a coltivare i campi.2 Makian era anche la più densamente popolata. 3

A causa dei continui contatti commerciali tra le Molucche e i mercanti di fede musulmana provenienti dall’Arabia e da altre zone dell’Asia, a partire dal 1430-1460 la fede maomettana fece il suo ingresso nelle isole. In quegli anni diversi re delle isole si convertirono all’islam e all’arrivo dei portoghesi nonostante che la maggioranza della popolazione fosse ancora animista, l’islam rappresentava un importante e elitario elemento nelle isole. 4

LA SITUAZIONE ALL’ARRIVO DEI PORTOGHESI

All’arrivo dei portoghesi nel 1512, due regni principali si contendevano il controllo delle isole essi erano il sultanato di Ternate e il regno di Tidore. Il sultanato di Ternate controllava oltre all’isola di Ternate anche metà dell’isola di Moti, la parte nord dell’isola di Halmahera chiamata Moro, l’isola di Ambon, la parte est di Ceram e la zona nord-est di Sulawesi. Mentre il regno di Tidore, controllava oltre all’isola di Tidore l’altra metà dell’isola di Moti, l’isola di Makian, la gran parte dell’isola di Halmahera e la parte occidentale della Nuova Guinea. Il controllo su queste isole era esercitato direttamente oppure tramite vassallaggio.

Esistevano poi altri due regni minori: quello di Bacan e quello di Jailolo. Il regno di Bacan, la cui capitale era sull’isola di Kasiruta, estendeva la sua influenza sull’arcipelago di Bacan e sulla parte nord di Ceram. Bacan era un grande produttore di sago, alimento basilare delle popolazioni delle isole, ma era scarsamente popolato. Il regno di Jailolo invece era stato un tempo il più importante della regione ma nel 1500 era in declino e controllava solo la parte nord occidentale di Halmahera, questo regno verrà praticamente annesso da Ternate e dai portoghesi nel 1551.

Il sultano di Ternate riuscì ad assicurarsi l’alleanza dei portoghesi e nel 1522 chiese ed ottenne la costruzione di una fortezza portoghese nella sua isola. La prima pietra della fortezza venne posata per la festa di San Giovanni Battista, il 24 giugno 1522, e per questo venne denominata “São João Baptista de Ternate”. L’alleanza con i portoghesi sbilanciò ancora di più a favore di Ternate i rapporti di potere con Tidore, per contro Tidore all’arrivo delle navi della spedizione Magellano prontamente richiese l’assistenza degli spagnoli. 5

Gli spagnoli ebbero i primi contatti con le isole Molucche durante la spedizione di Magellano. Nel 1521 le navi della spedizione di Magellano giunsero alle isole Molucche, dove restarono per circa sei settimane nell’isola di Tidore. Essi fondarono anche una fattoria, che però venne prontamente distrutta dai portoghesi.

Gli spagnoli tentarono a più riprese di impadronirsi delle isole delle spezie a discapito dei portoghesi, con i quali si ebbero aspre divergenze, gli spagnoli stabilirono alleanze con i re di Tidore e di Jailolo e truppe spagnole furono presenti nelle isole durante gli anni 1527-1534 e 1544-1545. Ma la mancata scoperta di una rotta di ritorno attraverso il Pacifico impedì agli spagnoli di poter competere con la potenza navale portoghese. Nel 1529 si giunse anche alla firma di un trattato tra Spagna e Portogallo, riguardante le Molucche, il trattato di Zaragoza, con questo trattato il re di Spagna abbandonò ogni pretesa sulle isole in cambio di 350.000 ducati.

Il primo periodo d’interesse degli spagnoli nelle Molucche, fu caratterizzato delle lotte contro i portoghesi per il controllo delle isole, esso iniziò con l’arrivo della spedizione di Magellano nel 1521 e termino nel 1545 con la resa ai portoghesi degli uomini dell’armata di Villalobos, tra queste due spedizioni gli spagnoli inviarono altre flotte, quelle di Loaisa (1527) e Saavedra (1528) oltre alla sventurata avventura della spedizione di Grijalva (1538). La spedizione di Villalobos fu allestita dopo il trattato di Saragozza e per questo motivo la spedizione era diretta a non meglio specificate isole delle spezie non ancora occupate dal Portogallo. Il centro di tutta quest’attività degli spagnoli rimase per tutto questo periodo l’isola di Tidore.

LA SPEDIZIONE DI MAGELLANO

Gli spagnoli ebbero i primi contatti con l’isola di Tidore, durante la spedizione di Magellano. Nel 1521 le due navi superstiti della spedizione, la ‘Trinidad’ e la ‘Victoria’, giunsero nelle isole Molucche. Le imbarcazioni spagnole entrarono nel porto di Tidore l’8 novembre 1521, dove furono bene accolte dal re dell’isola. La nave ‘Victoria’ rimase a Tidore fino al 21 dicembre 1521, da dove ripartì lungo la rotta dell’oceano Indiano per l’Europa, che raggiunse con successo il 6 settembre 1522. La ‘Trinidad’, invece, che aveva bisogno di essere riparata, salpo da Tidore il 6 aprile 1522 tentando senza successo la traversata dell’oceano Pacifico, essa fu costretta a ritornare nelle Molucche nell’ottobre 1522, dove l’equipaggio fu catturato dai portoghesi, che nel frattempo si erano stabiliti a Ternate dove avevano costruito una fortezza. 6

Il primo contatto con i tidoresi fu prettamente commerciale, anche se gli spagnoli, in seguito alla richiesta del re di Gilolo, alleato di Tidore, fornirono due pezzi d’artiglieria e alcuni soldati per partecipare ad una spedizione punitiva contro un nemico del re. Il re di Gilolo e quello di Tidore si dichiararono sudditi del re di Spagna, sperando cosi facendo di bilanciare con l’aiuto spagnolo lo strapotere del loro acerrimo nemico, il sultano di Ternate. Questo atto di sottomissione fece notevolmente arrabbiare i portoghesi, che gia da alcuni anni intrattenevano rapporti commerciali con Ternate e che consideravano tutto l’arcipelago delle Molucche come proprio possesso.

Gli spagnoli, alla loro partenza, promisero al re di Tidore, che con la successiva spedizione avrebbero costruito una fortezza a Tidore, e allo scopo, lasciarono nella loro fattoria oltre alla mercanzia e a 5 uomini 7 anche 40 ‘bombardadas’, molte ‘beftas’ e ‘espigardas’ e diverse altre armi. 8

LA SPEDIZIONE DI LOAISA

La promessa della costruzione di un forte a Tidore venne, in effetti, mantenuta. Infatti la successiva spedizione, al comando della quale era originariamente Loaisa, costruì a Tidore una fortezza di pietra, sabbia e pietrisco. Il piccolo forte fu costruito nel gennaio 1527 nella città principale dell’isola.

Vediamo più dettagliatamente gli avvenimenti che portarono alla costruzione del primo forte spagnolo a Tidore. Dopo la traversata dell’oceano Pacifico, l’unica nave superstite della spedizione di Loaisa, la nave ‘Victoria’, comandata dal capitano Martin Iniguez de Carquizano, giunse in vista delle Molucche e fece sosta per alcuni giorni a Zamafo un villaggio controllato da Tidore nell’isola di Halmahera. In seguito alla richiesta del re di Tidore, gli spagnoli si trasferirono a Tidore, che avvistarono il 31 dicembre 1526 alle prime luci dell’alba, essi quindi portarono l’imbarcazione nella parte Nord-Est dell’isola di Tidore dove passarono la notte. 9

La mattina seguente, il 1 gennaio 1527, gli spagnoli si diressero al luogo dove era la città principale dell’isola, chiamata ‘Tidori’. La citta era situata nella parte est dell’isola ‘…el pueblo principal que se llama Tidori està por la parte de leste…’ 10, essa era stata completamente distrutta e bruciata dai portoghesi sul finire del 1526 durante la guerra precedente. 11 Qui gli spagnoli giunsero alle 10 di mattina e subito incontrarono a bordo della nave il giovane re di Tidore (Raja-Mirr), egli confermò la fedeltà al re di Spagna e chiese l’aiuto degli spagnoli per contrastare i portoghesi e i loro alleati ternatesi. Gli spagnoli aiutati dai tidoresi, il giorno stesso del loro arrivo, iniziarono la costruzione di tre baluardi ‘…en este mismo dia comenzamos hacer tres baluartes en tierra para poner artilleria…’ 12 di pietra, terra e legno per potersi difendere da un certo prossimo attacco dei portoghesi.

Su quello che dovevano essere le opere di fortificazione costruite dagli spagnoli le fonti non sono concordi. A secondo delle testimonianze, viene riferita la costruzione di un baluardo tutto di pietra ‘…fizemos un baluarte a maneira de fortaleza de pedra soomente…’ dove fu collocata l’artiglieria, mentre su di una punta gli spagnoli avevano posto due grossi pezzi d’artiglieria. 13 Altre fonti parlano di due baluardi ‘onde chegado & metida a nao dentro no arrecife, mandou fazer naentrada dele dous baluartes de pedra ensosa q artilhou muyto bé com algúa artelharia da nao’ 14 e ancora ‘…e fez de pedra sequa dous baluartes sobre o arrecife em defensão da nao, e n’elles pôs artelharia, …’ 15

Altre ancora parlano di ‘…torre dos castelhanos, a que elles chamauão fortaleza, que tinha huma caua d’agoa derrador; …’. 16 ‘…torre dos Castelhanos, a que chamauão fortaleza, que como disse era cercada de caua’. 17 Diogo do Couto ci indica che gli spagnoli iniziarono a costruire con grande velocità due ‘baluartes de pedra ençossa’ ai limiti della città, mentre un altro bastione venne costruito a difesa del porto. 18 Altre testimonianze ci informano che il baluardo non era solo di pietra, ma anche di terra e legno ‘…y luego en la hora hecimos en tierra un reparo de piedra, y tierra, y madera para poner alguna artilleria para nos defender…’ 19 ‘se fortificó com fortes tramqueiras y artilleria con nombre de fortaleza’. 20

Dalle descrizioni è chiaro in ogni modo che le opere di fortificazione che gli spagnoli costruirono al momento dello sbarco a Tidore furono due baluardi uno probabilmente il principale, quello che era chiamato fortezza, fu costruito dentro la città del Re nelle vicinanze del mare, l’altro nelle sue vicinanze, su di una punta. Inoltre, più tardi, nel giugno 1528, Hernando de la Torre fece costruire probabilmente sul lato nord della città un altro baluardo difensivo. Quello che è certo, di questa prima fortificazione spagnola a Tidore, è che doveva essere un’opera di poco conto, visto la fretta con cui era stata costruita. La piccola fortificazione fu utilizzata anche come ricovero per la merce trasportata dalle navi ‘… e ally desembarcaron el artillería, y sus mercaderías y comenzaron á hacer un baluarte para su defensa: y metiéronse en él con todas sus mercaderías y artillería, …’. 21

Il giorno seguente all’arrivo degli spagnoli, fu sbarcata l’artiglieria e le merci che erano a bordo della nave. Circa metà degli occupanti della nave sbarcò, mentre l’altra metà rimase a bordo perché gli spagnoli temevano che i portoghesi tentassero di affondare la nave. Erano poco più di 100 22 gli spagnoli arrivati a Tidore, e la nave ‘Victoria’ rappresentava l’unico mezzo a loro disposizione per poter tentare il ritorno in Spagna.

Gli spagnoli dovettero respingere quasi subito un attacco portato dai portoghesi, i quali anche nei mesi successivi attaccarono più volte Tidore. I portoghesi tentarono con ogni mezzo di danneggiare gli spagnoli, il capitano spagnolo Martin Iñiguez de Carquizano fu da loro avvelenato e morì l’11 luglio 1627 23, a lui succedette come capo degli spagnoli Hernando de la Torre. Gli spagnoli presero parte attivamente alle lotte tra loro, Tidore e Jailolo da una parte e Ternate e i portoghesi dall’altro.

Nel frattempo nella Nuova Spagna era in preparazione una nuova spedizione diretta alle Molucche, questa flotta, composta da tre navi (‘Florida’, ‘Santiago’ e ‘Espiritu Santo’) con 30 cannoni e 110 uomini, era partita il 31 ottobre 1527 dal porto messicano di Zihuatanejo, il comandante della spedizione era Alvaro de Saavedra Ceron. Di questa spedizione solamente la nave ‘Florida’ comandata da Alvaro de Saavedra Ceron giunse a Tidore il 30 marzo 1528, a bordo erano 45 uomini che rimpinguarono le fila delle scarse truppe spagnole presenti a Tidore e a Jailolo e rafforzarono il morale degli spagnoli. 24 Ma la mancata scoperta di una rotta di ritorno attraverso il Pacifico nonostante i numerosi e disperati tentativi fatti, impedì agli spagnoli di ricevere altri aiuti e di comunicare con le proprie basi, mentre d’altro canto i portoghesi ricevevano costantemente rinforzi da Malacca e Goa.

All’arrivo della nuova nave spagnola a Tidore, la fortezza dei castigliani si presentava come una fortezza di pietra, sabbia e pietrisco (‘piedra, arena y cascajo’) alta due braccia e spessa sei piedi, essa era armata con un cannone, una ‘culebrina’, due ‘sacres’ e molti altri pezzi d’artiglieria di ferro, una buona quantità di ‘escopetas’ e ‘ballestas’, essa appariva abbastanza ben fornita di artiglieria e le truppe erano ben armate. 25

Inoltre altre opere difensive furono approntate dagli spagnoli: In una relazione al re di Spagna scritta da Tidore l’11 giugno 1528, Hernando de la Torre, indicava che per meglio difendere la città era necessario costruire un baluardo ad un’entrata della città di Tidore, egli allo scopo, aveva posto in quel punto 20 soldati capitanati da Diego de Ayala e con 5 o 6 pezzi d’artiglieria. 26

Nonostante la costruzione di queste successive opere di difesa, il forte spagnolo fu preso dai portoghesi nell’ottobre 1529. I portoghesi non potevano scegliere un miglior momento per l’attacco, infatti, gli spagnoli avevano diviso le loro forze inviando 18 soldati assieme alle truppe di Tidore per una spedizione punitiva nella parte nord di Halmahera. A difesa della città di Tidore era rimasta una piccola guarnigione di 37 spagnoli dei quali solo 25 erano in grado di prendere le armi, ridotto era anche il numero delle truppe di Tidore rimaste a difesa della città.

La città di Tidore fu attaccata il 28 ottobre 1529 dai portoghesi e dai loro alleati di Ternate, qui gli spagnoli inizialmente tentarono la resistenza lungo il muro della città e lungo il baluardo che era stato costruito all’ingresso della città, ma poi visto il superiore numero dei portoghesi e dei loro alleati, furono costretti a ritirarsi dentro le mura della loro fortezza. I portoghesi bruciarono tutta la città di Tidore e posero l’assedio alla fortezza spagnola. Fu chiesta da parte dei portoghesi la resa, pena l’uccisione di tutti i difensori della fortezza.

Gli spagnoli comandati da Hernando de la Torre dopo diverse discussioni acconsentirono ad abbandonare la fortezza alla condizione di essere trasferiti nel villaggio di Zamafo nell’isola di Halmahera. I portoghesi imposero loro anche il divieto di ritornare nelle isole Molucche ‘…no fuese en ninguna de las cinco islas de clavo’. Partirono da Tidore alla volta di Zamafo il capitano Hernando de la Torre assieme a 23 soldati spagnoli, mentre altri 12 rimasero con i portoghesi passando al loro servizio. 27 Nella fortezza e nella fattoria che era all’interno della fortezza spagnola, i portoghesi oltre a varia mercanzia confiscarono molte armi tra cui 6 grossi pezzi d’artiglieria di metallo, 25 pezzi d’artiglieria di ferro (‘…versos y falcones…’), 4 pezzi di grosse dimensioni, 4 ‘pasamuros’, 8 ‘falcones’ e altri ‘tiros pequeños’. 28

Dopo la conquista portoghese del forte spagnolo di Tidore, sembra che alcuni soldati portoghesi siano rimasti a guarnigione dell’isola ‘… habia quedado gente de portugueses en Tidori…’ 29 Anche Castanheda accenna al fatto che alcuni portoghesi rimasero a Tidore per insegnare ai tidoresi ‘os nossos costumes’ e per impedire che in futuro si ripetesse un’alleanza tra tidoresi e spagnoli. 30

Come abbiamo visto questa prima fortezza costruita dagli spagnoli a Tidore era una costruzione molto semplice di muro a secco, probabilmente solo un piccolo bastione difensivo: ‘Los portugueses nos echaron por armas de Tidori, donde teniamos una fortaleza de piedra seca y toda l’artillería y hacienda que teniamos para nuestro mantenimientos, y dos fustas…’ 31 ‘…la fortaleza que tenian hecha los castellanos á manera de baluarte’ 32 Gli spagnoli mantennero il forte di Tidore per quasi tre anni dal 1 gennaio 1527 al 28 ottobre 1529. I pochi spagnoli rimasti con Hernando de la Torre rimasero ancora per alcuni anni a Jailolo, da dove furono poi imbarcati tra il 1534 e il 1535 verso l’India e poi verso la Spagna. 33

Nelle Molucche giunsero alcuni anni più tardi, nel 1537, i superstiti della spedizione di Grijalva, ma essi si consegnarono immediatamente ai portoghesi e non ebbero nessuna influenza sui rapporti di potere nelle Molucche. 34

LA SPEDIZIONE DI VILLALOBOS

L’ultimo contatto spagnolo con le isole delle spezie prima dell’unione con il Portogallo, avvenne con la spedizione guidata da Ruy López de Villalobos. La méta della spedizione, in virtù dell’accordo del 1529, erano non meglio precisate isole delle spezie non ancora occupate dei portoghesi. Villalobos partì dal Messico il 1 novembre 1542 con 4 navi, una galeotta e un brigantino. Dopo un fallimentare tentativo di colonizzazione dell’isola di Sarragan, i resti della spedizione giunsero a Gilolo dove furono ben accolti dal re, che offrì loro il permesso di costruire una fortezza. Successivamente anche il re di Tidore si recò a Gilolo 35 dove fece visita agli spagnoli e fu nuovamente stipulato un contratto di alleanza tra la Spagna, Tidore e Gilolo. Un gruppo di 60 soldati spagnoli comandati da don Alonso Manrique fu inviato a Tidore. Più tardi anche le altre truppe spagnole si trasferirono nell’isola. 36

Gli spagnoli di Villalobos, aiutarono i propri alleati contro i loro nemici in diverse battaglie, ma evitarono sempre di combattere contro i portoghesi, intrattenendo con loro rapporti amichevoli, e scambiandosi visite, che insospettirono il re di Tidore che nell’agosto 1545, per difendersi e tutelarsi, fece costruire sulla cima di una collina una fortezza di pietra secca ‘… hizo fortalezer un peñol y ençima del hizo una fortaleza de piedra seca, para se recojer alli si neçessario fuese, …’. 37

Gli spagnoli tentarono ripetutamente di stabilire contatti con la Nuova Spagna, ma tutte le navi inviate furono costrette a rientrare nelle Molucche senza aver trovato una rotta di ritorno verso l’America, ciò provocò profondo scoramento negli spagnoli, che cominciarono a disertare e a passare dalla parte dei portoghesi, gli spagnoli furono costretti a negoziare una resa con i portoghesi e ad abbandonare Tidore, essi erano stati a Tidore dal marzo 1544 al novembre 1545. 38

Nel febbraio 1546 i superstiti della spedizione di Villalobos lasciarono le Molucche a bordo di navi portoghesi. Villalobos morirà ad Ambon durante il viaggio di ritorno in Spagna. 39

LE SPEDIZIONI SPAGNOLE DURANTE L’UNIONE DELLE CORONE DI SPAGNA E PORTOGALLO

Il primo periodo di interesse degli spagnoli nelle Molucche, cioè quello che riguarda gli anni 1521-1606, può essere suddiviso in due distinte parti: la prima parte fu quella, a cui abbiamo già accennato, delle lotte contro i portoghesi per il controllo delle isole, essa iniziò con l’arrivo della spedizione di Magellano nel 1521 e terminò nel 1545 con la resa ai portoghesi degli uomini della spedizione di Villalobos.

La seconda parte di questo primo periodo, fu invece quella dell’unione tra le corone di Spagna e Portogallo, durante questo tempo le spedizioni spagnole in partenza dalla base di Manila nelle Filippine, vennero inviate con lo scopo di aiutare le truppe portoghesi contro i nemici ternatesi, che si erano ribellati ai portoghesi e che gli avevano espulsi dall’isola di Ternate nel 1575. 40

Il principale intento di queste ultime spedizioni era la riconquista della fortezza portoghese di Ternate. Nessuna delle sei successive spedizioni tentate dagli spagnoli raggiunse lo scopo prefissato. Esse iniziarono nel 1582 con quella di Francisco Dueñas, questa prima spedizione ebbe carattere prettamente informativo sulla situazione militare delle isole, Francisco Dueñas rimase nelle Molucche per circa due mesi tra marzo e aprile del 1582. La spedizione successiva fu quella comandata da D. Juan Ronquillo essa ebbe luogo a cavallo tra il 1582 e il 1583, gli spagnoli collaborarono con i portoghesi aiutandoli in alcune spedizioni punitive contro le isole vicine.

Nel 1584 fu la volta di Pedro Sarmiento e poi nel 1585 di Juan de Morón anche queste due spedizioni non ebbero il successo sperato, venne attaccata la fortezza di Ternate, ma senza risultato. Una più grande e meglio assemblata armata partì alla volta delle Molucche nel 1593 al comando dello stesso governatore delle Filippine Gómez Pérez Dasmariñas, ma una ribellione e l’assassinio dello stesso governatore prima di raggiungere le Molucche portò all’annullamento di tutta l’operazione. L’ultima spedizione spagnola di questo periodo fu quella inviata da Manila in soccorso della flotta dell’ammiraglio portoghese André Furtado de Mendonça, essa era capitanata da Juan Juárez Gallinato, e partì da Manila alla fine del 1602, un assalto congiunto spagnolo-portoghese alla fortezza di Ternate non ebbe successo.

Successo ebbero invece i due attacchi che a distanza di pochi mesi, nel 1605, i nemici giurati degli spagnoli, gli olandesi, portarono agli ultimi forti ancora in mano portoghese nelle Molucche: Ambon e Tidore.

Ambon cadde senza combattere il 23 febbraio 1605, questo, sembra a causa della condotta codarda del capitano della fortezza Gaspar de Melo e all’interesse personale di alcuni casados portoghesi, che miravano alla salvaguardia dei loro beni. Gli olandesi ricostruirono il forte portoghese e lasciarono come guarnigione 130 soldati. Le navi olandesi fecero poi rotta verso Tidore.

I portoghesi della fortezza di Tidore, comandati da Pedro Álvares de Abreu, non si arresero alla vista delle navi, ma costrinsero gli olandesi a combattere, ma come vedremo più avanti, nonostante il loro coraggio, il forte venne preso dagli olandesi. L’episodio chiave fu lo scoppio della polveriera del forte, che provocò la morte di molti difensori e un enorme squarcio nelle mura. 41 Tidore venne conquistata dagli olandesi il 19 maggio 1605. Gli olandesi, non avendo abbastanza uomini per presidiare una fortezza, lasciarono a Tidore solo alcuni uomini in una fattoria. Giunti alle Molucche gli olandesi si allearono con la più grande potenza della zona il sultanato di Ternate.

L’estensione del territorio controllato dal sultanato di Ternate dopo la ribellione contro i portoghesi e la cattura del forte portoghese di Ternate (26 dicembre 1575), ci viene descritta in un interessante documento molto probabilmente scritto da Pedro Sarmiento nel 1584 e intitolato “Relación de la fuerza, poder y artilleria que tiene el Rey de Terrenate”.

Il dominio di Ternate si estendeva oltre che sull’isola di Ternate anche alle piazzeforti di Jilolo, Çabubo (Sabugo), Ganconora (Gamkonora), Loloda tutte situate lungo la costa occidentale dell’isola di Halmahera, dove erano altri villaggi tributari di Ternate. All’estremità nord dell’isola di Halmahera, le isole di Doi e di Morata (Morotai) erano anch’esse tributarie così come molti villaggi della costa nord di Halmahera, che anni prima erano stati cristianizzati dai portoghesi. A sud di Ternate erano sotto il controllo dei ternatesi Motel (Moti), Maquian, Cawa (Kayoa), Caxossa (?) ecc. l’influenza di Ternate si estendeva verso sud fino alle isole circostanti Ambon e Buru, mentre verso occidente l’influenza di Ternate giungeva fino alle coste dell’isola di Celebes. 42

Scritto da Marco Ramerini.

Questo studio è formato da 11 capitoli:

1: I primi contatti degli spagnoli con le Molucche

2: La conquista di Ternate

3: Il governo di Juan de Esquivel, Maggio 1606-Marzo 1609

4: Il governo di Lucas de Vergara Gabiria (che fa le funzioni), Marzo 1609-Febbraio 1610

5: Il governo di Cristóbal de Azcueta Menchaca (che fa le funzioni), Febbraio 1610-Marzo 1612

6: Il governo di D. Jerónimo de Silva, Marzo 1612-Aprile 1617

7: Il governo di Lucas de Vergara (Bergara) Gabiria (secondo termine), Aprile 1617-Febbraio 1620

8: Il governo di D. Luis de Bracamonte (che fa le funzioni), Febbraio 1620-1623

9: Il governo di Pedro de Heredia, 1623-1636

10: Il governo di D. Pedro Muñoz de Carmona y Mendiola (che fa le funzioni), marzo (?) 1636-gennaio 1640

11: Gli ultimi governatori spagnoli delle Molucche

12: Bibliografia

NOTE:

1 (De Silva De Silva, C. R. “The Portuguese and the trade in cloves in Asia during the sixteenth century” In: An expanding world vol. 11, pp. 259-260) (“Lettera di Acuña a Felipe III, Manila 1 luglio 1605” In: Blair, E. H. e Robertson, J. A. “The Philippine Islands, 1493-1898” vol. 14, pp. 58-59 nota n°5. Grande Dizionario Enciclopedico UTET, 1967, vol. 4, p. 625) (Doc. Mal. I p. 5*) (Trinidade “Conquista espiritual do Oriente” vol. I p. 45)

2 (“Lettera di D. Gerónimo de Silva al re Felipe III, Ternate, 13 aprile 1612” In: Correspondencia p. 7)

3 L’isola di Tidore viene descritta da Prado come densamente popolata. (Prado p. 23)

4 (Doc. Mal. I p. 6*) (Trinidade “Conquista espiritual do Oriente” vol. I p. 45)

5 (Doc. Mal I pp. 3*-4*)(De Silva, C. R. “The Portuguese and the trade in cloves in Asia during the sixteenth century” In: An expanding world vol. 11, p. 261)

6 Il forte portoghese era stato fondato da Antonio de Brito nel giugno 1522, la prima pietra della fortezza venne posata per la festa di San Giovanni Battista, il 24 giugno 1522, la fortezza venne denominata “Sao Joao Bautista de Ternate”. La fortezza venne eretta dai portoghesi, dove era la principale citta del sultanato di Ternate (Sud dell’isola), a una lega dal porto principale dell’isola, chiamato Talangame, dove stavano ancorate la navi.

7 Essi erano: Juan de Campos de Escribano, Luis del Molino, Alonso de Cota Ginoves, Diego Arias e Maestre Pedro Lombardero. Vedi: (Fernanadez de Navarrete “Colección de los viajes, vol. 4” p. 98) e anche (“Declaraciones que dieron en Valladolid Gonzalo Gomez de Espinosa, Ginés de Mafra, y Leon Pancaldo, sobro los acontecimientos de la nao Trinidad en las Malucas” Documento n°40 in: Fernanadez de Navarrete “Colección de los viajes, vol. 4” (Madrid, 1837) p. 381). Secondo Castanheda gli uomini che rimasero a Tidore erano 10-12 uomini vedi: (Lopes de Castanheda “História do descobrimento e conquista da Índia pelos portugueses” Livro VI, cap. 5, p. 160) Mentre secondo Antonio Galvao furono 4 uomini vedi: (Galvao “História das Molucas” p. 205)

8 (Lopes de Castanheda “História do descobrimento e conquista da Índia pelos portugueses” Livro VI, cap. 10, 169; Fernanadez de Navarrete “Colección de los viajes, vol. 4” p. 98)

9 (“Derrotero del viage y navegacion de la armada de Loaisa…” Documento n° 14 in: Fernanadez de Navarrete “Colección de los viajes, vol. 5” p. 285)

10 (“Derrotero del viage y navegacion de la armada de Loaisa…” Documento n°14 in: Martin Fernanadez deNavarrete “Colección de los viajes y descubrimientos que hicieron por mar los españoles, vol. 5” (Madrid, 1837) p. 286)

11Secondo quanto dichiarato da una schiavo dei portoghesi che era fuggito a Zamafo, la distruzione era avvenuta pochi giorni prima dell’arrivo delle navi spagnole. Per questo episodio vedi: (Castanheda “História do descobrimento e conquista da Índia pelos portugueses” Livro VII, cap. 39, p. 438)

12 (“Relacion escrita y presentada al el Emperador por Andres de Urdaneta …” Documento n°26 in: Fernanadez de Navarrete “Colección de los viajes, vol. 5” p. 412)

13 (“Carta de Pedro de Montemayor escrita desde Cochin al Rey de Re del Portugal…, Cochin 14 Janeiro 1533” Documento n°19 in: Fernanadez de Navarrete “Colección de los viajes, vol. 5” p. 343)

14 (Lopes de Castanheda “História do descobrimento e conquista da Índia pelos portugueses” Livro VII, cap. 42, p. 441)

15(Gaspar Correa “Lendas da India” vol. III, p. 175)

16(Gaspar Correa “Lendas da India” vol. III, p. 360)

17 (Lopes de Castanheda “História do descobrimento e conquista da Índia pelos portugueses” Livro VIII, cap. 6, p 569)

18(Diogo do Couto “Da Asia” Decada IV, parte 1, p. 190)

19 (“Derrotero del viage y navegacion de la armada de Loaisa…” Documento n°14 in: Fernanadez de Navarrete “Colección de los viajes, vol. 5” p. 286)

20(“Al Rey de Portugal, Alfonso Mexia, Cochin 30 diciembre 1528” Documento n°13 in: Fernanadez de Navarrete “Colección de los viajes, vol. 5” p. 240)

21(“Declaracion de Juan de Mazuecos” Documento n°21 in: Fernanadez de Navarrete “Colección de los viajes, vol. 5” p. 363)

22Erano 105, 115, 116, 117 (Galvao “Historia das Molucas” p. 215), 123, 133 a seconda delle testimonianze.

23Egli venne sepolto nella chiesa di ‘Nossa Senhora do Rozairo’ evidentemente il nome della cappella eretta dagli spagnoli a Tidore. (“Carta de Pedro de Montemayor escrita desde Cochin al Rey de Re del Portugal…, Cochin 14 Janeiro 1533” Documento n°19 in: Fernanadez de Navarrete “Colección de los viajes, vol. 5” p. 345)

24(Fernanadez de Navarrete “Colección de los viajes, vol. 5” pp. 94-113)

25(“Relacion que presentó en Madrid el Año 1534 Vicente de Nápoles sobre los sucesos de la armada de Saavedra …” Documento n°37 in: Fernanadez de Navarrete “Colección de los viajes, vol. 5” 486) (Fernanadez de Navarrete “Colección de los viajes, vol. 5” p. 113)

26 (“Derrotero del viage y navegacion de la armada de Loaisa…” Documento n°14 in: Fernanadez de Navarrete “Colección de los viajes, vol. 5” p. 308)

27(“Relacion de Hernando de la Torre de lo ocurrido en las Molucas contra los portugueses de la isla de Terrenate, desde su ingreso en aquellas islas hasta fin del año 1533” Documento n°20 in: Fernanadez de Navarrete “Colección de los viajes, vol. 5” pp. 353-360) (Gaspar Correia “Lendas da India” vol. III, p. 359)

28 (“Declaracion de Francisco de Paris, marinero de la nao Victoria …, 25 otubre 1536” Documento n°23 in: Fernanadez de Navarrete “Colección de los viajes, vol. 5” p. 375.) (Fernanadez de Navarrete “Colección de los viajes, vol. 5” p. 133)

29(Fernanadez de Navarrete “Colección de los viajes, vol. 5” p. 356)

30 (Lopes de Castanheda “História do descobrimento e conquista da Índia pelos portugueses” Livro VIII, cap. 7, p. 571)

31 (“Carta de Hernando de la Torre a D. Alvaro de Zuñiga, Gilolo, marzo 1532” Documento n°18 in: Fernanadez de Navarrete “Colección de los viajes, vol. 5” p. 337)

32 “Declaracion de Juan de Mazuecos” Documento n°21 in: Fernanadez de Navarrete “Colección de los viajes, vol. 5” 364

33(Fernanadez de Navarrete “Colección de los viajes, vol. 5” pp. 150-155)

34 Sulle vicende di questa spedizione vedi: (Galvão “História das Molucas” pp. 307-317)

35 Secondo quanto riportato da Couto, furono gli spagnoli a chiedere al re di Tidore il permesso di poter passare a Tidore. (Diogo do Couto “Da Asia” Decada V, parte 2, pp. 406-407)

36 (P. Pablo Pastells “Historia general de las islas Filipinas, 1493-1572” vol. I, clxxi In: D. Pedro Torres y Lanzas “Catalogo de los documentos relativos a las islas Filipinas existentes en el archivo de Indias de Sevilla. Procedido de una História General de Filipinas, por el P. Pablo Pastells, S. J.” (Barcellona, 1925-1936)

37 (“Relacion de Garcia de Escalante Alvarado” AGI: Patronato,23,R.10 in: Consuelo Varela “El viaje de don Ruy López de Villalobos a las islas del Poniente, 1542-1548” (Milano, 1983) pp. 143-144) (Pastells “Historia general de las islas Filipinas, 1493-1572” vol. I, clxxvi)

38 L’accordo tra spagnoli e portoghesi verrà firmato il 4 novembre 1545. (“Carta de fray Geronimo de Santisteban a don Antonio de Mendoza, de Cochin, en la India de Portugal a 22 de enero de 1547” AGI: Patronato,20,R.12 in: Consuelo Varela “El viaje de don Ruy López de Villalobos a las islas del Poniente, 1542-1548” (Milano, 1983) p. 30)

39(Pastells “Historia general de las islas Filipinas, 1493-1572” vol. I, clxxxvi, cxciii Ciríaco Pérez-Bustamante “La expedición de Ruy López de Villalobos a las Islas de Pacífico” In: AA. VV. “A viagem de Fernão de Magalhães e a questão das Molucas. Actas do II colóquio Luso-Espanhol de História Ultramarina” (Lisbona, 1975) pp. 611-626)

40I portoghesi, nel 1578, in sostituzione della loro fortezza a Ternate avevano costruito un forte a Tidore.

41 (“Fr. Gaspar Fernandes, provincial of Goa, to Fr. Claudio Acquaviva, general. Goa, 6 de novembro de 1606” Documento n° 10 in: Hubert Jacobs, “Documenta Malucensia III, 1606-1682” (Roma, 1984) p. 49) (Francisco Colin, “Labor Evangelica, ministerios apostolicos de los obreros de la Compania de Jesus, fundacion, y progresos de su provincia en las Islas Filipinas” Vol. 3 (Barcellona, 1900-1903 (prima edizione 1663)) pp. 20-22)

42 (Arch. Gen. de Indias, patronato 46, R 18 “Relación de la fuerza, poder y artilleria que tiene el Rey de Terrenate”)

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Molucche 2 – La conquista di Ternate, 1606

Gli spagnoli nelle Isole Molucche: 1606-1663/1671-1677. La storia della presenza spagnola nelle isole delle spezie

Scritto da Marco Ramerini. 2005-2020/23

CAPITOLO SECONDO: LA CONQUISTA DI TERNATE

LA PREPARAZIONE DELLA SPEDIZIONE DI D. PEDRO DE ACUÑA

La risposta spagnola, questa volta, non tardò ad arrivare. Il governatore delle Filippine, D. Pedro de Acuña, in un documento1, senza data, presente nell’archivio “General da Indias” di Siviglia, elenca i motivi e i benefici per cui gli spagnoli dovrebbero organizzare una spedizione per recuperare la fortezza di Ternate:

  1. Il rinnovo della fede cristiana, sia nell’isola di Ternate come nelle isole vicine.
  2. Il recupero dell’antica reputazione, persa dopo che i portoghesi furono scacciati da Ternate.
  3. La possibilità di poter controllare il commercio dei chiodi di garofano, che crescono solamente in queste isole.2
  4. Il beneficio di poter ricevere le rendite dell’isola.
  5. Ternate può essere un ottima base per poter occupare le isole di Mindanao e Solo, che si trovano lungo il cammino tra Manila e Ternate.

Acuña inoltre indica che essenziale per la buona riuscita dell’impresa, è il segreto e le brevità dell’operazione, in modo da cogliere il nemico di sorpresa. Egli consiglia di usare come base per la preparazione dell’impresa Manila, essendo Ternate più vicina e più facilmente raggiungibile dai possedimenti spagnoli che dall’India portoghese. La proposta di Acuña venne favorevolmente accolta dal Re di Spagna. 3

Il 19 giugno 1604 salpò da San Lucar de Barrameda alla volta della Nuova Spagna la spedizione guidata da Juan de Esquivel inviata dal Re appositamente per la spedizione di Ternate. 4

Il 25 febbraio 1605, giunse nel porto di Cavite nelle Filippine una nave dalla Nuova Spagna. Questa nave era portatrice degli ordini reali favorevoli alla spedizione da intraprendere nelle Molucche, il patacco portò inoltre informazioni al governatore del prossimo arrivo di truppe dalla Nuova Spagna per effettuare l’impresa. Nella stessa nave arrivarono anche due compagnie di soldati, circa 200 fanti destinati a partecipare alla spedizione e inviati dal Vice Re della Nuova Spagna.

Il grosso della spedizione guidato da Juan de Esquivel, era stato inviato direttamente dalla Spagna ed era partito dal porto di San Lucas de Barrameda, da li era giunto nella Nuova Spagna, passando per Città del Messico. I soldati a bordo di due navi, partirono dal porto di Acapulco nella Nuova Spagna il 22 di marzo del 1605, e giunsero nelle Filippine il 9 giugno 1605. La traversata fu fortunata, nonostante che le navi fossero partite con po’ di ritardo rispetto alle previsioni e avessero trovato anche brutto tempo, nella traversata morì un solo soldato. A bordo erano 650 uomini inquadrati in 8 compagnie, 7 delle quali, su ordine di Acuña, erano state fatte sbarcare nel porto di Ybalon e poi il giorno dopo da lì trasportate nell’isola di Panay alla Villa di Arevalo (Oton) dove erano stati preparati i viveri per il loro sostentamento.

Il 18 giugno, il maestro di campo Juan de Esquivel, giunse a Manila per incontrare Acuña. Durante i sette mesi che Esquivel passò a Manila assieme ad Acuña, il comando delle sette compagnie di soldati che con lui erano giunte dalla Spagna e che erano state inviate nell’isola di Panay, venne affidato a Lucas de Vergara. 5

Poco dopo l’arrivo delle truppe arrivarono a bordo di una nave anche 4 pezzi d’artiglieria fusi nella Nuova Spagna. Nonostante che il numero dei soldati inviati (in totale giunsero circa 850 soldati) era di molto inferiore ai 1.500 soldati che Acuña aveva richiesto, egli rimase favorevolmente impressionato dall’alta qualità delle truppe inviate. Tali truppe vennero poi integrate da alcune compagnie di soldati della guarnigione6 e da soldati pampangos, Acuña riferendosi ai soldati pampangos, li descrive come ottimi soldati (archibugieri e moschettieri) specilmente se affiancati a soldati spagnoli. Egli inoltre esprime la sua volontà di partecipare con la sua personale presenza all’impresa.

Per quello che riguarda il materiale da guerra, dei 500 quintali di polvere richiesti da Acuña vennero inviati soltanto 235 quintali di polvere e 100 quintali di salnitro, di questo Acuña si lamenta dicendo che sarà costretto ad usare quello immagazzinato nei magazzini di Manila. Le lamentele non finiscono qui, infatti anche il denaro inviato (60.000 pesos) è una misera cosa rispetto alle spese da sostenere, infatti erano stati promessi 120.000 pesos.

Conosciuto il favorevole parere del re riguardo alle spedizione da lui proposta nelle Molucche, Acuña, immediatamente si dedicò a organizzarne i preparativi, fece costruire nei cantieri delle Filippine delle galee (secondo lui la forma più efficace di difesa di queste isole), e agli inizi di luglio già 5 galee erano pronte: le galea ammiraglia aveva 22 sedili, la galea “patrona” cioè le seconda in comando ed un altra galea avevano 19 sedili ognuna e le altre due erano dotate di 17 posti.

Le galee che vennero costruite non erano molto larghe e questo fu fatto principalmente per due motivi, uno era quello della presenza di numerosi banchi corallini e di scogli affioranti nei mari delle isole che rendeva di difficile utilizzo navi di grandi dimensioni, l’altro motivo e forse il più importante era quello di mantenere bassa la spesa di gestione di queste navi e quindi per far ciò fu deciso di limitare il numero dei rematori. Il governatore si mostrò molto soddisfatto di queste galee, costruite grazie all’aiuto di un abile ed esperto caposquadra, sostituito alla sua morte da un altro esperto costruttore originario di Genova (egli aveva già costruito una galea a Cartagena).

A Manila, la capitale dei possedimenti spagnoli delle Filippine, c’èrano anche persone che volevano intromettersi nell’organizzazione della spedizione. Acuña infatti critica l’atteggiamento tenuto dall’arcivescovo e da Don Antonio de Rivera Maldonado, revisore dell’Audiencia, la critica che il governatore porta loro è quella di volersi immischiare di temi, come quelli di guerra, di cui non hanno competenza e che sono fuori dai loro compiti.

Secondo le intenzioni del governatore alla spedizione dovevano prendere parte: 4 delle galee costruite; un grosso vascello (di 700 tonnellate) per il trasporto delle truppe e delle provviste; un vascello di medie dimensioni (di 250 tonnellate); 3 navi leggere (di 150 o 130 tonnellate); 7 brigantini; 5 “lorchas”; 5 giunchi (vascelli costruiti come fanno in Cina e Giappone) utilizzati per il trasporto di provviste. Tutte queste imbarcazioni erano quelle che Acuña pensava di equipaggiare per conto del re, oltre a queste si dovevano aggiungere altre 7 o 8 barche equipaggiate da privati cittadini. Tutta questa flotta venne raccolta nel porto di Oton nell’isola di Panay.

Acuña decise di partire alla testa della spedizione alla fine di gennaio o all’inizio di febbraio del 1606, che sono i mesi più propizi per navigare dalle Filippine alle Molucche. La priorità della spedizione doveva essere la conquista dell’isola di Ternate, l’intenzione è quella di fare di Ternate la base per la conquista di tutte le Molucche e delle isole Banda, in modo da tagliare alle fonte la base del commercio olandese. 7

LA CONQUISTA OLANDESE DI AMBON E TIDORE

Nel frattempo, come abbiamo già narrato nel primo capitolo, mentre si svolgevano i preparativi della spedizione, le due fortezze che i portoghesi avevano a Tidore e Ambon, vennero catturate dagli olandesi. Ambon cadde senza combattere il 23 febbraio 1605 (il mercoledi delle ceneri), questo sembra dovuto principalmente a causa della condotta codarda del capitano della fortezza Gaspar de Melo e all’interesse personale di alcuni casados portoghesi, che miravano alla salvaguardia dei loro beni. Gli olandesi ricostruirono il forte portoghese e lasciarono come guarnigione 130 soldati.

Dopo la conquista di Ambon, da parte degli olandesi, essi permisero ai due gesuiti lì residenti (Lourenço Masonio e Gabriel da Cruz) di restare nell’isola per continuare la loro missione di evangelizzazione. Ma dopo poco più di due mesi (“a mediado el mes de Mayo”), cambiarono idea e costrinsero i due gesuiti con altre 280 persone ad imbarcarsi su di una “pequeña y mala embarcacion” per le Filippine dove dopo trentanove giorni di navigazione sbarcarono nell’isola di Cebu. Il padre Antonio Pereira, invece continuò a risiedere a Siao e il padre Jorge de Fonseca a Bachão. 8

Cinque delle navi olandesi che avevano catturato Ambon, fecero poi rotta verso Tidore dove giunsero il 5 maggio. I portoghesi della fortezza di Tidore, comandati da Pedro Álvares de Abreu, non si arresero alla vista delle navi, ma costrinsero gli olandesi a combattere, la fortezza venne bombardata per due giorni, il terzo giorno gli olandesi tentarono di entrare nel forte, ma vennero respinti dopo una dura lotta, ma a questo punto la sfortuna si accanì contro i portoghesi. L’episodio chiave fu lo scoppio della polveriera del forte, che provocò la morte di molti difensori e un enorme squarcio nelle mura del forte. I pochi portoghesi superstiti si rifugiarono nella città del re di Tidore, dove con l’aiuto del Re di Tidore trattarono la resa. Gli olandesi dettero ai superstiti (tra loro anche il gesuita Luis Fernandes, superiore della missione gesuitica delle Molucche) alcune imbarcazioni con le quali si trasferirono a Oton nell’isola di Panay. 9 Tidore venne conquistata dagli olandesi il 19 maggio 1605.

I frati portoghesi che si erano rifugiati a Manila, ritornarono alle Molucche nel 1606, con l’armata spagnola guidata dal governatore D. Pedro de Acuña. 10

Per seguire meglio i preparativi dell’armata, il 29 ottobre 1605, Acuña giunse alla Villa de Arévalo.

LA COMPOSIZIONE DELLA FLOTTA DI D. PEDRO DE ACUÑA

La flotta di Acuña, salpò il 15 febbraio 160611 dal porto di Iloilo (Oton, Arévalo) nell’isola filippina di Panay. La flotta spagnola era composta secondo alcuni documenti da 37 imbarcazioni12, erano a bordo delle navi 1015 (mil e quinze) soldati spagnoli e portoghesi, 353 soldati indigeni oltre a 450 tra ufficiali, marinai e frati (domenicani13, gesuiti, quattro francescani e tre agostiniani14). C’erano poi 1330 forzati per le 4 “galés” 15. Della flotta facevano parte anche 3 “galiotas” portoghesi due delle quali provenienti da Malacca, con a bordo 100 portoghesi.16

Mentre Esquivel in una sua lettera indica che parteciparono alla spedizione le seguenti 32 imbarcazioni: 5 “naos” o “nauios”, 4 “galés”, 12 “fragatas”, 2 “champanes”, 2 brigantini, 4 “lorchas”, 2 “lanchas”, un battello per sbarcare l’artiglieria. 17

Secondo la “Relación de la Contaduría de la dicha armada, fecha en Ilo-Ilo a 12 de enero de 1606”, più precisa e dettagliata degli altri documenti, il totale degli uomini che parteciparono alla spedizione era di 3095, di questi 1423 erano soldati e marinai spagnoli, 344 erano soldati pampangos e tagalos, 679 erano indios, 649 erano rematori. 18

I soldati spagnoli erano inquadrati in 14 compagnie, 4 compagnie erano state reclutate in Andalusia, 8 compagnie erano della Nuova Spagna e 2 erano state reclutate a Manila. I nomi dei capitani di queste compagnie erano: Juan Tejo (capitano della compagnia del maestro di campo), Pascual de Alarçon, Pablo Garrucho de la Vega, Lucas de Guevara, Pedro Sevil de Grigua, Esteban de Alcazar, Martin de Esquivel, don Rodrigo de Mendoza, Pedro Delgado, Bernardino Alfonso, Cristobal de Villagra, Juan Guerra de Cervantes. I pampangos erano inquadrati in 4 compagnie con capitani: don Guillermo, don Francisco Palaut, don Agustin Lonot e don Luis. Mentre i tagalos avevano una compagnia di 36 uomini capitanata da don Juan Lit. Sempre secondo la stessa “Relación” le imbarcazioni partecipanti alla spedizione erano in totale 33. 19

Erano presenti 5 navi (naos): Tra questa la nave “capitana” era la Jesús Maria di 800 tonnellate, capitanata da Juan de Urbina. C’era poi la nave “almiranta”, che era la Nuestra Señora de la O. da 160 tonnellate, capitanata da D. Gil de Carranza. Le altre navi erano la Nuestra Señora de la Concepción di 160 tonnellate capitanata da Nicolas de la Cueva e dove Vergara aveva il titolo di capo della gente di mare e guerra 20. La San Idelfonso di 150 tonnellate capitanata da Antonio Carreño de Valdés. La Santa Ana di 100 tonnellate capitanata da Pedro de Irala.

Le galere e le galeotte partecipanti alla spedizione erano 7: La “capitana” dove era imbarcato il governatore Acuña, la “Patrona”, la “Purificación”, la “San Ramón”, la “Napolitana”, la galeota “San Luis” e il brigantino “San Agustín”.

C’erano poi 6 imbarcazioni di privati: Quelle dell’alfiere Coronilla, di Miguel de Gandia, del maestro di campo dei pampangos, del capitano degli indios pampangos don Luis Conti, di don Pedro Mendez e del capitano Juan de Gara. Su queste imbarcazioni erano stati caricati molti viveri. Altre navi cariche di viveri erano le 5 fregate. Presero parte alla spedizione anche le 2 lance inglesi con le quali erano arrivati a Cebú i portoghesi fuggiti da Tidore. C’erano 4 “funcas” (probabilmente giunchi): cariche di gente e viveri. Poi 3 galeotte portoghesi: Una era quella utilizzata dal comandante della fortezza di Tidore, Pedro Alvarez de Abreu, per raggiungere le Filippine, le altre due erano quelle capitanate dal capitan maggiore João Rodrigues Camelo che erano state inviate dal generale André Furtado de Mendonça per soccorrere la fortezza di Tidore. C’era infine una grande chiatta che doveva essere utilizzata per sbarcare l’artiglieria. L’intera flotta era armata con 75 pezzi d’artiglieria.

Gli incarichi principali erano i seguenti:

Il generale Juan Xuarez Gallinato era “del Consejo”.

Il sergente maggiore Cristoval de Azcueta era ammiraglio della flotta.

L’ ingegnere maggiore Cristobal de Leon era capitano della guardia di onore di Acuña (Leon era anche capitano dell’artiglieria, alla sua morte venne nominato al suo posto come capitano d’artiglieria, Esteuan de Alcasar, che con questa carica servì durante la conquista di Ternate 21.

Juan Ortiz era “contador” dell’armata.

Antonio de Ordaz era tesoriere dell’armata.

Fr. Juan de Tapia era cappellano maggiore dell’armata.

Antonio de Oliveira era pilota maggiore dell’armata.

José Naveda era scrivano dell’armata.

Miguel de Estrada era medico e chirugo maggiore. 22

LA TRAVERSATA E L’ARRIVO NELLE MOLUCCHE

Il 18 febbraio 1606, la flotta giunse nel porto della Caldera nell’isola di Mindanao, dove venne fatta scorta di acqua e dove si tentò di riparare la grossa nave capitana, la Jesús Maria, dove era imbarcato anche il maestro di campo Juan de Esquivel, che imbarcava acqua. Ma il 21 febbraio, nonostante i tentativi dei marinai le falle nello scafo ne provocarono l’affondamento. Venne comunque salvata tutta l’artiglieria e le munizioni che trasportava oltre a tutto l’equipaggio, la nave venne bruciata e vennero perfino recuperati i chiodi e i bulloni dello scafo. Esquivel allora si imbarcò sulla nave Nuestra Señora de la Concepción, che per questo motivo divenne la nave “capitana”. Il 26 febbraio la flotta riprese il largo verso le Molucche, con l’ordine di raccogliersi nel porto di Talangame a Ternate. 23

A causa delle tempeste, le navi si dispersero durante la traversata e arrivarono scaglionate a Tidore, solo una sbarcò per sbaglio nell’isola di Mayu, un’isola appartenente a Ternate, e li, gli spagnoli vennero quasi tutti uccisi. Alla metà di marzo le prime imbarcazioni della flotta iniziarono ad arrivare a Tidore.

ALCUNI OLANDESI SONO CATTURATI A TIDORE

Nell’isola di Tidore, gli olandesi avevano fondato una fattoria e vi avevano lasciato soltanto un fattore e tre marinai. Essi vennero catturati dagli spagnoli senza offrire resistenza. Nella fattoria olandese gli spagnoli trovarono 2.000 ducati, della mercanzia e molte armi.24

Il 16 marzo 1606, gli spagnoli interrogarono uno degli olandesi che erano stati catturati nella fattoria olandese di Tidore. L’interrogatorio venne condotto da Christoval Azcueta Minchaca, sergente maggiore del reggimento del maestro di campo Juan de Esquivel, che era comandante reale della flotta. L’olandese era un marinaio di nome Joan ed era un nativo della città di Amberes (Anversa), il fattore della fattoria si chiamava invece Jacome Joan 25 ed era nativo della città di Absterdaem (Amsterdam). Gli altri due olandesi presenti erano marinai, uno di nome Pitri (Pedro Yanson, mozzo della nave “San Idelfonso”26) era originario di Yncussa (Enkhuizen), l’altro di nome (soprannome) Costre 27 (Cornieles Endrique, anch’egli della nave “San Idelfonso”28) era nativo di Campem (Campen).

L’interrogato, Joan, era arrivato nelle Molucche con la spedizione che aveva catturato i forti portoghesi di Amboina e Tidore. Egli dichiara che da 8 mesi risiedeva a Tidore. Il fattore di Tidore, Jacome Joan, invece aveva risieduto a Ternate da 5 anni. Secondo queste dichiarazioni, il re di Tidore all’indomani della presa del forte portoghese aveva giurato fedeltà agli olandesi e aveva richiesto la loro protezione, offrendo loro la costruzione di un forte dove poter far stazionare le truppe per la difesa dell’isola, ma dal momento che il comandante29 della flotta olandese, che aveva conquistato il forte portoghese non aveva abbastanza uomini da lasciare a guarnigione dell’isola, su specifica richiesta del re venne deciso di lasciare alcuni olandesi in una fattoria per commerciare.

Il re di Tidore, in quell’occasione, si impegnò anche a difendere gli olandesi rimasti sull’isola ed a commerciare i chiodi di garofano esclusivamente con gli olandesi. L’olandese informò poi gli spagnoli dello stato di guerra in atto tra Tidore e Ternate. Egli infine descrisse agli spagnoli lo stato delle difese della città di Ternate: L’altezza delle mura della città era di 4 “estados”, mentre l’artiglieria non era all’interno del forte ma era stata immagazzinata in una casa per preservarla dalla pioggia, inoltre a difesa della città c’erano 2.000 guerrieri armati con archibugi, moschetti, “campilanes”, “petos” e “morriones”. 30

A Tidore gli spagnoli furono testimoni di un eclisse di Luna. 31 C’è un riferimento a questo eclisse nel manoscritto di Don Diego de Prado “…il 22 di marzo la Luna fu eclissata di colore rosso tendente al nero, l’eclisse iniziò alle 8 della sera e terminò alle tre del mattino. Parlando in seguito a Ternate di questo eclisse con il maestro di campo Juan de Esquivel egli disse che la nostra armata era in rotta verso Ternate, quando essi videro l’eclisse e dopo la conquista dell’isola il Sultano di Ternate disse che l’eclisse denotava e annunciava la perdita della sua nazione e che egli era un uomo di grande reputazione in questioni di Luna.” 32

Il governatore D. Pedro de Acuña, con le “galés”, fu l’ultimo ad arrivare, le sue navi per un errore del pilota avevano perso la rotta ed erano arrivate nell’isola di Celebes, da qui dovettero lottare contro le correnti e a forza di remi, giunsero a Ternate nel giorno di Pasqua: il 26 marzo 1606. Le galee sostarono a Talangame (il porto di Ternate), dove pensavano di trovare il resto della flotta, e dove invece trovarono una nave olandese di 900 tonnellate, la West-Vriesland (il capitano della nave era un certo Gertiolfos 33, armata di 30 pezzi d’artiglieria, che si trovava ancorata in quel porto e con la quale ebbero un breve scontro. Acuña venne informato da alcuni indigeni che la flotta spagnola era ancorata nel porto di Tidore, che dice Acuña “el Maese de Campo estava en el puerto de Tidore que está como dos leguas y media”.

Il 27 marzo anche Acuña ancorò a Tidore, dove trovò il resto della flotta, e dove però il re dell’isola era assente.

L’ATTACCO SPAGNOLO A TERNATE

Acuña a questo punto decise, saggiamente, dopo un consiglio di guerra con i suoi capitani, che era inutile perdere tempo e forze con la nave olandese, ed era meglio sferrare l’attacco diretto alla fortezza. Gli spagnoli attesero per alcuni giorni l’arrivo del re di Tidore, ma poi non vedendolo arrivare decisero di attaccare la fortezza di Ternate senza attendere oltre.

Acuña aveva deciso di sbarcare le sue truppe tra il forte di Nuestra Señora e un altro che i ternatesi avevano, ma l’avviso di un rinnegato di non sbarcare in quel punto fece si che l’alfiere Pedro de Heredia venisse inviato da Acuña a studiare il luogo dove gli spagnoli pensavano di effettuare lo sbarco ed a spiare i forti che il nemico aveva sull’isola, in modo da poter conoscere meglio la situazione e imbastire un piano accurato per evitare meno danni possibili alle truppe durante lo sbarco. 34

Il 31 marzo mentre le navi spagnole si dirigevano verso Ternate, incontrarono le imbarcazioni con il re di Tidore35, egli, eterno nemico di Ternate, si alleò prontamente con gli spagnoli. Alle truppe spagnole si unirono il giorno seguente anche diversi soldati del re di Tidore. 36 Il 31 marzo 1606, Acuña, portò l’intera flotta nelle vicinanze della fortezza di Ternate, ad un tiro di cannone dal forte chiamato di Nuestra Señora. 37

LO SBARCO A TERNATE

Il giorno seguente, 1 aprile 1606, mezzora dopo l’alba, gli spagnoli iniziarono a sbarcare, allo sbarco ebbe parte attiva anche il frate agostiniano Fra Antonio Flores, che con una galea aiutò le truppe durante lo sbarco, cannoneggiando i nemici. La galera capitana, su cui era imbarcato Pedro de Heredia, doveva nei piani essere utilizzata durante lo sbarco delle truppe per tenere a bada la nave olandese con artifici di fuoco, ma non ci fu bisogno di questo. 38 Heredia non svolse un ruolo attivo nella seguente battaglia, essendo a bordo della galea capitana.

A causa della conformazione del terreno lungo la costa, che presentava solo una stretta striscia di terra che permetteva la marcia di solo 5 soldati per volta, Acuña, decise intelligentemente di far sbarcare le truppe cercando di evitare lo scontro diretto con i nemici, al tempo stesso inviò alcuni indios ad aprire un sentiero nell’interno “por un monte muy espesso” con lo scopo di obbligare i ternatesi a dividere le proprie truppe, che stavano trincerate in un passo lungo la costa, essi furono quindi costretti per paura di venir accerchiati a ritirarsi nel forte senza poter combattere, lasciando libero il passo, la cui conquista era invece costata molto alle truppe di Furtado de Mendoça che nel 1603 avevano tentato la conquista di Ternate.

Gli spagnoli, a meno di un ora dopo lo sbarco, alle 9 della mattina, giunsero con le loro truppe di avanguardia, guidate dal capitano Juan Juárez (Xuárez) Gallinato, e composte da 439 compagnie di fanteria (uno dei 4 capitani dell’avanguardia era Vergara), a un tiro di moschetto (o archibugio, secondo Esquivel) dalle mura del forte di Ternate. Il capitano Lucas de Vergara assieme ad alcuni soldati, si occupò del delicato compito di riconoscere le fortificazioni nemiche, che secondo la sue osservazioni erano molto basse e di pietra senza calce, per cui poco robuste e facilmente conquistabili secondo il suo parere. 40 Tra coloro che presero parte a questo riconoscimento delle fortificazioni nemiche c’era anche Pedro de Hermua, che si occupò di esplorare le difese nemiche sul lato del mare in particolare quelle posizionate sul baluarte di Nuestra Señora. 41 Il re di Tidore seguiva al fianco di Acuña lo svolgersi della battaglia.

LA CONQUISTA DI TERNATE

Decisivo per lo sviluppo della battaglia sembra sia stata la conquista da parte degli spagnoli di quattro alberi dove i ternatesi avevano posizionato delle sentinelle, infatti una volta sloggiate le sentinelle nemiche e posizionati a loro volta soldati spagnoli sugli alberi, le sentinelle furono utilissime per far muovere rapidamente le truppe durante le battaglia. I soldati sugli alberi con la buona visuale che avevano potevano agevolmente avvertire le truppe a terra, impegnate nella battaglia, di eventuali punti deboli dello schieramento nemico.

Visto che i ternatesi stavano fortificandosi sul baluarte “Cachil Tulo”, gli spagnoli decisero di disturbarli con cariche di moschetteria e per meglio far ciò decisero di prendere una posizione elevata (“lugar elevado” o “sitio eminente” o “eminencia”) che era situata nelle immediate vicinanze del baluarte, a destra dalla muraglia di fronte al baluardo “Cachil Tulo”, a tale scopo fu inviato il capitano Juan de Cubas con 30 moschettieri egli con grande difficoltà riuscì a raggiungere il luogo. Nel frattempo un gruppo di ternatesi che era uscito dal forte e sul lato del mare aveva attaccato le truppe spagnole, si accorse della manovra spagnola. Allora le truppe ternatesi attaccarono con impeto il piccolo distaccamento comandato da Cubas. A causa della difficoltà in cui si trovava il piccolo distaccamento di moschettieri, alcune truppe spagnole (50 “picas”, probabilmente comandate da Vergara) accorsero in aiuto del disperato capitano, a questo punto una nuova sortita in direzione del mare fu effettuata dai difensori del forte, ma prontamente le sentinelle sugli alberi avvertirono di questa mossa e le truppe spagnole, che probabilmente erano guidate dal capitano Cervantes, riuscirono a bloccare la loro avanzata e addirittura a metterli in rotta.

Altri rinforzi comandati da Cristoval de Azcueta, tra cui diversi achibugeri e 50 alabardieri, vennero allora inviati come rinforzo al capitano Juan de Cubas che continuava con i suoi uomini a difendere disperatamente la posizione conquistata. Dopo poco i ternatesi erano in rotta verso la muraglia della città, allora Acuña ordinò alle sue truppe di attaccare le truppe in ritirata e assalire le mura, cosa che gli spagnoli fecero con grande impeto, le mura furono scalate e i primi a raggiungerle furono i capitani Juan de Cubas e Cervantes42, in quest’occasione, Cervantes fu colpito da una lancia e morirà 5 giorni dopo, anche Cubas durante la scalata delle mura venne ferito per due volte, una al petto e l’altra al piede. 43

I ternatesi per fortuna degli spagnoli non ebbero neanche il tempo di rifugiarsi nel vecchio forte portoghese, cosa che avrebbe creato non poche difficoltà agli assalitori, anche se per i canoni del tempo il vecchio forte portoghese costruito nel 1521 era già superato. Esso viene descritto da Argensola come “fuerza pequeña y edificada en tiempos menos maliciosos”, mentre Acuña la definisce “pequeña y vieja”.44 Probabilmente la mancata resistenza dei ternatesi all’interno del forte fu dovuta all’impeto con cui gli spagnoli si scagliarono all’interno delle mura della città dopo la conquista del bastione di Cachil Tulo, in modo particolare Lucas de Vergara fu il primo spagnolo ad entrare nella fortezza principale, che era la casa del Re (cioè il vecchio forte portoghese), facendo fuggire i nemici dalle finestre, e a porvi la bandiera spagnola.

All’interno della fortezza vennero trovate dagli spagnoli munizioni e armi. Grazie alla coraggiosa condotta di Vergara anche le ultime possibilità di resistenza dei ternatesi vennero spazzate via. Vergara grazie al suo coraggio e alla sua condotta venne nominato sergente maggiore del campo di Ternate, sembra che quest’incarico fosse inizialmente per il sergente maggiore Azcueta, ma per scelta di Acuña venne affidato a Vergara. 45

La battaglia finale, sopra descritta, durò circa mezzora, ed un ora e mezzo dopo mezzogiorno46 la fortezza e la città di Ternate caddero in mano spagnola. La conquista della fortezza, ritenuta molto difficile visto i risultati delle precedenti spedizioni spagnole, causò la perdita di solo una quindicina di soldati mentre 20 furono i feriti. Gli spagnoli per prendere Ternate non sbarcarono nemmeno l’artiglieria. 47

Per quanto riguarda la conduzione finale dell’assalto della fortezza di Ternate, esistono due contrastanti versioni. La prima è quella fornita dagli spagnoli e sopra descritta.

La seconda versione, è la versione portoghese. Secondo i portoghesi, fu il capitano portoghese João Rodrigues Camelo a guidare l’avanguardia, lui e i soldati portoghesi al suo seguito conquistarono da soli la fortezza.48 Qualcosa di vero potrebbe esserci, Argensola ci dice che Acuña donò ai capitani portoghesi delle catene d’oro per il valore da loro mostrato nella presa della città.49 Ciò indica che l’apporto dei portoghesi nella conquista della città fu comunque importante.

La piccola compagnia di portoghesi guidata da Camelo, dopo la conquista di Ternate, ritornò a Malacca dove giunse nel luglio 1606, essi trovarono però la città assediata dalle imbarcazioni olandesi, si videro quindi costretti a tentare uno sbarco nella boscaglia vicino alla città, qui però gran parte degli uomini vennero uccisi o catturati dagli olandesi, dei 52 tornati da Ternate solo 25 riuscirono a raggiungere Malacca. 50

Molto probabilmente furono Camelo e i suoi portoghesi a portare a Malacca la lettera scritta da Acuña al Re e datata Ternate, 8 aprile 1606: “y ofreciéndose unas galeotas para Malaca no he querido dexar de escrivir en ellas estos renglones, para que Vuestra Magestad sepa este buen suceso”.

Gli spagnoli trovarono nella fortezza di Ternate, 43 “piezas grandes de bronce”51 “peças de colher”, più di 20 “falcões” e un grande numero di “berços”. Gran parte dell’artiglieria trovata era di origine portoghese, molto probabilmente quella catturata dai ternatesi nel 1575, ma era presente anche artiglieria di origine olandese e danese. Le condizioni della fortezza non erano delle migliori a questo proposito gli spagnoli progettarono di migliorarne subito le difese.52

Gli spagnoli a causa della rapida conquista della fortezza e dei pochi morti tra i loro soldati gridarono al miracolo sostenendo la mano della Madonna in questi eventi. 53

Anche a Ternate gli olandesi avevano stabilito una fattoria che venne occupata dagli spagnoli. In questo caso vennero catturati due olandesi.54

La città venne saccheggiata dagli spagnoli.

LA FUGA DEL SULTANO DI TERNATE

Il sultano di Ternate, Said Berkat (il suo nome per esteso era il seguente: Paduka Sri Sultan Said ud-din Barakat Shah), che era nato nel 1563, ed era diventato sultano di Ternate alla morte di suo padre (Paduka Sri Sultan Babu’llah ibni al-Marhum Sultan Hairun) il 25 Maggio 158355, riuscì a fuggire, a bordo di una “caracoa”, nel forte di Sabubú a Geilolo, nell’isola di Halmahera (Batachina). Anche alcuni olandesi (sembra 13 o 14) che avevano partecipato allo scontro fuggirono mettendosi in salvo. Dopo laconquista spagnola anche la nave olandese fuggì.

Fra Antonio Flores, che con la sua galea aveva ricevuto l’incarico di vigilare sulle caracoas che i ternatesi avevano protette dal banco corallino davanti alla città non riuscì a fermare la fuga delle 4 caracoas dove si era rifugiato il re, che riuscì a fuggire grazie alla maggiore velocità delle imbarcazioni, e anche a causa del sopraggiungere della notte. 56

I resti delle truppe di Ternate si rifugiarono nel forte di Tacome (Takome o Takomi) sulla costa NO di Ternate, dove vennero raggiunti, il 3 aprile, dalle truppe spagnole guidate dal capitano Cristobal de Villagrá e da alcune “caracoras” del re di Tidore, Kaicil Mole, alleato degli spagnoli. Qui il Kaicil Hamja e altri dignitari della corte di Ternate insieme ad alcuni olandesi si sottomisero agli spagnoli.

Il 2 aprile, venne innalzato un altare e con una solenne manifestazione religiosa il governatore Acuña battezzò la città di Ternate come Ciudad del Rosario (Nuestra Señora del Rrosario de Terrenate) e il forte principale come forte del Rosario, inoltre venne istituita in quell’occasione la confraternita del Rosario (Confradía de Nuestra Señora del Rosario). Venne così mantenuta la promessa fatta da Acuña, prima della partenza della spedizione da Otón, di chiamare la prima città catturata al nemico “ciudad del Rosario”. 57

LA RESA DEL SULTANO DI TERNATE

Acuña, inviò quindi il capitano Cristobal de Villagrá con il Kaicil Hamja (Amuja) accompagnato da Paulo de Lima, un portoghese “natural destas islas” (nativo di Ternate), a Geilolo per trattare con il sultano. Essi riuscirono a convincere Said Berkat (chiamato dagli spagnoli Sultán Zaide) a sottomettersi agli spagnoli e a presentarsi al castello di Ternate, cosa che egli fece il 9 aprile 1606, accompagnato dal figlio e suo erede, e da molti suoi dignitari.

Il 10 aprile nella fortezza di Ternate, il sultano di Ternate firmò le capitolazioni58 con cui consegnava agli spagnoli le fortezze che egli possedeva: Xilolo (Jilolo), Sabubú, Gamocanora, Tacome, i forti di Maquién, i forti di Sula “e las demás”, i forti citati dovevano essere consegnati agli spagnoli con tutte le armi e le munizioni. Passavano alla Spagna anche tutti i villaggi della Batachina del Moro (Halmahera) come anche le isole di Morotai (Marotay) e Herrao. Il sultano faceva atto di vassallaggio al Re di Spagna. Per mettere in pratica queste capitolazioni, il sultano si impegnava ad inviare nei luoghi su indicati assieme alle truppe spagnole anche suo cugino, il cachil Amuja. Le capitolazioni vennero firmate dal sultano Zaide, dai capitani Juan Xuárez Gallinato e Cristóbal de Villagra e dal portoghese “natural destas yslas” Paulo de Lima che svolse il ruolo d’interprete.

In esecuzione di tali accordi partirono da Ternate due galere con a bordo il capitano Cristóbal de Villagrá e i soldati della sua compagnia oltre a una parte della compagnia del defunto Cervantes insieme al principe di Ternate cachil Amuja. Le due galere si diressero prima alle fortezze di Tacome (Tacame) e Sula nell’isola di Ternate e ne presero formalmente possesso, il 13 aprile 160659. Poi si diressero all’isola di Halmahera dove, il 14 aprile fu preso possesso della fortezza di Xilolo, il 17 aprile fu preso possesso di Sabubú e infine il il 19 aprile di Gamocanora.60

Dopo la caduta in mano spagnola del forte di Ternate, i re di Tidore, Bacan e il sangace di Alabua (Labuha, vassallo del re di Bachan) stipularono con gli spagnoli dei trattati di vassallaggio, in questi trattati vennero riconosciute condizioni di favore alla religione cristiana.61

Gli spagnoli restituirono a coloro che avevano dimostrato fedeltà nei loro confronti e cioè ai re di Tidore, Bachan e Siao e anche a Paulo de Lima (che li aveva aiutati nelle trattative con il sultano di Ternate), i loro possedimenti nelle isole vicine.62 Al re di Tidore vennero concessi oltre agli otto villaggi di Makian che erano appartenuti a Tidore, anche i 9 villaggi dell’isola di Maquién che appartenevano Ternate. Mentre al re di Bachán vennero concesse le isole di Cayoa, Adoba e Bailora e dei posti nelle vicinanze di Amboino (Lucobata, Palomata e altri). Al sangage cristiano di Labua, Ruy Pereira, venne riconosciuto il possesso dell’isola e villaggio di Gane, situata nelle vicinanze di Labua e luogo di nascita dello stesso sangage. 63 Il sultano di Tidore, offrì sottomissione alla Spagna e promise anche di far costruire una fortezza spagnola a Tidore. A guarnigione dell’isola di Tidore vennero lasciati 100 uomini al comando del capitano Alarcón.64

La chiesa che i gesuiti portoghesi avevano avuto a Ternate, venne loro restituita, essa era di pietra e calce e in buone condizioni (anche se era senza tetto e piena di terra e immondizie65). Era questa chiesa la vecchia chiesa portoghese di São Paulo (San Pablo), che era stata dotata di terrapieno dai ternatesi per meglio difendersi dagli spagnoli.66 Mentre la casa dei gesuiti, è in pessime condizioni e secondo la lettera di frate Lorenzo Masonio, dovrà essere “rinnovata dai cementi”.67 La chiesa viene descritta come grande e capace, essa verrà dotata, negli anni successivi, di un coro spazioso ornato di un grande e bel sacrario dorato con una custodia di argento. 68

Dopo la conquista restarono a Ternate un frate domenicano, Andrés de Santo Domingo; due frati francescani, frate Alonso Guerrero e il fratello laico Diego de Santa Maria69; quattro gesuiti e un frate laico (Luis Fernades, Gabriel Rengifo da Cruz, Jorge de Fonseca, Lorenzo Masonio e il laico Giampaolo Mafrida), mentre un quinto gesuita, frate Antonio Pereira risiede a Siau.70 Anche due agostiniani rimasero a Ternate, essi erano frate Juan de Tapia e il frate laico Antonio Flores.71 Tra gli agostiniani dovrebbe essere rimasto a Ternate anche frate Roque de Barrionuevo, che ricoprirà la carica di priore di Ternate fino al 1608, egli scrisse anche un dizionario del dialetto dei Mardicas. 72

Ai due frati francescani, uno dei quali, il frate Alonso Guerrero è chirurgo, venne affidato l’ospedale di Ternate che viene installato nella moschea principale della città dove anche viene fondato il convento dei frati francescani. Mentre per il convento degli agostiniani viene utilizzata una casa di una sorella del re, infine i domenicani si stabiliscono in una casa di un cachil ricco.73

La presenza a Ternate, dei gesuiti portoghesi, che si erano rifugiati a Manila, dopo la caduta, nelle mani degli olandesi, delle ultime fortezze portoghesi di Tidore e Ambon, rappresenta l’unico legame ufficiale rimasto con il Portogallo, infatti essi erano ancora soggetti al Padroado della corona portoghese.

Alcuni dei gesuiti, si dedicarono alla conversione degli abitanti ed alla cura dei cristiani delle isole vicine a Ternate. Il frate Antonio Pereira si occupa dell’isola di Siau dove risiede; mentre frate Jorge de Fonseca risiede a Labuha (Bachan). All’isola di Moro si reca in visita frate Lorenzo Masonio, mentre frate Gabriel da Cruz fa naufragio quando è diretto ad Ambon. A Ternate resta soltanto il superiore Luis Fernandes con il fratello laico Giampaolo Mafrida.74

Dopo la conquista Acuña decise, per maggior sicurezza, di deportare a Manila il sultano con il principe, suo figlio, e tutti i suoi dignitari, in totale una trentina di persone.75 La decisione del governatore venne comunicata al sultano (che era sulla galera la “Purificación”) il 1 maggio 1606 dal gesuita Luis Fernándes. 76 Il governo del sultanato venne affidato, dal sultano in esilio, a due suoi zii (cachil Sugui e cachil Quipat) che vennero nominati governatori.77

Il sultano Said Berkat di Ternate, che, dopo la vittoria spagnola (1606) venne deportato a Manila, ritornò a Ternate nel 1611 insieme al governatore Juan de Silva, che sperava con la sua presenza di convincere i ternatesi ad allearsi con la Spagna e così eliminare gli olandesi dalle Molucche. Ciò non avvenne e il sultano venne di nuovo riportato, come vedremo, a Manila nel 1615, dove resterà fino alla sua morte, avvenuta nel 1628.78

Scritto da Marco Ramerini.

Questo studio è formato da 11 capitoli:

1: I primi contatti degli spagnoli con le Molucche

2: La conquista di Ternate

3: Il governo di Juan de Esquivel, Maggio 1606-Marzo 1609

4: Il governo di Lucas de Vergara Gabiria (che fa le funzioni), Marzo 1609-Febbraio 1610

5: Il governo di Cristóbal de Azcueta Menchaca (che fa le funzioni), Febbraio 1610-Marzo 1612

6: Il governo di D. Jerónimo de Silva, Marzo 1612-Aprile 1617

7: Il governo di Lucas de Vergara (Bergara) Gabiria (secondo termine), Aprile 1617-Febbraio 1620

8: Il governo di D. Luis de Bracamonte (che fa le funzioni), Febbraio 1620-1623

9: Il governo di Pedro de Heredia, 1623-1636

10: Il governo di D. Pedro Muñoz de Carmona y Mendiola (che fa le funzioni), marzo (?) 1636-gennaio 1640

11: Gli ultimi governatori spagnoli delle Molucche

12: Bibliografia

NOTE:

1 (Audiencia das Filipinas, Secular Legajo n°1, Doc. 43 “Pontos que D. Pedro de Acuña assinala para que Sua Majestade mande fazer a jornada das ilhas Molucas e as causas que há para assim se fazer, como também o que é necessário para a execução delas, e a utilidade e beneficios que dela se obteriam.”)

2 Cento anni dopo l’arrivo dei portoghesi, la produzione dei chiodi di garofano si era estesa anche ad altre isole, in particolar modo ad Ambon, nella parte occidentale di Ceram e nell’isola di Halmahera, quindi le 5 isole originarie non godevano più dell’esclusiva di questa spezia. (Prakash, Om “Restrictive trading regimes: VOC and the Asian spice trade in the seventeenth century” In: “An expanding world” vol. 11, p. 320)(De Silva, C. R. “The Portuguese and the trade in cloves in Asia during the sixteenth century” In: An expanding world vol. 11, p. 265)

3 Vedi: “Carta del Re ad Acuña, Valladolid, 20 giugno 1604” nella quale viene ordinato ad Acuña di fare la spedizione a Ternate. Citata nella lettera di Esquivel: (AGI: Patronato, 47, R.22 “Carta de Juan de Esquivel al Rey progresos islas del Maluco, 31-03-1607”)

4 (AGI: “Carta de Juan de Esquivel al Rey llegada a islas Molucas. Terrenate, 09-04-1606” Patronato,47,R.2)

5 (AGI: “Carta de Juan de Esquivel al Rey,llegada a Filipinas, 06-07-1605” Patronato,47,R.1) (AGI: “Informaciones Lucas de Vergara Gaviria, 1611” Filipinas,60,N.12)).

6 Saranno 250 i soldati del presidio di Manila che prenderanno parte alla spedizione (Lettera di Don Agustín de Arceo al Re, 10 luglio 1606 pubblicata in Pastells “Historia general de Filipinas” tomo V, p. ccxvi)

7 (“Lettera di Acuña a Felipe III, Manila 1 luglio 1605” In: Blair, E. H. e Robertson, J. A. “The Philippine Islands, 1493-1898” vol. 14, pp. 53-63)

(AGI: “Carta de Juan de Esquivel al Rey,llegada a Filipinas, 06-07-1605” Patronato,47,R.1)

8 (Doc.Mal. III p. 51 Doc. n°11) (Colin-Pastells “Labor Evangelica” vol. III pp. 17-19)

9 (Doc.Mal. III p. 49 Doc. n°10) (Colin-Pastells “Labor Evangelica” vol. III pp. 20-22) (AGI: “Carta de Acuña sobre toma de Tidore por los holandeses, 06-01-1606” Filipinas,7,R.1,N.29)

10 (Doc.Mal. III p. 53 Doc. n°12)

11 (Doc.Mal III p. 2 Doc. n°1), (“Lettera di Acuña al Re, 8 aprile 1606” in Pastells “Historia general de Filippines” tomo V, pp. ccxvii-ccxix), (“Lettera di Juan de Esquivel al Re, 9 aprile 1606” in Pastells “Historia general de Filippines” tomo V, p. ccxvii) (AGI: “Carta de Juan de Esquivel al Rey llegada a islas Molucas. Terrenate, 09-04-1606” Patronato,47,R.2). Mentre erroneamente, la data di partenza è il 15 gennaio secondo: (Argensola p. 322) e (Pérez p.682)

12 36 imbarcazioni secondo: (Doc.Mal. III p. 15 Doc. n°3)

13 Secondo quanto riferito da frate Diego Aduarte nella sua “Historia…” i domenicani che presero parte alla spedizione erano frate Andres de Santo Domingo e un religoso laico. (Aduarte, Diego “Historia de la Provincia del Sancto Rosario” In: Blair, E. H. e Robertson, J. A. “The Philippine Islands, 1493-1898” vol. 31, p. 247)

14 Gli agostiniani erano: frate Roque de Barrionuevo, frate Juan de Tapia e il frate laico Antonio Flores. A frate Roque de Barrionuevo, venne affidato il compito di fondare un monastero agostiniano a Ternate, egli fu anche nominato priore di Ternate, carica che ricoprì fino al 1608. (Wessels “De Augustijnen in de Molukken” pp. 55-56)

15 (Francisco de Romanico era “general” di una di queste galere (AGI: “Informaciones Fernando Centeno Maldonado, 1615” Filipinas,60,N.18))

16 (Doc.Mal III pp. 2-3 Doc. n°1)

17 (AGI: “Carta de Juan de Esquivel al Rey llegada a islas Molucas. Terrenate, 09-04-1606” Patronato,47,R.2)

18 (“Relación de la Contaduría de la dicha armada, fecha en Ilo-Ilo a 12 de enero de 1606”)

19 (“Relación de la Contaduría de la dicha armada, fecha en Ilo-Ilo a 12 de enero de 1606”)

20 (AGI: “Informaciones Lucas de Vergara Gaviria, 1611” Filipinas,60,N.12)

21 Vedi: (AGI: “Parecer de la Audiencia sobre Esteban de Alcazar, 07-08-1615” Filipinas,20,R.9,N.57) (AGI: “Confirmación de encomienda de Hagonoy, etc. Esteban de Alcazar. Manila, 21-10-1616” Filipinas,47,N.5 ) (AGI: “Meritos Esteban de Alcázar, 1623-07-19” Indiferente,161,N.81))

22 (Pastells “Historia general de Filippines” tomo V, pp. ccxliii-ccxlv “Relación de la Contaduría de la dicha armada, fecha en Ilo-Ilo a 12 de enero de 1606”)

23 (“Lettera di Juan de Esquivel al Re, 9 aprile 1606” in Pastells “Historia general de Filippines” tomo V, p. ccxvii) (“Lettera di Acuña al Re, 8 aprile 1606” in Pastells “Historia general de Filippines” tomo V, pp. ccxvii-ccxix) (AGI: “Informaciones Lucas de Vergara Gaviria, 1611” Filipinas,60,N.12 in modo particolare la testimonianza del frate agostiniano Antono Flores) (AGI: “Carta de Juan de Esquivel al Rey llegada a islas Molucas. Terrenate, 09-04-1606” Patronato,47,R.2).

24 (“Lettera di Acuña al Re, 8 aprile 1606” in Pastells “Historia general de Filippines” tomo V, pp. ccxvii-ccxix), (Montero y Vidal p. 151) e anche (Turbolent times p. 132), secondo Diego Aduarte erano due gli olandesi trovati nella fattoria di Tidore (Aduarte, Diego “Historia de la Provincia del Sancto Rosario” In: Blair, E. H. e Robertson, J. A. “The Philippine Islands, 1493-1898” vol. 31, p. 249).

25 (Jácome Jolián nella versione dello stesso interrogatorio data da Pastells “Historia general de Filippines” tomo V, p. ccxx)

26 (Pastells “Historia general de Filippines” tomo V, p. ccxix)

27 (o Postre nella versione dello stesso interrogatorio data da Pastells (“Historia general de Filippines” tomo V, p. ccxx)

28 (Pastells “Historia general de Filippines” tomo V, p. ccxix)

29 Il nome del comandante della flotta olandese è Cornieles Bastian

30 (“The Dutch factory at Tidore” In: Blair, E. H. e Robertson, J. A. “The Philippine Islands, 1493-1898” vol. 14, pp. 112-118) (Vedi anche la versione dello stesso documento data da Pastells “Historia general de Filippines” tomo V, pp. ccxx-ccxxi))

31 (Aduarte, Diego “Historia de la Provincia del Sancto Rosario” In: Blair, E. H. e Robertson, J. A. “The Philippine Islands, 1493-1898” vol. 31, p. 249)

32 (Prado “The discovery of Australia” p. 7)

33 (“The Dutch factory at Tidore” In: Blair, E. H. e Robertson, J. A. “The Philippine Islands, 1493-1898” vol. 14, p. 114)

34 (AGI: “Parecer de la Audiencia sobre Pedro de Heredia, 20-07-1612” Filipinas,20,R.6,N.50) (AGI: “Meritos Pedro de Heredia, 22-09-1628” Indiferente,111,N.78)

35 (Pérez p. 683)

36 (“Lettera di Acuña al Re, 8 aprile 1606” in Pastells “Historia general de Filippines” tomo V, pp. ccxvii-ccxix)

37 (“Lettera di Juan de Esquivel al Re, 9 aprile 1606” in Pastells “Historia general de Filippines” tomo V, p. ccxvii) (AGI: “Carta de Juan de Esquivel al Rey llegada a islas Molucas. Terrenate, 09-04-1606” Patronato,47,R.2)

38 (AGI: “Parecer de la Audiencia sobre Pedro de Heredia, 20-07-1612” Filipinas,20,R.6,N.50)

39 5 compagnie componevano l’avanguardia secondo le testimonianze di Esquivel e Azqueta in: (AGI “Confirmación de encomienda de Laglag, etc Pedro de Hermua, 13-07-1619” Filipinas,47,N.28”)

40 (AGI: “Informaciones Lucas de Vergara Gaviria, 1611” Filipinas,60,N.12)

41 (AGI “Confirmación de encomienda de Laglag, etc Pedro de Hermua, 13-07-1619” Filipinas,47,N.28”)

42 Questo secondo Argensola, mentre secondo la testimonianza del governatore Acuña, i primi spagnoli che entrarono nelle fortezza furono i capitani spagnoli Juan Guerra de Cervantes e Cristóbal de Villagra. (Colin-Pastells III, pp. 46-47 citato in: Doc.Mal. III p. 88)

43 (“Relación de méritos y servicios del Capitán Juan de Cubas” in Pastells “Historia general de Filippines” tomo V, p. ccxxv)

44 Per la narrazione della battaglia sono fonti utili: (Argensola pp. 326-329) (“Lettera di Acuña al Re, 8 aprile 1606” in Pastells “Historia general de Filippines” tomo V, pp. ccxxi-ccxxiv) (“Lettera di Esquivel al Re” in Pastells “Historia general de Filippines” tomo V, pp. ccxxiv-ccxxv) (Colin-Pastells “Labor Evangelica” vol. III p. 320 nota n°1)

45 Vedi la testimonianza dell’agostiniano Fra Rroque de Barrio Nuebo in: (AGI: “Informaciones Lucas de Vergara Gaviria, 1611” Filipinas,60,N.12))

46 (Doc.Mal. III p. 11 Doc. n°2)

47 (“Lettera di Acuña al Re, 8 aprile 1606” in Pastells “Historia general de Filippines” tomo V, pp. ccxxiii) (“Lettera di Esquivel al Re” in Pastells “Historia general de Filippines” tomo V, pp. ccxxiv-ccxxv)

48 (Doc.Mal. III p. 88-89 Doc. n°24)

49 (Argensola pp. 332)

50 (Boxer-Vasconcelos “André Furtado de Mendonça” p. 66)

51 (Argensola p. 329) e anche (“Lettera di Acuña al Re, 8 aprile 1606” in Pastells “Historia general de Filippines” tomo V, p. ccxxiii) mentre in Doc.Mal. III p. 8 Doc. n°1: “40 peças de colher”, più di 20 “falcões” e un grande numero di “berços”.

52 (Doc.Mal. III p. 8 Doc. n°1) (Per una lista dettagliata dell’artiglieria trovata a Ternate vedi: Pastells “Historia general de Filippines” tomo V, pp. ccxxvii-ccxxviii)

53 (Per i miracoli attribuiti alla Madonna in questa battaglia vedi: Aduarte, Diego “Historia de la Provincia del Sancto Rosario” In: Blair, E. H. e Robertson, J. A. “The Philippine Islands, 1493-1898” vol. 31, pp. 251-252)

54 (Montero y Vidal p. 151) (“Lettera di Acuña al Re, 8 aprile 1606” in Pastells “Historia general de Filippines” tomo V, p. ccxix) (Doc.Mal. III pp. 7-10 Doc. n°1)

55 Fonte Christopher Buyers “Royal Arch”

56 (AGI: “Informaciones Lucas de Vergara Gaviria, 1611” Filipinas,60,N.12)

57 (Doc.Mal. III p. 338 Doc. n°91 & nota 1) (Aduarte, Diego “Historia de la Provincia del Sancto Rosario” In: Blair, E. H. e Robertson, J. A. “The Philippine Islands, 1493-1898” vol. 31, p. 251) (“Información de Azcueta, 1609” in: Pastells “Historia general de Filippines” tomo V, pp. ccxxx-ccxxxi)

58 Vedi: Doc. 7027dell’Archivio de Indias di Siviglia “Capitulaciones que por disposición del general de esta armada Don Pedro de Acuña hicieron con el rey de Terrenate el General Juan Juárez Gallinato y el capitán Cristóbal de Villagra. Fortaleza de Terrenate, 10 de abril [1606]” . 1-2-1/14, r.o 5 (fs. 109)

59 Vedi: Doc. 7028 dell’Archivio de Indias di Siviglia “Posesión que en nombre de S. M. tomó el general Juan Juárez Gallinato de Terrenate, su fortaleza y otros pueblos sus anexos, cuya posesión tomó con todas las solemnidades en el pueblo de Tacame, por disposición del general de esta armada Don Pedro de Acuña. 13 de abril [1606]” . 1-2-1/14, r.o 7. (fs. 109)

60 (Argensola pp. 337-342) (Pastells “Historia general de Filippines” tomo V, p. ccxxvii)

61 (Doc.Mal. III pp. 117 Doc. n°35) (AGI: “Carta de Ruy Pereira Sangage al Rey de España, 2-05-1606” Patronato,47,R.16)

62 (Argensola pp. 342-343)

63 (Pastells “Historia general de Filippines” tomo V, p. ccxxviii) (AGI: “Carta de Ruy Pereira Sangage al Rey de España, 2-05-1606” Patronato,47,R.16. In questo documento è presente anche la carta firmata da Acuña che concede al Sangage il possesso dell’isola di Gane, datata: “Parecer de don Pedro de Acuña sobre la conducta y persona de Ruy Pereira Sangage, Terrenate, 2-05-1606”)

64 (Montero y Vidal p. 151) e anche (Turbolent times p. 132)

65 (Doc. Mal. III p. 218 Doc. n°59) (Pastells “Historia general de Filippines” tomo V, p. ccxxviii)

66 (Argensola p. 329)

67 (Doc.Mal. III p. 12 Doc. n°2)

68 (Doc. Mal. III p. 218-219 Doc. n°59)

69 (Doc.Mal. III p. 23 Doc. n°3)

70 (Doc.Mal. III pp. 8-9 Doc. n°1)

71 (Doc.Mal. III p. 23 Doc. n°3) (Per quanto riguarda Juan de Tapia vedi anche: Fr. Juan de Medina “History of the Agustinian order in the Filipinas Islands” 1630 (pubblicato: 1893, Manila) In: Blair vol. 24, p. 109; dove il frate viene descritto come essere non solo un ottimo frate ma anche un valoroso soldato) (Per il fratello laico Antonio Flores, vedi Argensola pp. 299-300 e Wessels “De augustijnen in de Molukken” p. 56)

72 I Mardicas (in portoghese, mardicas; in olandese, Mardijker) erano una comunità formata da nativi e sanguemisti portoghesi. Parlavano una lingua creola di origine portoghese. (Blair, E. H. e Robertson, J. A. “The Philippine Islands, 1493-1898” vol. 24 p. 41 nota 10)

73 (Argensola p. 343)

74 (Doc.Mal. III p. 23 Doc. n°3 & p. 27 Doc. n°4)

75 (Doc.Mal. III pp. 2-7 Doc. n°1) Furono deportati a Manila i seguenti dignitari: il Sultano di ternate, Cachil Sultan Zaide Burey; il figlio del sultano e suo erede, Cachil Sulamp; Cachil Tulo; il figlio del Cachil Tulo, Cachil Cidase (?); Cachil Amura cugino del sultano; Cachil Ale; Cachil Naya; Cachil Colanbaboa; Cachil de Rebas; Cachil Pamuia; Cachil Babada; Cachil Barcat; Cachil Suguir; Cachil Gugugu; Cachil Bulefe; il Sangage di Bachan, Bulila; Cachil Maleyto; il Sangage di Maquien; il Sangage di Lacomaconora; oltre ad altri due Cachis che erano considerati come sacerdoti e a tre servi. (AGI: “Capitulaciones con el rey de Terrenate, 1606” Patronato,47,R.11)

76 (Pastells “Historia general de Filippines” tomo V, p. ccxxviii)

77 (Argensola p. 344)

78 (Doc.Mal. III p. 5*)

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Colonialismo portoghese Lingua portoghese

La Comunità dei Paesi di lingua portoghese

Scritto da Mario Chiapetto.

La Comunità dei Paesi di lingua portoghese – Comunidade dos Países de Língua Portuguesa (CPLP) è una organizzazione internazionale dei Paesi che hanno come lingua ufficiale quella portoghese: Angola, Brasile, Cabo Verde, Guinea Bissau, Mozambico, Portogallo, São Tomé e Príncipe, Timor Orientale, e la Guinea Equatoriale (quest’ultimo Paese è stato possedimento spagnolo fino agli anni 60 del Novecento, ma nella sua dipendenza dell’isola di Fernando Poo il portoghese è rimasto come traccia dell’antica colonizzazione portoghese fino al Settecento). Sono Membri Osservatori le Mauritius, il Senegal.

Entreranno a far parte come osservatori anche i territori che hanno avuto una significativa presenza coloniale portoghese, quali Macao, Goa e Malacca, ma anche Paesi con speciali legami della diaspora portoghese, quali il Venezuela, e la Galizia (quando saranno risolte le difficoltà diplomatiche che ancora si frappongono).

È stata fondata nel 17 luglio 1996, dietro ispirazione del filosofo e pensatore Agostinho da Silva, portoghese ma con lunga permanenza in Brasile quale docente universitario e consigliere della Presidenza della Repubblica Federale, e pioniere della fratellanza lusofona.

La CPLP ha personalità giuridica e di autonomia finanziaria. Suoi obiettivi generali sono:

  • La cooperazione politica e diplomatica tra i membri, in particolare per rafforzare la propria presenza sulla scena internazionale.
  • La cooperazione in tutti i settori, tra cui l’istruzione, la salute, la scienza e la tecnologia, la difesa, l’agricoltura, la pubblica amministrazione, le comunicazioni, la giustizia, la sicurezza pubblica, della cultura, dello sport e dei media.
  • La realizzazione di progetti di promozione e diffusione della lingua portoghese.

La CPLP, secondo il suo statuto, è regolato dai seguenti principi:

  • Uguaglianza sovrana degli Stati membri.
  • Non interferenza negli affari interni di ogni Stato.
  • Rispetto delle loro identità nazionale.
  • Reciprocità di trattamento.
  • Primato della pace, la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti umani e la giustizia sociale.
  • Il rispetto per la loro integrità territoriale.
  • Promuovere lo sviluppo e una cooperazione reciprocamente vantaggiosa.

Sono organismi della CPLP:

  • La Conferenza dei Capi di Stato e di governo (si riunisce biennalmente); è l’organo superiore deliberativo dell’Organizzazione. Come è la regola in tutti gli organi deliberativi del CPLP, le sue decisioni sono prese per consenso.
  • Il Consiglio dei Ministri, che elegge tra i suoi membri un presidente a rotazione, per la durata di un anno.
  • L’Assemblea Parlamentare è l’organo che riunisce i rappresentanti di tutti i parlamenti della Comunità, stabilite sulla base dei risultati elettorali nei rispettivi paesi.
  • Il Segretario Esecutivo, alta personalità dei paesi membri, eletto per una durata di due anni rinnovabile una volta, è il principale organo esecutivo della CPLP e ha il compito di attuare le decisioni dei suoi organi. Il Segretario Esecutivo in carica è S.E. Murade Isaac Miguigy Murargy (Mozambico).
  • L’Istituto Internazionale per la Lingua Portoghese – IILP, con sede a Cabo Verde.
  • Il Comitato Permanente per la Consultazione, che si riunisce normalmente una volta al mese a Lisbona, sede della CPLP.

Alcune Associazioni di ambito lusofono, quale il Movimento Internazionale Lusofono di Lisbona, vedono la CPLP come un embrione di una futura federazione di tali Paesi, per quanto la strade da percorrere in tal senso sia evidentemente molto lunga.

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Colonialismo olandese Colonialismo portoghese Sri Lanka

La storia di Batticaloa (Sri Lanka) durante la dominazione portoghese e olandese

Scritto da Marco Ramerini

BATTICALOA (07°42’N – 81°42’E)
Portoghese: Forte Nossa Senhora da Penha de França (1628)
Olandese: Fort ?
Baluardi di:
Portoghese: Santa Cruz; ……?……; ……..?………;……?…..
Olandese: Amsterdam; Haarlem; Colombo; Galle.

Portoghese: Luglio 1628 – 18 Maggio 1638
Olandese: 18 Maggio 1638 – 1640 ?
Re di Kandy: 1640 ? – 1668
Olandese: 1668 – 18 Settembre 1795
Inglese: 18 Settembre 1795 –

La costa orientale dell’isola di Ceylon è un continuo susseguirsi di lagune, su un isola vicino allo sbocco della laguna nel mare è situata la città di Batticaloa. A partire dagli anni attorno al 1565, i Portoghesi, iniziarono a riscuotere tributi sia dalla città di Trincomalee che da Batticaloa, essi riscutevano anche le tasse sulla merce esportata dal regno di Kandy attraverso i porti delle due città.

Nel Giugno 1602, l’ammiraglio olandese Joris Van Spilbergen sbarcò nelle vicinanze di Batticaloa e da qui procedette verso Kandy, nel tentativo di stipulare un alleanza con il Re di Kandy contro i Portoghesi. Spilbergen riuscì ad ottenere protezione e privilegi commerciali per i mercanti Olandesi, e nel Settembre dello stesso anno ripartì.

Tre mesi dopo la partenza di Spilbergen, un altra spedizione Olandese raggiunse Batticaloa, alla sua guida c’era il vice ammiraglio Sebald de Weert, egli venne inizialmente accolto con grande entusiasmo dal Re di Kandy Vimala Dharma Suriya I, poi però nella sua seconda visita al re, a causa del suo comportamento le cose precipitarono, e de Weert venne ucciso.

Comunque, Batticaloa divenne durante quegli anni il luogo preferito di sbarco delle flottiglie Olandesi in cerca di contatti con il regno di Kandy. I Portoghesi vennero ben presto a conoscenza di tutti questi contatti tra i Kandyani e gli Olandesi, ma fu solo dopo l’occupazione di Trincomalee che si decisero a costruire un forte anche a Batticaloa, e ciò fu fatto senza dubbio nel tentativo di tagliare definitivamente i contatti tra Kandy e gli Olandesi.

Il forte fu fatto erigere, su ordine di Costantino de Sá e Noronha, a Damião Botado nel Luglio del 1628 e venne chiamato “Forte da Nossa Senhora da Penha da França”, il piccolo forte di Batticaloa, fu costruito su un isola che proteggeva la baia, dove le barche potevano entrare solo con l’alta marea, l’isola era ed è chiamata isola di Puliyantivu. Il forte era di forma quadrata, con quattro baluardi armati da 12 cannoni di ferro, al suo interno vi era una chiesa e un magazzino per le merci e le munizioni. Esso aveva una guarnigione di 40 – 50 soldati, un capitano, un conestabile, un cappellano e 20 casados.

I due forti Portoghesi della costa orientale, Trincomalee e Batticaloa, essendo centri di minor importanza, furono messi sotto la giurisdizione del capitano maggiore di Jaffna. L’occupazione di Batticaloa, portò di nuovo la guerra tra Kandy e il Portogallo, Senerat tentò in tutti i modi di impedire la costruzione del forte, ma i suoi generali vennero ripetutamente sconfitti dai Portoghesi nei mesi di Luglio, Agosto e Settembre 1628.

Alla fine del 1628, un nuovo assedio del forte venne tentato dai Cingalesi, il forte resistette bene, poi a metà del 1629 Da Sa arrivò con una nuova spedizione di 200 Portoghesi e 1.000 Lascarins e riuscì a liberare dall’assedio Batticaloa. Nel Marzo-Aprile 1630, Batticaloa fu di nuovo attaccata, ma il capitano del forte, Manoel Pessoa de Carvalho riuscì a respingere gli attacchi.

Il 3 Aprile 1633, un trattato di pace venne firmato fra i Portoghesi e il re di Kandy, il punto principale del trattato era la definitiva cessione di Batticaloa al Portogallo, Senerat, si impegnava anche a pagare un tributo di due elefanti all’anno, mentre le rendite doganali di Batticaloa erano divise equamente.

Il luogo scelto per la costruzione del forte di Batticaloa, aveva diversi punti deboli, infatti mancava di una fonte di approvvigionamento dell’acqua all’interno delle mura, il canale che separava l’isola dalla terraferma era troppo poco profondo e troppo stretto e non impediva il passaggio di truppe in caso di attacco, infine l’accesso al mare era difficoltoso e si trovava a più di tre miglia dal forte. Pochi anni dopo la sua costruzione, vennero fatte proposte per la ricostruzione del forte in un luogo migliore, ma la cronica mancanza di fondi da parte di Goa, impedì che ciò si tramutasse in realtà.

Mappa di Sri Lanka (Ceylon) (1681). Robert Knox. An Historical Relation of the Island Ceylon.
Mappa di Sri Lanka (Ceylon) (1681). Robert Knox. An Historical Relation of the Island Ceylon.

Il 10 Maggio del 1638, una flotta Olandese comandata dall’ammiraglio Westerwold, arrivò in vista di Batticaloa, decisa a conquistare il forte per la Compagnia delle Indie Orientali (VOC). Durante l’attacco Olandese circa 700 persone si erano rifugiate nel forte, di essi 50 erano Portoghesi e Mestiços, il resto era formato dagli abitanti indigeni che risiedevano nella città vicina al forte, che fu bruciata poco prima dell’attacco degli Olandesi.

Batticaloa cadde nelle mani degli Olandesi il 18 Maggio 1638, dopo una flebile resistenza di quattro ore. Tutti gli ufficiali e soldati Portoghesi furono deportati nella città sotto controllo Portoghese di Negapatam, situata sulla costa del Coromandel, mentre ai Mestiços e agli altri abitanti di Batticaloa fu permesso di restare; i loro discendenti, circa 2.000 persone, ancora oggi parlano un dialetto Creolo Portoghese, e sono cattolici.

Dopo la conquista gli Olandesi, lasciarono una guarnigione di 100 soldati sotto il comando di Willem Jacobsz Coster, che era stato il comandante delle truppe d’assedio Olandesi. Più tardi, il forte di Batticaloa, fu ceduto dagli Olandesi al Re di Kandy che sembra nel 1643 lo demolì, il porto di Batticaloa, anche se di minor importanza rispetto a quello di Kottiyar, serviva commercialmente una vasta zona del regno di Kandy, ed in particolar modo le terre di Uva/Badulla.

Il re Senarat, insediò a metà del XVII secolo, nella zona di Batticaloa, una colonia di 4.000 mussulmani sfuggiti alle grinfie dei Portoghesi, tale insediamento è alla fonte dell’alta percentuale di musulmani presenti anche oggi nel distretto di Batticaloa. Il Re favorì l’insediamento di comunità di mercanti mussulmani per favorire lo sviluppo commerciale della zona, essendo il commercio marittimo del regno di Kandy nelle mani dei mercanti mussulmani.

Batticaloa fu poi rioccupata dagli Olandesi nel 1668 da una spedizione capitanata dal Comandante Roothas, questa spedizione ricostruì nuovamente il forte, i quattro bastioni vennero nominati Haarlem, Colombo, Galle e Amsterdam. Nel 1670, Pieter de Graauw al comando di una compagnia di truppe Olandesi, tramite trattati di protezione e vassallaggio con alcuni capi degli insediamenti costieri, estese il controllo Olandese su buona parte della costa orientale. Più a sud nello stesso periodo vennero costruiti avamposti fortificati a Panama, Yala e Magama. A Chinnecallette Delle (circa 4 -5 miglia a sud del fiume di Batticaloa), gli Olandesi costruirono un trinceramento.

Nel 1670, le forze di Kandy, attaccarono i forti Olandesi di Batticaloa, Kottiyar e Panama. A Panama e a Magama i capi locali che da poco avevano giurato alleanza alla VOC, si schierarono con le truppe di Kandy, il tenue controllo stabilito nella zona pochi mesi prima venne così perduto. Tutta la costa Orientale, durante il dominio Olandese, era sotto la giurisdizione del comandante di Jaffna. Nel 1671, Batticaloa divenne la capitale di un nuovo “Commandery” comprendente l’intera costa orientale. Tale provincia venne abolita pochi anni dopo e l’intera costa orientale ritornò di nuovo sotto l’amministrazione di Jaffna. Nel 1672-1673, i Kandyani assediarono i forti Olandesi di Chinnecalatte e Batticaloa-Pulianthivu.

La presenza Olandese a Batticaloa fu confinata per quasi tutto il periodo di occupazione Olandese ad un area ristretta poco al di là del forte, la città rimase un centro commerciale di importanza marginale, dove venivano commerciati elefanti, noci di areca, sale e riso. Durante il dominio olandese, la città di Batticaloa fu governata da un Opperhoofd (ufficiale europeo a capo di un piccolo distretto). Il porto di Batticaloa, fu utilizzato durante i primi cento anni di occupazione olandese come piccolo porto per il commecio di sale, noci di areca, riso ed elefanti.

Il territorio attorno a Batticaloa, che fu controllato dal regno di Kandy fino al 1763-1766, era di grande importanza per la sussistenza del regno, infatti, le fertili pianure della provincia di Batticaloa, erano chiamate il granaio di Kandy. La perdita del controllo su queste vaste pianure coltivate, avvenuto definitivamente con il trattato del 1766, portò ad un notevole impoverimento del regno di Kandy. Nel 1763 i territori sotto controllo Olanedese si estesero verso sud fino a Kalmunai. Nel 1766, con la definizione del trattato con il Re di Kandy, il controllo Olandese si estese ancora di più, fino a comprendere l’intera pianura costiera, anche l’importanza economica della città aumentò, sotto il governo di Jacob Burnard (Opperhoofd di Batticaloa dal 17 al 1794) vennero intrapresi notevoli lavori di bonifica e irrigazione e vennero costruiti canali e strade rialzate, canali collegavano Batticaloa con Vanderloos Bay verso nord e con Samanthurai verso sud.

La città di Batticaloa fu sede di tribunale, che gli olandesi chiamavano Landraad, esso era composto sia da rappresentanti della VOC che da capi indigeni. Con l’allargamento dei territori sotto controllo olandese attorno a Batticaloa, fu istituita nel 1767 una assemblea della provincia o Landsvergadering, ad essa partecipavano come membri dell’assemblea i capi delle famiglie di Mukkuvan che erano anche i principali proprietari terrieri della regione; a capo dell’assemblea era posto il Residente Capo o Opperhoofd, egli era il solo europeo facente parta dell’assemblea. L’assemblea aveva potere sia in ambito giudiziaro che amministrativo ed era preposta alla raccolta delle tasse. L’ultimo Opperhoofd di Batticaloa, Johannes Phillipus Wambeek, preferì arrendersi, senza combattere, alle truppe britanniche guidate dal maggiore Fraser; ciò avvenne il 18 Settembre 1795.

LA POPOLAZIONE DEI BURGHER A BATTICALOA

La popolazione dei Burgher (“discendenti” dei portoghesi e degli olandesi) a Batticaloa era nel 1921, di 389 persone residenti nella città stessa ed un totale di 526 persone considerando l’intero distretto. Questi i dati, della popolazione nel distretto di Batticaloa, nel censimento del 1981:

Batticaloa: Gruppi etnici
Sri Lanka Tamil: 233.713
Singalesi: 11.255
Sri Lanka Musulmani: 78.829
Indiani Tamil: 4.074
Burgher: 2.292
Malesi: 46
Altri: 124
———————————–
Totale: 330.333

Batticaloa: Religioni
Buddisti 9.127
Induisti 218.812
Musulmani 78.810
Cattolici Romani 19.704
Altri Cristiani 3.795
Altri 85
———————————–
Totale 330.333

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Brasile Colonialismo portoghese

Il forte principale di Fernando de Noronha: la fortezza di Nossa Senhora Dos Remédios

Scritto da Marco Ramerini

La fortezza di Nossa Senhora Dos Remédios è la fortificazione più importante dell’intero sistema difensivo costruito sull’isola di Fernando de Noronha (Brasile) dai portoghesi nel XVIII secolo, si trova su una collina tra la Baia di Santo Antonio e la Praia do Cachorro.

Secondo le testimonianze, sul luogo dove fu costruita la fortezza furono trovati i resti di una vecchia fortificazione olandese e di un deposito sotterraneo di polvere. La costruzione fu iniziata nel 1737 e i lavori si protrassero per 41 anni. Nel 1859 la fortezza fu restaurata ed ampliata.

Attualmente il forte è in buono stato di conservazione (anche se alcune parti avrebbero bisogno di un consolidamento). Si accede al forte, dal villaggio di Vila dos Remédios, subito dietro al Centro Culturale Amerigo Vespucci prendendo a sinistra la strada di pietra che parte dal pozzo. Si prosegue lungo una breve ma suggestiva strada di pietra in salita che ci riporta indietro nel tempo. Dopo alcune decine di metri si giunge in vista dell’ingresso del forte, dove sono presenti due cannoni.

La vista verso il Morro do Pico dalla torre rotonda della Fortaleza de Nossa Senhora dos Remedios, Fernando de Noronha, Brasile. Author and Copyright Marco Ramerini
La vista verso il Morro do Pico dalla torre rotonda della Fortaleza de Nossa Senhora dos Remedios, Fernando de Noronha, Brasile. Author Marco Ramerini

La porta d’ingresso misura 1,72 di larghezza e 2,70 di altezza, sono ancora visibili le tracce dei cardini della porta. Una volta entrati nel forte ci troviamo nel vestibolo, dove erano il corpo di guardia e una piccola prigione. Una seconda porta ci conduce all’interno del forte dov’è una grande “piazza d’armi” con una muraglia che guarda verso il mare aperto, a destra è una cisterna d’acqua, mentre a sinistra si trovavano gli alloggi delle truppe.

Le mura del forte sono alte 2,9 m. ed hanno uno spessore di 3,5 m. alla base e 3 m. alla sommità. Il forte aveva 7 batterie di cannoni per un totale di 27 cannoni, molti dei quali sono tuttora presenti.

Un torrione a forma di cono caratterizza l’area a destra dell’ingresso del forte esso ha un diametro di base di 19 metri e un altezza di 11 metri, nella parte superiore il diametro è di 13 metri. Sulla sommità di questo torrione a cui si accede attraverso una rampa piuttosto ripida, si gode di una bellissima veduta dell’isola che spazia da un lato sulle isole minori e la baia di Santo Antonio a dall’altro sulle spiagge do Meio e da Conceição, fino al Morro do Pico e ai faraglioni dei Dois Irmãos.

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Colonialismo francese Colonialismo olandese Colonialismo portoghese Colonialismo spagnolo Colonialismo tedesco Oceania

Esplorazione e Espansione coloniale nella Nuova Guinea

Scritto da Davide Parassoni: daribeadsl@libero.it

ESPLORAZIONE PORTOGHESE

Le isole di Nuova Guinea furono avvistate per la prima volta dall’esploratore portoghese A. de Abreu nel 1512 e raggiunte dal Governatore portoghese delle Molucche Jorge de Meneses nel 1526 dopo che la forza del Monsone dirottò la sua nave, diretta a Ternate, verso Waigeo (Mappa 1). Meneses trovò un buon ancoraggio nella costa di Vogelkop ( la penisola Nord-Ovest di Nuova Guinea), probabilmente nella baia di Geelvink (Mappa 1) e battezzò le isole appena scoperte Ilhas dos Papuas (isole dei capelli crespi).

ESPLORAZIONE SPAGNOLA

Nel 1528 le isole Schouten (Biak Mappa 1) e l’isola di Manus (Mappa 3) vengono raggiunte dallo spagnolo A. de Saavedra nel tentativo di raggiungere il Messico dalle Indie.

Mappa 1
Mappa 1

Nel 1537 Grijalva e Alvarado, due esploratori spagnoli raggiungono le isole visitate da Saavedra precedentemente. L’isola è raggiunta il 20 Giugno 1545 dallo spagnolo Inigo Ortiz de Retes che raggiunge, a bordo della nave San Juan, la foce del fiume Santo Agustin (Mamberamo Mappa 1), e ne prende possesso in nome del Re spagnolo. Battezza l’isola principale in Nuova Guinea, poiché le popolazione locali rassomigliavano alle popolazioni africane. Nello stesso viaggio la nave giunge fino all’odierna Wewak (Mappa 3) e scopre molte delle limitrofe isole.

Nel 1606 Prado e Torres, sempre spagnoli, scoprono l’odierno approdo di Port Moresby (Mappa 2).

ESPLORAZIONE OLANDESE

Nel 1605 la costa meridionale della Nuova Guinea viene percorsa per 220 miglia dall’ olandese Willem Jansz. Le isole di Nuova Irlanda (Mappa 3) e dell’Ammiragliato vengono scoperte nel 1616 dai navigatori olandesi Corneliz Schouten e Jacques Lemaire.

Nel 1623 Jan Carstensz sbarca nella costa meridionale con l’intento di ricavare informazioni sul commercio locale. Dal 1636 gli interessi olandesi nella parte nordoccidentale dell’isola si impongono attraverso la Compagnia olandese delle Indie Orientali (VOC), che invia Gerrit Pool, agente della stessa, ad informarsi sulle potenzialità commerciali della regione.

Nel 1705 una spedizione olandese di tre navi, Geelvink, Kraanvogel e Nova Guinea, capitanata da Jacob Weyland, viene inviata dalla VOC ad esplorare ulteriormente le coste dell’isola.

COLONIZZAZIONE OLANDESE

Nel 1828 gli olandesi ratificano la presa di possesso della parte dell’isola che oggi è territorio indonesiano.

Il primo insediamento stabile viene fondato a Triton Bay e chiamato Merkussoord (Mappa 1). Nel centro di questo insediamento viene eretto un forte in pietra, Fort de Bus. Del suddetto forte abbiamo una dettagliata descrizione: situato direttamente sul mare, era quadrato e costituito da due palizzate; ai quattro angoli erano situati quattro cannoni e, nel lato che dava sul mare, erano collocati un pezzo da tre libbre e uno da sei libbre, tra i quali era situata la bandiera olandese. Attorno al forte era una fitta foresta che gli olandesi stavano cercando di abbattere per aumentare l’efficacia dei cannoni. Il forte verrà abbandonato nel 1836 dopo che attacchi dei nativi e malattie avevano già decimato la popolazione consistente in tredici europei e venti soldati indiani con le loro famiglie. Nel 1846 il capitano inglese Yule, rivendica a Capo Possession (Mappa 2) l’isola di Nuova Guinea come possedimento inglese. La rivendicazione non è confermata dalla corona britannica, ma obbliga l’Olanda a giustificare le sue pretese territoriali sulla Nuova Guinea.

Nel 1849 una spedizione capitanata da D. J. van den Dungen Gronovius ha l’obiettivo di demarcare i possedimenti olandesi in Nuova Guinea ponendo vessilli in ferro con l’iscrizione “Nederlanden Indische” e lo stemma reale lungo gli approdi della costa nordoccidentale come a Dorei (Manokwari Mappa 1).

Nel 1875 è considerato confine interno del possedimento olandese la linea che parte dalla baia di Humboldt e scende verso Sud nel senso del meridiano.

Nel 1878 ad Andai è situato uno scalo commerciale.

Nei successivi anni, la penetrazione olandese in Nuova Guinea avrà scopi puramente scientifici e il possedimento sull’isola non verrà sviluppato ulteriormente.

ESPLORAZIONE BRITANNICA E TENTATIVO DI COLONIZZAZIONE

Mappa 2
Mappa 2

L’isola di Nuova Britannia (Mappa 3) viene scoperta nel 1700 da William Dampier.

Nel 1775 si segnela il tentativo del commerciante Thomas Forrest di insediare una piantagione a Dorei, nella baia di Geelvink.

Nel 1793 John McCluer, un’ufficiale inglese di stazionamento in India, prende possesso dell’isola di Gebè in nome della corona britannica. Nel luglio dello stesso anno il capitano inglese Bampton prende possesso dell’isola di Darnley (Mappa 2),le isole vicine e l’antistante costa della Nuova Guinea. Il capitano John Hayes, della marina di Bombay e agente della East India Company, il 25 Ottobre 1793 prende possesso di Restoration Bay (Già Dorei) e fonda l’insediamento di New Albion nel luogo in cui era situata una palizzata di travi, chiamata Fort Coronation. L’insediamento conta inizialmente su una popolazione di 40 europei. Il territorio reclamato si estende da Waigeo a Ovest, all’isola di Rossel (Mappa 2) a Est. Nel Maggio 1795 l’insediamento, non godendo dell’interesse ne della corona britannica ne dell’ East India Company inglese, viene abbandonato.

Nel 1872 viene esplorata la baia dove sorge l’odierna Rabaul. L’anno successivo viene esplorata dal Capitano Moresby la baia dove sorgerà l’omonima cittadina.

LA LIBERA COLONIA DI NOUVELLE FRANCE

L’isola di Nuova Irlanda dal 16 Gennaio 1880 è sede del primo tentativo di insediamento stabile da parte di francesi non appoggiato ma addirittura contrastato dalla madrepatria. Comandato da Charles du Breuil marchese di Rays, l’insediamento, fondato a Port-Breton (Port Praslin) , verrà chiamato colonia della Nouvelle France. La prima nave di coloni, provenienti da tutta europa, attracca prima sull’isola Laughlan, dove alcuni coloni ne prendono possesso, infine procede verso Port Breton, dove arriva nel Gennaio 1880. Giudicando inadatto il luogo all’insediamento, la nave si dirige verso Likiliki (Metlik) (Mappa 3). Il primo comandante della colonia, De la Croix, giudicando inospitale anche questa locazione, torna a Sidney con quasi tutti gli 800 coloni partecipanti all’impresa. La colonia, forte di 60 uomini decisi ad insediarsi, è retta dal secondo in comando McLaughlin dal 16 Gennaio 1880 al 25 Agosto 1880. Nel luglio 1880 solo l’intervento di alcuni missionari stanziati a Port Hunter salva molti dei coloni dalle malattie riscontrate. Nel Marzo 1880 una seconda nave, comandata da Rabardy con a bordo ufficiali militari e polizia, salpa da Barcellona per costruire a Port-Breton l’insediamento per i coloni che avevano già pagato il viaggio. L’ampliamento e la parziale bonifica delle zone prescelte per l’insediamento non bastarono per consolidare la colonia, e le continue epidemie fecero infine abbandonare il tentativo nel febbraio 1882 con l’evacuazione dell’intero insediamento alla volta di Sidney.

PROTETTORATO BRITANNICO

Mappa 3
Mappa 3

Il 3 Aprile 1883 il territorio del Queensland (Australia) anette la costa sudorientale della Nuova Guinea in nome dell’Inghilterra, per paura di interventi di potenze europee ostili (Germania) nella sua area di influenza.La bandiera issata a Port Moresby è quella inglese ma la corona britannica non ratifica immediatamente la presa di possesso della regione.

Il 6 Novembre 1884 l’Inghilterra proclama il protettorato sopra la parte sudorientale dell’isola, chiamata New Guinea. Il comando è a Port Moresby. I confini settentrionali con il protettorato tedesco verranno stabiliti a più riprese e infine definiti sulla costa Est a Mitre Rock (Mappa 2); a occidente rimarrà in vigore il confine stabilito nel 1875 dagli olandesi.

COLONIA BRITANNICA

Il 4 settembre 1888 l’Inghilterra trasforma il protettorato in colonia.

Il 1° settembre 1906 la ex-colonia britannica di Nuova Guinea viene amministrata dall’Australia.

PROTETTORATO TEDESCO

Il 19 Novembre 1878 la Germania entra in possesso della sua prima colonia nel Pacifico: le isole Ralik, facenti parte delle isole Marshall.

Il 26 Maggio 1884 è fondata a Berlino la Neu-Guinea Compagnie.

Il 3 Novembre 1884 le navi da guerra S.M.S. Elisabeth e S.M.S. Hyäne raggiungono l’isola di Matupi nell’arcipelago di Bismarck e la Germania proclama il protettorato sopra la Nuova Guinea nordorientale chiamata Kaiser-Wilhelmsland con sede amministrativa successivamente a Finschhafen (1885-1891), Friedrich-Wilhelmshafen (1891-1899), Herbertshöhe (1899-1909) e Rabaul (1909-1914) per tutta la Nuova Guinea Tedesca (Mappa 3). Il 4 Novembre a Mioko viene innalzata la bandiera imperiale tedesca. Il 23 Dicembre 1884 Bismarck da istruzione che ogni nuova acquisizione della NGC venga posta sotto il protettorato tedesco, comprendente le isole dell’Ammiragliato, Hermit, Anchorite, Neupommern-Nuova Pomerania (oggi New Britain), Neuhannover-Nuova Hannover (oggi Lavongai o New Hanover) e Neumecklenburg-Nuovo Mecklenburgo (oggi New Ireland).

Il 24 Novembre 1884 è fondato l’insediamento di Finschhafen (Mappa 3).

Dal 17 Maggio 1885 al 1899 la colonia tedesca viene amministrata dalla Neu-Guinea Compagnie.

Dal 4 al 10 Marzo 1885 dialoghi anglo-tedeschi sulle zone d’influenza nel Pacifico.

Nel 1886 l’Inghilterra riconosce le zone di influenza tedesche nel Pacifico. Alla Germania vengono riconosciute le isole di Bougainville, Choiseul e Santa Isabel. Nel 1899 le ultime due isole sono entrambe cedute all’Inghilterra.

Nel 1891 l’insediamento di Finschhafen è abbandonato per un’epidemia di malaria.

Dal 1 Aprile 1899 al 10 Novembre 1914 la colonia tedesca viene amministrata direttamente dal potere statale, senza l’intermediazione di alcuna compagnia.

Nel 1909 la capitale amministrativa viene trasferita a Rabaul, sull’isola di Neupommern-Nuova Pomerania (oggi New Britain).

Nel 1907 viene aperta una scuola statale a Namanula, vicino a Rabaul. Nel 1910 viene aperta una scuola secondaria a Saipan.

18 Dicembre 1910 viene ridefinito il confine tra Nuova Guinea tedesca e olandese dopo la scoperta di barriere naturali all’interno dell’isola.

L’11 Novembre 1914 i territori tedeschi vengono occupati dall’Australia e passano ad essa in seguito alla sconfitta della Germania nella prima guerra mondiale (ufficialmente il 10 gennaio 1920 con il trattato di Versailles).

BIBLIOGRAFIA:

– Whittaker, Gash, Hookey and Lacey, Documents and Readings in New Guinea History, The Jacaranda Press, Milton, 1975.© Copyright Whittaker, Gash, Hookey and Lacey, 1975.

Le mappe sono prese da: http://www.papuaweb.org maps pages.© Copyright UNIPA – ANU – UNCEN PapuaWeb Project, 2002-2003.

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Colonialismo portoghese Timor Est

Cronologia dell’espansione Portoghese a Timor. La Storia Coloniale di Timor Est

Scritto da Davide Parassoni

18 Agosto 1515: sbarco commercianti portoghesi sull’Isola di Timor a Lifau.

26 Gennaio 1522: sbarco della Victoria (una delle navi della flotta di Magellano) a Amabau.

Nel 1563 Garcia da Orta e nel 1578 Cristóvão da Costa definiscono Mena come il miglior porto per il commercio di sandalo a Timor, gli altri porti timorensi frequentati dai commercianti sono Lifau, Cupão (1595), Bahao nella baia di Cupão e Díli. Bahao o Babao, verrà presto utilizzata solamente come porto sicuro.

Gli insediamenti commerciali fino alla metà del ‘600 erano delle semplici abitazioni dove i mercanti si stabilivano per alcuni mesi, il tempo necessario per effettuare gli scambi commerciali con la popolazione locale o per aspettare il cambio di stagione.

Mappa di Timor indicante il luogo del primo sbarco portoghese e dove giunse la nave Victoria della spedizione di Magellano
Mappa di Timor indicante il luogo del primo sbarco portoghese e dove giunse la nave Victoria della spedizione di Magellano

1589-90: costruzione chiesa di Mena da parte del missionario dominicano Padre Belchior de Antas. La missione durerà sei mesi e verrà successivamente abbandonata. E’ il primo tentativo di penetrazione missionaria a Timor.

1595: installazione commerciale portoghese a Cupão.

1613: le stazioni commerciali portoghesi di Cupão e Mena vengono occupate dagli Olandesi della VOC al comando di Apollonius Schotte. Verranno abbandonate temporaneamente nel 1616, in seguito l’ostilità dei nativi e una successiva invasione musulmana dell’isola nel 1640 faranno abbandonare, seppur per poco tempo, le prospettive di insediamento olandese a Cupão.

Mappa degli insediamenti commerciali portoghesi a Timor tra la fine del XVI secolo a la metà del XVII secolo
Mappa degli insediamenti commerciali portoghesi a Timor tra la fine del XVI secolo a la metà del XVII secolo

Nel 1642 Padre António de São Jacinto e altri dominicani portoghesi, forti delle conversioni a Mena e Cupão, costruiscono in quest’ultima una fortezza rudimentale costituita da una casa fortificata. Nel 1647 inizia la costruzione di un vero forte che verrà terminato solo dagli olandesi: il primo insediamento militare portoghese a Timor, situato nel miglior porto dell’isola; nel 1649, dopo il ritorno di São Jacinto a Goa, l’insediamento religioso e militare è comandato dal Capitano Maggiore Francisco Carneiro Sequeira.

Mappa degli insediamenti commerciali portoghesi e olandesi a Timor nel 1613
Mappa degli insediamenti commerciali portoghesi e olandesi a Timor nel 1613

Nel 1644 gli Olandesi progettano ma non attuano un attacco per riprendersi Cupão, ma nello stesso anno tornano con una forza di 300 uomini tra olandesi e mercenari, non riuscendo neanche in questo caso a sconfiggere le forze portoghesi.

1652: Cupão è infine conquistata dagli Olandesi della VOC, il rudimentale forte viene completato, rafforzato in pietra e ribattezzato in Fort Concordia, l’insediamento di Cupão viene ribattezzato in Kupang. Il capitano inglese William Dampier, nel resoconto del suo viaggio nelle indie che lo porta a Timor nel 1699, descrive Fort Concordia, la sua posizione su un picco di roccia sul mare e la presenza nel lato orientale di questo di un fiume e di un ponte che rappresentava l’accesso al forte.

Mappa degli insediamenti commerciali, militari e delle missioni domenicane portoghesi a Timor nel 1650c.
Mappa degli insediamenti commerciali, militari e delle missioni domenicane portoghesi a Timor nel 1650c.

Inoltre conferma la presenza di circa 50 soldati VOC come guardia e la presenza di 50 o 60 case di indigeni nei pressi del forte. Descrive inoltre un giardino protetto da mura di pietra a 40 Yarde a Est del ponte, dove si coltivavano prodotti per la sussistenza del forte e una piccola chiesa a ridosso delle mura del forte.

Mappa degli insediamenti portoghesi e olandesi a Timor nel 1660c. e della missione gesuitica a Luca
Mappa degli insediamenti portoghesi e olandesi a Timor nel 1660c. e della missione gesuitica a Luca

Nel 1655 il capitano olandese Ver Heyden con 62 olandesi e truppe indigene partendo da Kupang guida una spedizione verso Amabi e Amakono. Contrastato dai portoghesi e dai loro alleati, viene fermato e ucciso insieme a dei principi di Solor per mano di Gonçalvo Hornay, il più importante tra i principi topasses (meticci portoghesi) di Timor.

Il 27 Gennaio 1656 il Generale olandese Arnold de Vlamingh van Outshoorn forza uno sbarco nella baia di Kupang con soldati olandesi e indiani nel tentativo di espandere l’influenza olandese nei regni limitrofi. Dopo l’avanzata verso Amarasi e lo scontro con i portoghesi con la perdita di 170 europei, Vlamingh è costretto a ritirarsi a Solor. Nonostante questa sconfitta Kupang rimane in mano olandese.

Nel 1658 si segnala il tentativo da parte di missionari Gesuiti di installare delle missioni nel Nord est di Timor, a Luca e nel regno di Motael. Tentativi stroncati dai Domenicani.

Il 6 Agosto 1661 viene siglato a The Hague (L’Aia) tra Olanda e Portogallo il trattato che assegna ai due contendenti i territori occupati fino a quel momento a Timor e Solor.

Nell’anno 1665 il Vicerè di Goa António de Melo e Castro crea il grado di capitano maggiore di Timor, occupato da Simon Luis.

1688: gli olandesi rafforzano il potere nei regni limitrofi a Kupang.

Il 12 Aprile 1692 si evidenzia la richiesta del senato di Macau al governo spagnolo di Manila di un’azione più concreta nella colonizzazione di Timor.

Mappa degli insediamenti portoghesi e olandesi a Timor nel XVIII secolo
Mappa degli insediamenti portoghesi e olandesi a Timor nel XVIII secolo

1695 António de Mesquita Pimentel è il primo governatore di Timor portoghese a Lifau, egli nel 1697 viene scacciato dai ribelli topasses da Costa. Nel 1699 William Dampier descrive Lifau soffermandosi sulla presenza di 40 o 50 case, basse, con muri di argilla e tetti di foglie di palma. Descrive inoltre una piccola chiesa Cattolica. Sulla spiaggia è presente una baracca con 6 vecchi cannoni di ferro che poggiano su una base rovinata e su carrelli marci. Dampier si sofferma sul fatto che la loro bocca è talmente usurata che quando sparano fanno il rumore di un moschetto. A guardia sono presenti pochi uomini armati. Dampier afferma d’altra parte che il sistema difensivo portoghese si basa sulle alleanze con i topasses e che in ventiquattr’ore a Lifau si potevano raccogliere 500 o 600 uomini ben armati.

A partire dal 20 Febbraio 1702 Lifau è sede del governo portoghese a Timor, António Coelho Guerreiro (1702-05) ne occupa la carica più importante: Governatore e capitano generale delle isole di Timor e Solor. Guerreiro era partito da Macau nel gennaio 1702 portando con se meno di cento soldati, equipaggiamenti militari e il necessario per rafforzare l’insediamento di Lifau, che fino a quel momento non possedeva forti.

Nel XVIII sec. gli insediamenti portoghesi, antecedenti lo spostamento della capitale a Díli, si limitavano ad insediamenti costieri situati nel Nord dell’isola.

Nel 1756 Maubara, fino ad allora sotto influenza olandese, viene fortificata dai portoghesi grazie al Governatore Manoel Doutel de Figueiredo Sarmento (1750-56).

Mappa degli insediamenti portoghesi e olandesi a Timor all'inizio del XIX secolo
Mappa degli insediamenti portoghesi e olandesi a Timor all’inizio del XIX secolo

1759: Il governatore Vicento Ferreira de Carvalho vende Lifau agli olandesi, rappresentati dall’agente VOC von Plüskow. Successivamente la popolazione locale (topasses) insorgerà contro gli olandesi assassinando von Plüskow e gli altri agenti della VOC. Nel 1760 Lifau è di nuovo portoghese. Il nuovo governatore è Dionísio Gonçalves Rebelo Galvão che occuperà la carica fino al 1766. Dopo due anni di assenza di governatori, nel 1768 è nominato António José Teles de Meneses (1768-75).

L’11 Agosto 1769 l’insurrezione dei Topasses contro il governatore portoghese porta Teles de Meneses alla decisione di abbandonare Lifau. L’intero insediamento, compresi i 1200 abitanti fu evacuato in direzione di Díli a bordo delle navi portoghesi São Vicente e Santa Rosa, giunte da Macau. Successivamente all’abbandono di Lifau viene fondata Pante Macassar dalla comunità Macassar presente a Lifau.

Il 10 Ottobre 1769 la capitale viene trasferita a Díli. Già nei primi anni dopo il trasferimento della capitale la penetrazione portoghese si spinge verso l’interno dell’isola, discostandosi dalla consolidata pratica di colonizzazione limitata alle zone costiere.

Il 22 settembre 1796 viene dato l’ordine, da parte del Governatore João Baptista Vesquaim (1784-1800), di costruire la prima vera fortezza in pietra e argilla a Díli.

Il successivo governatore José Joaquim de Sousa (1800-04) a Díli fortifica la costruzione con cannoni di vario calibro e riorganizza l’esercito in tre compagnie: la Guardia, la fortezza di São Francesco e São Doménico.

Mappa degli insediamenti portoghesi e dei centri occupati dagli inglesi a Timor all'inizio del XIX secolo
Mappa degli insediamenti portoghesi e dei centri occupati dagli inglesi a Timor all’inizio del XIX secolo

Nel 1797 si segnala il primo tentativo inglese di occupazione di Kupang, sventato dal comandante VOC locale supportato da schiavi armati. Respinto un’ulteriore attacco nel 1810, Kupang viene occupato dai britannici l’anno successivo. Nel 1812 viene occupata anche Atapupo, solo nominalmente fino a quel momento sotto controllo portoghese. Il 7 Ottobre 1816 Kupang viene riconsegnato agli olandesi in seguito al cambiamento della situazione politica e degli equlibri europei e Atapupo torna ai portoghesi. L’esperienza della VOC, conclusasi nel 1798 in seguito al fallimento della compagnia commerciale, viene ripresa dal governo olandese insieme a tutti i territori e i diritti che le competevano dal Capo di Buona Speranza allo stretto di Magellano.

Il nuovo capitano olandese Hazaert, nel tentativo di inasprire il contrasto con i portoghesi, il 20 Aprile 1818 con 30 soldati scende su Atapupo, vicino al forte portoghese di Batugadé, e ne sostituisce i vessilli con quelli olandesi. Con due successivi trattati del 16 Maggio 1818 e del 20 Novembre 1818 Atapupo torna sotto l’influenza portoghese. Dal 1851 si costruisce una fortezza a Lautém, le uniche altre fortezze portoghesi erano presenti a Díli, Batugadé e Manatuto.

20 Aprile 1859: trattato di Lisbona sulla spartizione di Timor, Solor, Flores e isole minori. Al Portogallo viene riconosciuta l’enclave di Oè-Cussi, all’Olanda l’enclave di Maucatar; il Portogallo cede all’Olanda i suoi ultimi possedimenti a Flores, Solor, Adonara , Alor e rinuncia all’influenza che aveva dal 1814 su Pantar. L’ Olanda rinuncia alle rivendicazioni su Atauro e cede i distretti di Maubara e Noimuti ai portoghesi.

Nel 1904 un nuovo trattato propone il passaggio del distretto di Noemuti agli olandesi e di Maucatar ai portoghesi. I confini sono ratificati a The Hague (L’Aia) il 17 Agosto 1916. Nel 1905 l’ isola di Atauro viene occupata militarmente dai portoghesi.

BIBLIOGRAFIA:

– Dampier, William “A continuation of a Voyage to New Holland”, James and John Knapton, London, 1729

– Gunn, Geoffrey “Timor Loro Sae:500 years”, Macao, Livros do Oriente 1999

– Hagerdal, Hans “Historical notes on the Topass leaders in Oecusse”, University of Vaxjo, Sweden

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Colonialismo portoghese Timor Est

Timor Portoghese. La Storia Coloniale di Timor Est

Scritto da Marco Ramerini

L’ isola di Timor, fece la sua prima apparizione su una carta geografica europea nel 1512 sotto la denominazione di “Ilha onde nasce o sandalo”.

Probabilmente, Timor fu visitato per la prima volta dai Portoghesi nel 1514-15, sembra che essi usassero in questa occasione una giunca cinese. Negli anni seguenti i Portoghesi, partendo dalla loro base di Malacca, effettuarono diverse spedizioni commerciali nell’ isola di Timor. Tali viaggi furono fatti con lo scopo di acquistare il pregiatissimo legno di sandalo, che è un tipo di legno profumato molto apprezzato in oriente e usato per la composizione dei profumi, di unguenti e dell’incenso.

Nonostante la grande importanza commerciale del sandalo, per i mercati asiatici, e i continui contatti commerciali con Timor, nessun insediamento stabile venne fondato nelle isole del sandalo dai Portoghesi nella prima metà del 1500. Il primo insediamento fu fondato nel 1561 nell’ isola di Solor, dai missionari Domenicani, i quali, nel 1566, lo fortificarono. Solor fu usata come base per l’evangelizzazione delle isole circostanti, dove ancor oggi (Flores) la religione cattolica è predominante. Nel 1595, un nuovo insediamento fortificato fu costruito sempre dai frati nell’ isola di Ende Minor al largo della costa sud di Flores. Con l’arrivo degli Olandesi, e la loro successiva conquista del forte di Solor (1613), i Portoghesi trasferirono la loro base a Larantuka (isola di Flores). Per un breve periodo dal 1630 al 1636, Solor venne rioccupata dai Portoghesi, ma poi cadde nuovamente in mano Olandese.

Nel 1646, sempre grazie all’ opera dei frati, i Portoghesi fondarono una fortezza a Cupao (Kupang), fu questo il primo insediamento Portoghese nell’isola di Timor. Anche il forte di Kupang fu però presto attaccato e conquistato (1653) dagli Olandesi. Pochi anni dopo la caduta di Kupang, i Portoghesi si insediarono a Lifau (1660/70), sulla costa settentrionale di Timor. Nel 1668 venne fondata Dili, l’attuale capitale di Timor Leste.

L’azione evangelizzatrice dei missionari fu molto importante, nei primi decenni, per il consolidamento della presenza Portoghese nell’isola, infatti solo nel 1702 viene nominato il primo governatore ufficiale dell’isola (Antonio Coelho Guerreiro), e solo allora venne perciò creata una organizzazione amministrativa effettiva della colonia. Per tutto il XVIII secolo, la presenza Portoghese si limitò ad alcuni insediamenti lungo la costa: Lifau, Dili, Manatuto e Batugadé; l’interno dell’isola era solo nominalmente sotto il controllo Portoghese e spesso la vita dell’isola veniva scossa da ribellioni. L’ 11 Agosto 1769, Lifau, la vecchia capitale, fu abbandonata.

Solo alla fine del XIX secolo l’occupazione portoghese fu estesa a tutto il territorio di Timor Est. Nel XIX secolo, venne sviluppata la coltivazione del caffé che con il passare degli anni soppiantò il sandalo e divenne il principale prodotto di esportazione dell’isola.

Nel 1859, un accordo con l’Olanda, definì i confini fra le due potenze che si dividevano l’isola e la cessione all’Olanda degli ultimi possedimenti Portoghesi nelle isole di Flores (Larantuka, Sikka e Paga), Adonara (Wouré) e Solor (Pamakajo). Amministrata prima da Macao, dal 1895, Timor divenne amministrata separatamente.

Insediamenti Portoghesi a Timor, Flores e Solor
Insediamenti Portoghesi a Timor, Flores e Solor

Nel 1940, Dili viene eretta diocesi, a quell’epoca solo l’ 8 % (29.889) della popolazione era cattolica Durante la seconda guerra mondiale, Timor venne invasa dalle truppe Giapponesi, che occuparono l’isola nel Febbraio 1942, tale occupazione costò ai Timoresi tra le 40.000 e le 60.000 vittime. Nel 1945, i Giapponesi cedettero l’isola agli Australiani che resero ai Portoghesi la parte orientale e agli Olandesi quella occidentale. Nel 1949, la parte occidentale dell’isola divenne parte dell’ Indonesia.

Nel 1972, la popolazione cattolica di Timor era salita al 28 % (187.540 persone su un totale di 674.550). A partire dal 1974, il Portogallo permise la formazione di partiti in vista di un suo disimpegno dalle colonie, a Timor si formarono tre partiti principali: L’ ASDT o FRETILIN: che mirava all’ indipendenza di Timor Est. L’ UDT (Uniao Democratica Timorense): che preferiva un associazione con il Portogallo, ma poi optò per l’indipendenza. L’ APODETI: che voleva l’ unione con l’Indonesia ed era il meno radicato tra la popolazione.

Tra il Febbraio e il Marzo 1975, vennero svolte le prime elezioni, in cui il FRETILIN ebbe il 55 % dei voti, l’ UDT raccolse il 40 % dei voti e in fine l’APODETI il 5 %. Il Portogallo rimase a Timor Est fino al 1975, quando nella notte del 27 Agosto il governatore Portoghese con quasi tutti i Portoghesi residenti nell’isola, fuggirono da Dili e si rifugiarono nell’isola di Atauro e poi da li in Australia e infine in Portogallo. In quella notte uno dei partiti l’ UDT prese il potere ad essa si oppose il FRETILIN, che gradualmente riuscì a prevalere e il 28 Novembre 1975 dichiarò l’indipendenza dell’isola dal Portogallo.

Il 7 Dicembre 1975 truppe indonesiane invasero Timor Est ed occuparono la capitale Dili, il 10 Dicembre veniva occupata la seconda città del paese Baucau e infine il 25 Dicembre erano occupate Liquisa e Maubara; pochi mesi dopo (16 Luglio 1976) l’ Indonesia dichiarò unilateralmente che Timor Est era la sua 27° provincia.

Tra il 1975 e il 1980 la guerriglia tra i militari Indonesiani e gli abitanti di Timor che reclamavano l’indipendenza dell’isola, fu molto accanita, e si calcola che durante tutto il periodo di occupazione Indonesiana siano morti circa 200.000 Timoresi, cioè praticamente un terzo della popolazione.

Nel 1994, la percentuale della popolazione cattolica di Timor Est aveva raggiunto il 92 % (722.789 su 783.086 abitanti), i protestanti erano il 3,7 % (28.486), i mussulmani erano una piccola minoranza il 3.1% (24.124 abitanti), poi ci sono 4.794 induisti (0,6 %) e infine 2.312 buddisti (0.3%).

La chiesa cattolica ha svolto un ruolo molto importante nella formazione di un identità culturale nella popolazione di Timor Est, i Timoresi sono in parte culturalmente e linguisticamente differenti dagli Indonesiani, la lingua maggiormente parlata è il Tetun che svolge un ruolo di lingua franca per il popolo Timorese. Fino al 1975, la lingua ufficiale dello stato e della chiesa era, ovviamente, il Portoghese che fu la lingua della resistenza e quella usata dalla chiesa cattolica nelle relazioni esterne. L’uso del Portoghese era frequente soprattutto a Dili, durante gli ultimi anni di presenza Portoghese circa il 10-20 % della popolazione di Timor poteva parlare il Portoghese.

Il numero dei Portoghesi stabiliti a Timor fu sempre molto basso, nel 1950 su 442.378 abitanti c’erano 568 Europei, 2.022 Mestiços e 3.128 Cinesi; nel 1970 c’erano 1.463 Europei e 1.939 Mestiços, su un totale di circa 650.000 persone.

Nel 1996, fu assegnato a due Timoresi il premio Nobel per la pace: Carlos Filipe Ximenes Belo (vescovo di Dili) e José Ramos-Horta.

TIMOR EST VOTA PER L’INDIPENDENZA:

Risultati del referendum del 30 Agosto 1999 organizzato dall’ONU: 78,5% Indipendenza 21,5% Autonomia.

Dopo alcune settimane di terrore scatenato dalle milizie filo-indonesiane, le truppe ONU sbarcano a Timor, il parlamento Indonesiano ratifica il risultato delle elezioni e praticamente viene data via libera alla formazione dello stato indipendente di Timor Est (Timor Leste).

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Trincomalee 9 – Bibliografia. La Storia di Trincomalee (Sri Lanka) durante la dominazione Portoghese e Olandese

Scritto da Marco Ramerini

Indietro: Il primo tentativo di occupazione inglese e la definitiva resa degli olandesi

9.0 BIBLIOGRAFIA

MATERIALE CONSULTATO

Vedi anche le fonti indicate nelle note.

FONTI:

– AA. VV. “Livro das plantas das fortalezas cidades e povoacois do Estado da India Oriental”, 1991 Codex n° 1471, Biblioteca del Paço Ducal di Vila Viçosa.

– AA.VV. “Costantine da Sa’s maps and plans of Ceylon, 1624-1628”, 1929, Colombo.

– Brohier, R.L. and Paulusz, J. H. O. “Land, maps & surveys. Descriptive catalogue of historical maps in the surveyor general’s office, Colombo”, vol. II, 1951, Colombo.

– AA.VV. “Portuguese maps and plans of Ceylon, 1650”, 1926, Colombo.

– AA.VV. “Documentos remetidos da India ou Livros das Monçỡes, 1625-1627”, 1999, Lisbona.

– Da Silva Rego, Antonio “Documentaçã para a história das missỡes do Padroado Português do Oriente. India”, 13 vols, Lisbona.

– Becker, Hendrick “Memoir of Hendrick Becker, Governor of Ceylon for his successor Isaac Augustyn Rumpf, 1716”, 1914, Colombo.

– Bocarro, Antonio “O livro das plantas de todas as fortalezas, cidades e povoaçoes do Estado da Índia Oriental”, 3 vols. Imprensa Nacional – Casa da Moeda.

– Bocarro, Antonio “Decada 13 da historia da India”, 2 volumi.

– Caen, Antonio “Extracts from the Journal of the Commander Antonio Caen”, in: Journal, R.A.S. (Ceylon), n° 35 (1887), “The capture of Trincomalee A.D. 1639”, pp. 123-140.

– Goens, Ryclof van “Memoir left by Riclof van Goens, Jun. Governor of Ceylon, 1675-1679 to his successor, Laurens Pyl”, Colombo.

– Perniola, V. “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, 3 vols. Tisara Prakasakayo Ltd, 1989-1991, Dehiwala.

– Queyroz, Fernao de “The temporal and spiritual conquest of Ceylon”, 3 vols. 28+xxviii+1274 pp. Asian Educational Services, 1992, New Delhi-Madras.

– Raven-Hart “The Dutch wars with Kandy, 1764-1766”, 1964, Colombo.

– Rhee, Thomas van “Memoir left by Thomas van Rhee, Governor of Ceylon, for his successor, Gerrit de Heere, 1697”, 1915, Colombo.

– Ribeiro, João “The historic tragedy of the island of Ceilão”, xvii+266 pp. Asian Educational Services, 1999, New Delhi-Madras.

– Schreuder, Jan “Memoir of Jan Schreuder, Governor of Ceylon, delivered to his successor Lubbert Jan Baron van Eck, March 17, 1762”, in: Selection from the Dutch records of the Ceylon Government, n° 5, 1946.

– Trinidade, Paulo “Conquista espiritual do Oriente”, 3 vols, Centro de Estudos Historicos Ultramarinos, 1962-1964-1967, Lisbona.

STUDI:

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– Barner Jensen, U. “Danish East India. Trade coins and the coins of Tranquebar, 1620-1845”, 48 pp. Uno Barner Jensen, 1997, Brovst.

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– Kotelawele, A. “The Dutch in Ceylon, 1743-1766”, Unpublished thesis. University of London, 1968.

– Nelson, W. A. “The Dutch forts of Sri Lanka. The military monuments of Ceylon”, xiv+152 pp. Canongate, 1984, Edimburgo.

– Silva, Chandra Richard de “The Portuguese in Ceylon, 1617-1638”, 267 pp. H. W. Cave & Company, 1972, Colombo.

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– Winius, G. “Fatal history of Portuguese Ceylon. Transition to Dutch rule”, xxi+215 pp. Harvard University Press, 1971, Cambridge, Massachusetts.

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Colonialismo portoghese Sri Lanka

Trincomalee 2 – I primi contatti con i portoghesi

Scritto da Marco Ramerini

Indietro: Introduzione

2.0 I PRIMI CONTATTI CON I PORTOGHESI

Un primo interesse da parte dei portoghesi per Trincomalee nei primi anni del 1540. Tutto ebbe inizio quando il re di Kandy, Jayavira, su consiglio di Nuno Alvarez Pereira1, chiese al governatore portoghese Martim Afonso de Sousa di aprire una ‘feitoria’2 con un fattore a Trincomalee e di inviare soldati portoghesi a Kandy. Il re di Kandy in quell’occasione promise anche di pagare un tributo al re del Portogallo. È ovvio che il principale scopo del re di Kandy, oltre ad avere relazioni commerciali con i portoghesi, era quello di ricevere aiuto militare contro i regni di Kotte e Sitavaka che nutrivano ambizioni sopra il regno di Kandy.

Nel Febbraio del 1543 le richiesta di Jayavira sembrarono sul punto di essere esaudite, infatti, una spedizione portoghese partita da Negapatnam, sotto il comando di Amaro Mendez3 e Miguel Ferreira,4 arrivò nella baia di Trincomalee, ne facevano parte 60-80 portoghesi. Il re, saputo dell’arrivo dei portoghesi, immediatamente inviò a Trincomalee un contingente di 2000 uomini insieme con il portoghese Nuno Alvarez Pereira, essi dovevano unirsi con i portoghesi a Trincomalee, ed aiutarli nella costruzione di una piccola base commerciale e successivamente trasferire parte dei soldati a Kandy, ma la spedizione fu un fallimento per la defezione di alcuni portoghesi, a causa della mancanza di provviste, dell’ostilità dei capi locali e per l’incomprensione tra le due parti.5

Secondo quanto scrive Queyroz, anche San Francesco Saverio negli anni 1543-1544 visitò Trincomalee, dove convertì alcuni abitanti e si confrontò, in temi religiosi, con alcuni capi religiosi locali.6 Una lettera scritta da Nuno Alvarez Pereira nel 1545 parla di non meglio specificati capi di Trincomalee (Trycanamalle) che insieme a 3000 persone vorrebbero essere convertiti alla religione crisitiana.7 Questa la domanda di conversione potrebbe essere una conseguenza della visita del santo.

Nonostante questo primo fallimento, Jayavira, con insistenza, ancora nel 1545, chiese l’aiuto dei portoghesi, questa volta il re giunse ad offrire di pagare un tributo al re del Portogallo e il permesso di costruire un posto piccolo commerciale a Trincomalee, promise il pagamento del salario del fattore, di un dipendente della fattoria commerciale e di pagare il salario agli altri 20 uomini che dovevano risiedere nella sua capitale, e, infine, promise anche la sua conversione e quella della sua famiglia al cattolicesimo.8 Come risposta a queste richieste, nel marzo 1546, una nuova spedizione fu inviata dal governatore dell’India portoghese in aiuto del regno di Kandy.9 In seguito alla precisa richiesta del capitano della spedizione, André de Sousa, su quale rotta doveva seguire per raggiungere Kandy, il re Jayavira ordinò che egli doveva procedere per la via di Trincomalee. Nuno Alvarez Pereira con una truppa di cingalesi fu inviato dal re a Trincomalee, al fine di aiutare il contingente portoghese nel trasferimento verso Kandy, ma quando le truppe di Kandy arrivarono a Trincomalee, la gran parte dei soldati della spedizione portoghese era scomparso, e dei 150 soldati portoghesi inviati ne erano rimasti solo 13 o 14. La ragione di questo fu che i portoghesi che erano arrivati ​​a Trincomalee furono immediatamente attaccati dagli abitanti della regione e furono costretti a ritirarsi a Negapattam. Una parte dei soldati portoghesi, invece, raggiunsero Kandy via Yala. In totale circa 50 soldati arrivarono a Kandy.10 L’inviato del re di Kandy, Nuno Alvarez Pereira, fu abbandonato da quasi tutti i suoi uomini, per paura di un eventuale attacco da parte degli abitanti del distretto di Trincomalee, ma per sua fortuna il temuto attacco non si materializzò.11 È chiaro, da questi eventi, che il territorio di Trincomalee, anche se nominalmente soggetto al re di Kandy, non era un area sicura per i Kandyani, ma nonostante questo Jayavira pensava che la strada che partiva da Trincomalee era la più sicura per raggiungere Kandy.12 Miguel Fernandes13 indica in una delle sue lettere le ragioni del comportamento degli abitanti di Trincomalee, in accordo con ciò che scrive, sembra che la causa di tali reazioni violente all’arrivo dei portoghesi fossero state le voci di una conversione al cristianesimo da parte di Jayavira.14

Ancora nel 1546 erano presenti a Kandy alcuni ambasciatori del ‘re’ di Trincomalee, che chiedavano con insistenza ai portoghesi che il re voleva diventare cristiano.15 Una lettera (del 16 marzo 1547) scritta da Joao de Villa de Conde a Joao de Castro ci presenta una nuova richiesta del re di Kandy per la costruzione di una ‘feitoria’ nel porto di Trincomalee, il re di Kandy questa volta aveva anche promesso di nominare Nuno Alvarez Pereira al posto di fattore.16 In seguito a tale richiesta, nel 1547, un nuovo contingente di portoghesi raggiunse la costa orientale, essi erano circa 100 uomini sotto il comando di Antonio Moniz Barreto, questa volta, anche se il punto di sbarco era stato inizialmente fissato a Trincomalee, i portoghesi sbarcarono a Batticaloa e giunsero a Kandy per questa via. Anche questa spedizione però si concluderà in un fallimento.17

Negli ultimi mesi del 1551, il principe di Trincomalee, un ragazzo di appena sette o otto anni, fu battezzato dal padre Anrriques. Le ragioni della sua conversione sono da ricercare nella lotta per il potere tra due fazioni, una di queste, guidata da un capo, che era lo zio del giovane principe, che sperava di trarre beneficio con dall’aiuto dei portoghesi, decise di trasportare il giovane principe, sulla costa della Pescaria18, dove risiedevano i Gesuiti portoghesi, qui tutto il gruppo chiese insistentemente di diventare cristiano, fu così che il principe, suo zio e 30-40 dei suoi seguaci divennero cristiani. Fu quindi organizzata una spedizione per cercare di mettere al potere il principe nella sua provincia, vi parteciparono circa 1000 cristiani e qualche portoghese, ma a causa dello stato di ribellione della regione, la spedizione non ottenne i risultati sperati e dopo due mesi di tentativi, per non mettere in pericolo la vita del principe, fu deciso di abbandonare l’impresa. Il giovane principe, che era stato battezzato come D. Afonso (Afonço), fu inviato a Goa, dove fu introdotto al viceré, a Goa fu educato nel collegio di San Paolo e affidato alle cure spirituali di padre Antonio Gomez.19Successivamente, nel 1560, quando i portoghesi tentarono la conquista di Jaffna, il principe di Trincomalee partecipò alla spedizione, il viceré D. Constantino de Braganza pensava una volta conquistata Jaffna, di riportare il principe a Trincomalee, dove avrebbe ripreso il suo regno e avrebbe contribuito e aiutato i portoghesi nella conversione del suo popolo. Ma la spedizione non ebbe i risultati sperati e il principe non raggiunse mai Trincomalee. Egli invece fece ritorno a Goa.20 Durante la sua vita a Goa il principe di Trincomalee intrattenne corrispondenza anche con il re Sebastião D. del Portogallo.21 Nel 1568 partecipò come volontario nell’assedio di Mangalore, dove fu ucciso.22

Abbiamo poche altre notizie ruguardo a Tricomalee negli anni successivi: nel 1555 una richiesta di religiosi da parte dei cristiani di Trincomalee raggiunse Punnaikayal, sulla costa della Pescaria, ma il numero insufficiente di sacerdoti impedì ogni tipo di missione.23 Nel 1560, il re di Jaffna assieme alla famiglia reale, in preda al panico, durante l’assalto della sua capitale portato dal viceré De Bragança, per sfuggire ai portoghesi si rifugiò nel territorio del vanniyar di Trincomalee.24 Nel 1569, due navi portoghesi sostarono nel porto di Trincomalee per imbarcare la principessa di Kandy, figlia di Karaliyadde (Javira Astana), che andò in sposa al re Don Joaõ.25

Come abbiamo visto, nonostante i timidi tentativi di installare un ‘feitoria’ che i portoghesi hanno fatto negli anni tra il 1543 e il 1547, Trincomalee e la costa orientale sono rimaste per tutto il XVI secolo liberi da insediamenti portoghesi, nel frattempo, invece i portoghesi hanno esteso il loro controllo sulla zona costiera sud-occidentale dell’isola. In pratica alla fine del XVI secolo i portoghesi avevano il controllo sui territori che un tempo appartenevano ai regni di Kotte e Sitawaka e inoltre controllavano l’isola di Mannar. Tuttavia negli ultimi decenni del secolo, l’influenza portoghese ha cominciato a farsi sentire anche sulla costa orientale. A partire dagli anni intorno al 1570, i portoghesi hanno cominciato a raccogliere tributi dai vanniyar di Trincomalee e anche da quello di Batticaloa.26 Anche al tempio indù di Konesar (Koneswaram) a Trincomalee, fu imposta una tassa di protezione. I portoghesi poi raccoglievano le imposte su alcuni beni che il regno di Kandy esportava attraverso i due principali porti di Trincomalee e Batticaloa.27

Nel 1582, al momento della conquista del regno di Kandy, da parte delle truppe di Sitavaka, il re di Kandy Karalliyadde Bandara (Don Joao), insieme ad alcuni portoghesi che lo avevano aiutato, si rifugiò a Trincomalee, questo avvenne immediatamente dopo la sconfitta delle sue truppe contro quelle del regno di Sitavaka, e fu proprio a Trincomalee che il re morì a causa di una epidemia di vaiolo. Tra i portoghesi che seguirono il re Karalliyadde Bandara a Trincomalee c’era anche il frate francescano André de Sousa.28 Il re di Ceylon D. João Parea Pandar, Dharmapala, menziona in un certificato attestante il lavoro dei francescani nel regno di Kotte, anche il nome del frate francescano André de Sousa, che aveva sacrificato la sua vita a Trincomalee. Una menzione allo stesso frate viene fatta anche da Trinidade.29

Nel 1602, la regione compresa tra Jaffna, Trincomalee e Batticaloa fu assegnata alla cura spirituale dei Gesuiti, che avevano il permesso di erigere chiese e di convertire gli abitanti.30 Di quello stesso anno è il primo ordine portoghese per la costruzione di un forte a Trincomalee.31 Quest’ordine deve essere sicuramente una prima reazione portoghese all’arrivo a Ceylon di una spedizione olandese e al successivo primo contatto tra gli olandesi e il re di Kandy, che aveva avuto luogo nel 1602 nella regione di Batticaloa. Oltre a questo, un altro motivo fu il fatto che durante i periodi di guerra con i portoghesi, Trincomalee fu utilizzata come una delle porte attraverso le quali il re di Kandy aveva ricevuto aiuti e truppe dal Nayak di Madura e dal re di Meliapor.32

Negli anni tra il 1605 e il 1609, D. Francisco de Menezes per due volte raggiunse Trincomalee nel corso di spedizioni militari contro il re di Kandy.33 Una descrizione più dettagliata di una di queste spedizioni ci viene riferita nel rapporto annuale dei gesuiti del 1606, in realtà si tratta di una spedizione punitiva avvenuta nel 1606 contro i ribelli, la spedizione era composta da uno squadrone di soldati portoghesi e 4,000-5,000 lascarins cingalesi, nel suo itinerario fu raggiunta anche Trincomalee, dove furono catturati non più di 200 uomini, donne e bambini, che, su ordine di Simao Correa (un capitano cingalese), furono bruciati vivi, e per ‘compassione’ furono tutti battezzati prima di essere uccisi.34

Una lettera del frate gesuita Barradas scritta da Cochin, nel novembre 1613, narra di una spedizione portoghese a Trincomalee nel corso dell’anno 1612. La spedizione era guidata da D. Hieronymo de Azevedo, egli attraversò assieme ai suoi soldati le montagne di Kandy, lungo il percorso i portoghesi scoprirono due grandi serbatoi “… la nostra spedizione si imbattè in due serbatoi di notevole dimensione. Essi erano lunghi quattro leghe, abilmente scavati nelle montagne e circondati da un muro, un pezzo di splendida fattura che ci si aspetterebbe eseguito dai romani, piuttosto che dai cingalesi”, i portoghesi, dopo grandi difficoltà a causa delle piogge torrenziali arrivarono a Trincomalee, e qui de Azevedo “fu occupato nella costruzione di una fortezza” per questo chiamò in aiuto il re di Jaffna, ma non vedendolo arrivare abbandò l’impresa e marciò verso Jaffna.35 Una breve descrizione di questa spedizione a Trincomalee è stata fatta anche da Bocarro, egli narra infatti che de Azevedo stava facendo la guerra nelle regioni di Trincomalee quando ebbe la notizia di essere stato nominato vicerè.36 Un altro testo ci racconta invece i piani che de Azevedo aveva fatto per la fortificazione di Trincomalee e Batticaloa, egli lasciando Ceylon nel novembre 1612 per andare a Goa per assumere l’incarico di viceré, pianificò di inviare nel marzo del successivo anno ‘seis navios’ con il materiale necessario per la costruzione delle fortezze di Trincomalee e Batticaloa, inoltre aveva previsto di inviare due navi a pattugliare la costa di Galle, ordinando a queste navi di passare l’inverno successivo a Trincomalee, al fine di contribuire alla costruzione della fortezza.37 Secondo de Azevedo uno dei modi migliori per indebolire Kandy era esattamente quello di bloccare il commercio del regno che era esercitato attraverso i porti di Batticaloa, Trincomalee, Rio de Agua Doce e Jaffna, ma per il momento (era il 1614) egli giudicava che i portoghesi non fossero in grado di occupare tutti questi porti .38

Successivamente, con il trattato di pace tra il re di Kandy e i portoghesi, firmato nell’agosto 1617 furono anche definiti i confini tra i due territori, con questo furono anche stabiliti le frontiere lungo la costa orientale, dove i due principali porti (Kottiyar/Trincomalee e Batticaloa) rimasero sotto il controllo del regno di Kandy, infatti nel trattato è specificato che il confine dei territori soggetti al re di Kandy arrivava ai porti di Kottiyar, Batticaloa e Panama.39

Nel 1619 tutto il territorio del regno di Jaffna, comprese Trincomalee e Batticaloa, fu assegnato alle cure spirituali dei Francescani. Questa decisione fu presa dal vescovo di Cochin, frate Dom Sebastião de S. Pedro.40 Poi, con un decreto dello stesso vescovo di Cochin datato 11 novembre 1622, simile a quello del 1602, le cure spirituali del distretto di Jaffna, Trincomalee e Batticaloa, furono nuovamente affidate ai Gesuiti, essi dovevano costruire chiese, dare sacramenti e convertire le anime.41 E infatti furono i Gesuiti a seguire i soldati portoghesi a Trincomalee e Batticaloa quando essi occuparono le due località.

Continua: L’arrivo dei danesi, degli olandesi e la costruzione del forte portoghese

Mappa di Trincomalee di Antonio Bocarro (1635). Livro das Plantas de todas as fortalezas, cidades e povoaçoens do Estado da Índia Oriental (1635)
Mappa di Trincomalee di Antonio Bocarro (1635). Livro das Plantas de todas as fortalezas, cidades e povoaçoens do Estado da Índia Oriental (1635)

NOTE:

1 Nuno Alverez Pereira era un soldato portoghese che giunse a Kandy nel luglio 1542 e presto divenne consigliere e segretario del re Jayavira.

2 Una fattoria fortificata.

3 Amaro Mendes fu nominato fattore della feitoria.

4 Miguel Ferreira era il capitano portoghese della costa del Coromandel, per la vita di questo importante personaggio vedi l’articolo scritto da J. M. Flores “Um Homem que tem muito credito naquelas partes: Miguel Ferreira, os alevantados do Coromandel e o Esatado da India”, in: “Mare Liberum”, n° 5/1993, pp. 21-32.

5 Perniola “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. I, pp. 80-81.

6 Queyroz “The temporal and spiritual…”, vol. I, pp. 236-237.

7 Perniola “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. I, p. 62.

8 Perniola “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period” vol. I, pp. 71-72.

Il tributo promesso dal re di Kandy era: “quindici elefanti con zanne e trecento remi di legno di faggio per le galee.” Vedi: Perniola, V. “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. I, pp. 86-87.

9 Il regno di Kandy fu attaccato nel novembre 1545 dalle forze del regno di Sitawaka, e aveva bisogno di aiuti urgenti.

10 Perniola “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. I, p. 162, 177.

11 Perniola “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. I, pp. 160-161.

12 Per giungere a Kandy sarà spesso utilizzata anche la strada che partiva da Batticaloa.

13 Miguel Fernandes era Portuguese “casado” (soldato sposato) di Kotte.

14 Perniola “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. I, p. 177.

Jayavira era stato segretamente battezzato da frate Francisco di Monteprandone il 9 Marzo 1546.

15 Perniola “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. I, p. 154.

16 Perniola “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. I, p. 216.

17 Per i dettagli di questa spedizione vedi: O. M. da Silva “Vikrama Bahu of Kandy. The Portuguese and the Franciscans, 1542-1551”, pp. 63-76.

18 La costa indiana attorno a Tuticorin.

19 Perniola “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. I, pp. 286-288.

20 Perniola “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. I, p. 372, 374, 382.

21 Vedi la lettera di risposta di re Sebastiano datata 7 Marzo 1567 e pubblicata in: Perniola “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. II, p. 23.

22 Perniola “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. I, p. 382 n. 1 and vol. II, p. 23 n. 1.

23 Perniola “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. I, p. 346.

24 “History of Sri Lanka”, vol. II, p. 110.

25 Queyroz “The temporal and spiritual…”, vol. II, pp. 423.

26 “History of Sri Lanka”, vol. II, p. 92.

27 “History of Sri Lanka”, vol. II, p. 112.

28 F. F. Lopes “A evangelização de Ceilão desde 1552 a 1602”, in: “Studia” n° 20-22/1967, pp. 30-31; “History of Sri Lanka”, vol. II, p. 96.

29 Il certificato è datato 1 Dicembre 1594. Perniola “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. II, p. 137; Trinidade “Conquista espiritual do Oriente”, vol. III, p. 56, 68.

30 Perniola “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. II, p. 266.

31 Silva, Ch. R. de “The Portuguese in Ceylon, 1617-1638”, p. 59 nota n° 149.

32 Abeyasinghe “Portuguese rule in Ceylon, 1594-1612”, p. 36.

33 Queyroz “The temporal and spiritual…”, vol. II, p. 611.

34 Perniola “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. II, p. 256.

35 Perniola, V. “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, Vol. II, p. 366.

36 Bocarro “Decada 13 da historia da India”, vol. I, p. 11.

37 “Relacion del estado en que quedavam las cosas de la India, sacada de las cartas, que escrivio el virrey Dom Hieronymo de Azevedo…”, published in: “Documentação Ultramarina Portuguesa”, vol. I, p. 73 and vol. II, p. 157.

38 Bocarro “Decada 13 da historia da India”, vol. I, p. 277.

39 “History of Sri Lanka”, vol. II, p. 154 e anche Silva, Ch. R. de “The Portuguese in Ceylon, 1617-1638”, p. 59.

40 Perniola, V. “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. II, p. 458.

41 Perniola, V. “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. III, p. 51.

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Colonialismo olandese Colonialismo portoghese Sri Lanka

Trincomalee 1 – La Storia di Trincomalee (Sri Lanka) durante la dominazione Portoghese e Olandese: Introduzione

Scritto da Marco Ramerini

1.0 INTRODUZIONE

La baia, chiamata dai portoghesi ‘Bahia dos Arcos’, dov’è situata la città di Trincomalee1 nell’isola di Sri Lanka (Ceylon) è da sempre stata considerata uno dei migliori porti del mondo, la sua posizione altamente strategica nel mezzo delle rotte commerciali dell’Oceano Indiano, e il suo controllo dell’intero golfo del Bengala, avrebbe reso ideale il luogo per lo sviluppo di un grande porto ed emporio commerciale, ma ciò non avvenne. Diversamente da quello che si potrebbe pensare, visto la bellezza e l’importanza di un tale ancoraggio nel centro dell’Oceano Indiano, Trincomalee, non divenne mai un centro di primaria importanza durante l’epoca coloniale portoghese ed olandese. Infatti i primi due poteri coloniali che occuparono le coste dell’isola di Ceylon per circa 300 anni (1505-1796), preferirono focalizzare i loro interessi verso la parte sud-occidentale dell’isola (dov’erano i porti di Colombo e Galle), mentre lungo la costa orientale l’insediamento portoghese e olandese fu per gran parte del periodo su citato, o addirittura non presente, o comunque limitato alla zona circostante i forti di Trincomale e Batticaloa.

Questa mancanza di interesse per Trincomalee ed in generale per la costa orientale, fu dovuto a diversi fattori. Il principale motivo, fu che all’epoca dello sbarco dei portoghesi a Ceylon, il regno più importante dell’isola e con cui i portoghesi avevano relazioni commerciali (principalmente per il commercio della cannella) era quello di Kotte, situato nella zona sud occidentale dell’isola2 la cui capitale, Jayawardhanapura Kotte, era a pochi chilometri da Colombo, fu così che Colombo venne usato dai portoghesi come base principale per la successiva espansione nell’isola, durante il primo periodo Portoghese, la costa orientale di Ceylon, venne praticamente trascurata, solo dopo che i primi concorrenti europei (danesi e olandesi), si erano affacciati minacciosamente nei mari asiatici, i portoghesi, videro necessaria l’occupazione e la fortificazione di Trincomalee e Batticaloa.

Un altra causa per cui Trincomalee mai divenne, durante il periodo portoghese, un importante centro commerciale, fu ben spiegata da Queyroz: “[Trincomalee] …ha un grande inconveniente, che a quel tempo non c’erano altre popolazioni vicine oltre ai Bedas che erano una popolazione così barbara e sevaggia che non si facevano nenache vedere.”3 Queyroz poi osserva che se la zona attorno a Trincomalee fosse abitata e coltivata, diventerebbe facilmente auto-sufficiente. 4

Il porto di Trincomalee, assieme a quelli di Kottiyar e Batticaloa, veniva utilizzato nel XVI secolo dal regno di Kandy come porto per l’esportazione di elefanti e noci di areca e per l’importazione di beni di prima necessità da altri paesi asiatici. Sebbene Barros cita Trincomalee come uno dei nove regni dell’isola di Ceylon5 , esso era solo un piccolo principato sotto il dominio del Vanniyar6 di Trincomalee e Kottiyar che a sua volta era tributario, almeno nominalmente, del re di Kandy. Il teritorio soggetto al Vanniyar di Trincomalee era scarsamente abitato e aveva un estensione di 23 leghe.7 Trincomalee era situata al margine delle zone nominalmente controllate dai regni di Kandy e Jaffna. La presenza del fiume Mahaweli Ganga, che sfocia poco lontano da Trincomalee, facilitava i collegamenti con l’altopiano e con Kandy e grazie a ciò un intenso traffico di merci si svolgeva attraverso i porti di Kottiyar e Trincomalee. Nel villaggio di Vintêna, che si trovava a 3 leghe da Trincomalee, i kandyani erano soliti commerciare e scambiare i prodotti di Ceylon (principalmente elefanti e noci di areca) con vestiti, oppio e altri beni di consumo, con i mercanti provenienti dal resto dell’Asia.8

Secondo quanto scrive Queyroz, Triquilemalê significa “montagna delle tre pagode”, queste pagode furono erette 9 dal re di Ceylon su un alto promontorio davanti al mare, due di loro si trovavano all’estremità di una scogliera sopra il mare, la terza invece era situata nel punto più alto al centro della penisola. Quest’ultima pagoda, il tempio di Koneswaram, era il più importante di tutti e tre i templi di Trincomalee ed era uno dei più venerati di tutta l’India.10 La principale ragione dell’importanza di Trincomalee era questa pagoda, che Queyroz chiama, la Roma delle popolazione dell’Oriente o la Roma dei pagani.11 Il tempio è descritto, in una lettera del 1613 scritta dal gesuita frate Barradas: “[Il tempio è]… una struttura massiccia, un lavoro artistico singolare. Esso era di grande altezza, costruito con grande maestria in granito nerastro, su di una roccia proiettata verso il mare, e occupa un vasto spazio sulla sommità.”12 Il villaggio di Trincomalee era situato sull’istmo del capo dov’erano i templi.

Continua: I primi contatti con i portoghesi

Mappa di Sri Lanka (Ceylon) (1681). Robert Knox. An Historical Relation of the Island Ceylon.
Mappa di Sri Lanka (Ceylon) (1681). Robert Knox. An Historical Relation of the Island Ceylon.

NOTE:

1 Chiamata dai portoghesi: Triquinimale (Bocarro “Livro das plantas…”, vol. II, p. 238; Bocarro “Decada 13 da historia da India”, vol. I, p. 11), Triquilemalê (Queyroz “The temporal and spiritual…”, vol. I, p. 66), Trinquilamale (Bocarro “Decada 13 da historia da India”, vol. I, p. 277), Trinquilimale (Bocarro “Decada 13 da historia da India”, vol. I, p. 277), Triquilimale (“Carta da Vice-Rei da India” Livros das Monções, Goa, vol. 37, fls 129-129 v).

2 Il monarca del regno di Kotte chiamava se stesso imperatore dell’intera isola, ma l’autorità diretta del regno di Kotte nella prima decade del XVI secolo si estendeva solamente sul ricco e densamente popolato territorio compreso tra il corso dei fiumi Malwatu Oya, a nord, e Walawe Ganga, a sud, mentre nell’interno esso raggiungeva i bordi delle montagne dell’altopiano centrale. Il regno che occupava la parte montuosa dell’isola, scarsamente abitata e povera, era il regno di Kandy o Udarata, regno che almeno nominalmente riconosceva il potere del regno di Kotte. Anche altre aree poco popolate situate nella parte orientale dell’isola e soggette a piccoli capi detti ‘vanniyars’ o ‘princes’ nominalmente riconoscevano l’autorità del regno di Kotte, anche se praticamente erano entità di fatto indipendenti. Nella parte settentrionale dell’isola si trovava invece il regno di Jaffna, questo regno non riconosceva le pretese di Kotte sull’intera isola. Nel 1521 rivolte interne causarono la divisione del regno di Kotte e la formazione di tre regni, Kotte (governato da Bhuvanekabahu VII), Sitavaka (governato da Mayadunne) e Raigama (governato da Pararajasimha).

3 Queyroz “The temporal and spiritual…”, vol. II, p. 735

I Veddah (Bedas) sono la più antica etnia che ha abitato l’isola di Ceylon. La parola Veddah è di origine singalese e significa selvaggio. Oggi restano nell’isola ancora piccole comunità di Veddah, le tre più importnati si trovano nelle vicinanze di Batticaloa, Trincomalee e Anuradhapura.

4 Queyroz “The temporal and spiritual…”, vol. III, pp. 1153-1154.

5 Barros “Decada III”, p. 117.

6 Capo ereditario.

7 Perniola “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. I, p. 286.

8 Questo commercio era principalmente nelle mani dei mercanti musulmani. Queyroz “The temporal and spiritual…”, vol. II, p. 736.

9 Secondo quanto scrive Queyroz essi furono eretti 1300 anni prima di Cristo. Queyroz “The temporal and spiritual…”, vol. I, p. 67.

10 Queyroz “The temporal and spiritual…”, vol. I, p. 66 and vol. II, p. 736.

11 Queyroz “The temporal and spiritual…” vol. I, pp. 236-237.

12 Perniola, V. “The Catholic church in Sri Lanka. The Portuguese period”, vol. II, p. 366.

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Colonialismo portoghese São Tomé e Principe

Isola di Principe: la Fortezza di Santo António da Ponta da Mina, Isola di Principe, São Tomé e Principe, Africa

Scritto da Marco Ramerini, foto e informazioni di James Leese

In accordo con una fonte del 1815, questa era la situazione delle fortificazioni portoghesi dell’isola di Principe ed in particolare della Baia di Santo Antonio, dove ancoravano quasi tutte le imbarcazioni che vi facevano scalo: Le due difese principali della baia erano la fortezza di Ponta da Mina e la fortezza di Santa Ana.

La fortezza di Ponta da Mina era edificata su di un promontorio che forma la punta sud del porto della città, l’importanza di questa fortificazione era fondamentale perchè era nelle sue vicinanze che passavano e stavano alla fonda le navi che giungevano in porto. Dalla fortezza di Ponta da Mina, che era composta da due batterie (“Bateria Real” e “Bateria do Principe”), dipendevano i ridotti di “Nazareth”, la piazzaforte bassa “Praça Baixa de Nossa Senhora” e la batteria di “São João”.

La fortezza era composta da due batterie, la “Bateria Real” che era quella superiore e la “Bateria do Principe” situata più in basso. La “Bateria Real” era situata molto alta sul porto a circa 500 piedi d’altezza, la sua forma era semicircolare con la parte convessa rivolta verso il mare, essa era armata con 16 pezzi d’artiglieria di bronzo di vario calibro (da 3 a 14), era inoltre presente un piccolo deposito di polvere e sopra un terreno elevato era il posto di residenza della guarnigione, accanto a questo era un deposito per la polvere di forma rotonda (simile ad un mulino a vento) e di pessima costruzione.

Ingresso al Forte Basso, Fortaleza da Ponta da Mina, Isola di Principe. Author and Copyright James Leese
Ingresso al Forte Basso, Fortaleza da Ponta da Mina, Isola di Principe. Author and Copyright James Leese

La “Bateria do Principe” si trovava ad ovest della “Bateria Real” e si raggiungeva tramite un sentiero che scendeva a zig zag a partire dalla “Bateria Real”. La “Bateria do Principe” era la più importante per la difesa del porto perché si trovava a soli 200 piedi d’altezza sul mare, era di forma quadrata, di pietra e calce, lunga 120 palmi e larga 33 palmi, l’altezza della muraglia dal lato interno era di 9 palmi; sul lato a nord aveva una dotazione di 5 pezzi d’artiglieria di ferro di calibro 6, sul lato ovest erano due pezzi dello stesso calibro, e sul lato sud era un unico pezzo di calibro 4, mentre sulla parte est era la costa del monte dove era la “Bateria Real”.

A 50 toezas ad est della “Bateria Real” ed ad un altezza di 35 piedi sul mare era il ridotto chiamato “Praça Baixa de Nossa Senhora”, questa fortificazione aveva tre pezzi d’artiglieria di ferro di calibro 3 ed era molto importante per la difesa del porto.

Forte Basso, Fortaleza da Ponta da Mina, Isola di Principe. Author and Copyright James Leese
Forte Basso, Fortaleza da Ponta da Mina, Isola di Principe. Author and Copyright James Leese

Su di una collina vicina che domina la fortezza di Ponta da Mina sul lato di “sudoeste” era presente un ridotto chiamato N. Senhora da Nazareth, che è descritto come l’opera più interessante di tutta l’isola di Principe, fu a causa della sua mancanza che i francesi conquistarono facilmente l’isola nel 1706 e 1709. Il ridotto aveva 2 cannoni di bronzo di calibro 4 e un fossato con il ponte levatoio.

Da questo ridotto si dominavano tutte le opere fortificate dell’isola: a un tiro d’espingarda erano situate infatti la “Bateria Real”, la “Bateria do Principe” e la “Praça Baixa de Nossa Senhora”.

A un tiro d’epingarda a “oeste” della fortezza di Ponta da Mina era un’altra batteria chiamata São João dov’erano 2 cannoni di ferro di calibro 6.

Cannoni di Ponta Da Mina, Fortaleza da Ponta da Mina, Isola di Principe. Author and Copyright James Leese
Cannoni di Ponta Da Mina, Fortaleza da Ponta da Mina, Isola di Principe. Author and Copyright James Leese

Questa descrizione concorda con quanto è stato ritrovato da James Leese, che stà studiando le fortificazioni dell’isola, il forte di Ponta da Mina era il principale forte della zona e serviva come difesa principale sul lato del mare, un altra fortificazione era sul lato opposto della baia sulla Ponta Santana (Santa Ana), il luogo è stato visitato da James Leese, e attualmente sono visibili solo i resti di un muro di pietra. A conferma dell’esistenza di una fortificazione sulla Ponta de Santana è la testimonianza di alcuni abitanti del luogo che dei cannoni furono trovati in questo sito.

Sul luogo indicato dalla mappa come Ponta Forte, James Leese ha rinvenuto resti di quello che egli sospetta essere i locali di una guarnigione, anche se ci sono evidenti tracce che l’area era stata usata per il processo di lavorazione del cacao. Durante le ricerche nell’area della fortezza di Ponta da Mina sono stati trovati 34 cannoni tutti in ferro, alcuni dei quali cannoni di nave.

BIBLIOGRAFIA:

– Josè Brandão Pereira de Melo “A fortaleza de Santo Antonio da Ponta da Mina na Ilha do Principe” 1943

– James Leese “e-mail” a Marco Ramerini nel 2005 e 2006

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Colonialismo portoghese São Tomé e Principe

La Rivolta degli Schiavi nell’isola africana di São Tomé, 1595

Scritto da Marco Ramerini

La rivolta di Amador, così chiamata dal nome dello schiavo che la guidò, rappresenta il più importante tentativo di ribellione che sia mai avvenuto nell’isola di São Tomé. La rivolta dei creoli e degli schiavi dell’isola cominciò il 9 luglio 1595. A capo di questa rivolta fu fin dall’inizio uno schiavo negro chiamato Amador (il cui proprietario era Bernardo Vieira). Il primo nucleo di rivoltosi, che ammontava a circa 200 persone, assaltò la chiesa di Santa Trinidade, una parrocchia fuori città, dove furono uccisi alcuni bianchi che erano nella chiesa in attesa della messa. Nei giorni successivi a questo primo avvenimento la rivolta si estese e furono bruciati dai rivoltosi molti zuccherifici e fattorie nelle zone di Dalengue, Uba Ubundo e Praia Preta.

L’11 luglio 1595, i ribelli attaccarono la città, dove nel vecchio mercato ebbero uno scontro non decisivo con i portoghesi. Il giorno successivo, furono bruciati altri zuccherifici e fattorie nelle zone di Agua e Sabão e Dalhmanhe. Il numero dei ribelli era continuato ad aumentare, le fonti riportano di circa 2000 persone tra le loro file.

Il 14 luglio, vi fu un duro scontro nelle vicinanze della città che si concluse con il ritiro dei ribelli, che furono sconfitti e subirono pesanti perdite, sempre secondo le fonti su 800 ribelli attaccanti ne restarono uccisi oltre 300. Nonostante questa dura sconfitta, i ribelli non si dettero per vinti, essi divisero le proprie forze e tentarono di attaccare la città su più lati, ma anche questo tentativo naufragò per il pronto intervento dei portoghesi.

Mappa di São Tomé di Johannes Vingboons (1665). No Copyright
Mappa di São Tomé di Johannes Vingboons (1665).

I ribelli comunque continuavano a tenere sotto assedio la città. Il 23 luglio i portoghesi tentarono una sortita per rompere l’assedio, l’azione provocò una dura reazione da parte dei ribelli, che nei giorni seguenti tentarono la definitiva conquista della città. La battaglia che decise le sorti della ribellione, iniziò all’alba del 28 luglio quando 5000 ribelli assaltarono la città.

L’attacco si protrasse per circa 4 ore, gli attaccanti, che erano in superiorità numerica rispetto ai difensori, furono però respinti grazie all’artiglieria e alle trincee che nel frattempo i portoghesi avevano costruito. Secondo i documenti i ribelli persero nello scontro tra i 200 e i 500 uomini, ma la cosa più importante che persero, fu la convinzione di continuare nella rivolta. Gia il giorno successivo si ebbero le prime defezioni tra le file dei ribelli, in poco tempo circa 4000 ribelli chiesero il perdono, lasciando il capo della rivolta Amador solo con pochi irriducibili, egli si rifugiò nella foresta, ma a metà agosto fu catturato e poi ucciso. La rivolta lasciò l’economia dell’isola devastata, sembra che in totale circa 60 zuccherifici furono distrutti.

BIBLIOGRAFIA:

Fonte di questa storia è il racconto della rivolta di Amador narrato dal Padre Manuel de Rosario Pinto nel capitolo XXV della sua “Historia da Ilha de São Tomé” del 1732 e pubblicato alle pagine 304-310 dell’appendice II del libro di Robert Garfield “A history of São Tomé Island, 1470-1655. The key to Guinea” San Francisco, 1992

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Colonialismo olandese Colonialismo portoghese São Tomé e Principe

Gli Olandesi a São Tomé e Principe: gli attacchi all’isola di Principe (1598) e a São Tomé (1599)

Scritto da Marco Ramerini

Poco dopo l’unione del Portogallo con la Spagna, Filippo II impose il divieto per gli olandesi di commerciare e utilizzare i porti iberici, questo atto conseguenza della ribellione olandese al sovrano spagnolo, precluse agli olandesi, improvvisamente, l’approvvigionamento dei ricchi beni provenienti dalle colonie di questi due paesi.

Filippo II così facendo pensava di dare un duro e definitivo colpo alle ambizioni olandesi, ma il divieto invece sortì l’effetto opposto, infatti i commercianti olandesi furono spronati ad attaccare i possedimenti oltremare della monarchia iberica allo scopo di by-passare il blocco loro imposto e con il rischioso ma ambizioso obiettivo di controllare loro stessi il mercato commerciale ultramarino al posto del loro acerrimo nemico Filippo II.

In questa ottica sono da ricondurre le prime spedizioni olandesi lungo la costa del Golfo di Guinea. Nel 1596 una spedizione equipaggiata per la casa commerciale zeelandese Moucheron assaltò, senza successo, il castello di São Jorge da Mina nella Costa d’Oro (attuale Ghana), esso era la principale base che i portoghesi avevano nell’area.

I mercanti olandesi che avevano iniziato a frequentare l’area facendo aspra concorrenza ai mercati portoghesi nel giro di 15 anni riuscirono ad estrometterli dal commercio di oro, avorio, cera e pepe. Soltanto il commercio degli schiavi rimase per il momento sotto il controllo dei portoghesi, ma solo perché per il momento non interessava agli olandesi.

Forte portoghese di São Sebastião, São Tomé, São Tomé e Príncipe
Forte portoghese di São Sebastião, São Tomé, São Tomé e Príncipe

Anche questa spedizione fu inviata dalla casa commerciale zeelandese Moucheron, che vedeva la conquista dell’isola di Principe come una base per una successiva espansione nel Golfo di Guinea e la successiva possibile conquista della ricca isola zuccherifera di São Tomé che era il principale obiettivo. Secondo i piani sull’isola di Principe doveva essere costruita una fortezza.

La spedizione, che era composta da 5 navi sotto il comando di Cornelis van Moucheron, raggiunse Principe nell’agosto 1598 e con un assalto di sorpresa, gli olandesi, occuparono l’isola. Una volta occupata Principe, fu sbarcato dalle navi il materiale necessario alla costruzione della fortezza, che era stato appositamente trasportato dall’Olanda, e sotto il comando di Cornelis van Moucheron, che fu nominato governatore dell’isola, furono iniziati i lavori di costruzione. Purtroppo per gli olandesi, che evidentemente non erano troppo pratici della zona, ebbe inizio la stagione delle piogge che portò aria insalubre, cosicché molti uomini della spedizione si ammalarono e alcuni morirono di febbri malariche. La cattiva stagione e gli attacchi dei portoghesi di São Tomé costrinsero gli olandesi ad abbandonare l’isola di Principe dopo circa tre mesi d’occupazione.

Nonostante questo fiasco, l’anno successivo nell’ottobre del 1599 una nuova più grande spedizione giunse questa volta nell’isola di São Tomé. La nuova armata era composta da 36/40 navi comandate da Pieter van der Does ed era anche questa, in parte, equipaggiata dai Moucheron.

São Tomé era difesa da una milizia formata dagli abitanti e dagli schiavi e da un piccolo forte, il forte São Sebastião che non poteva fornire adeguata protezione alla popolazione e alla città, esso era equipaggiato con poca artiglieria, soltanto sei piccoli cannoni e due bombarde, aveva poca polvere da sparo e mancava di una gurnigione di professionisti, secondo le fonti portoghesi l’unico soldato professionista dell’intera isola era un sergente-maggiore.

Praia Café, ilhéu das Rolas, São Tomé, São Tomé e Príncipe. Author Joao Maximo. Licensed under the Creative Commons Attribution
Praia Café, ilhéu das Rolas, São Tomé, São Tomé e Príncipe. Author Joao Maximo

Il 18 ottobre 1599, di prima mattina, la flotta olandese giunse in vista di São Tomé, nonostante che i portoghesi avessero saputo da alcune settimane dell’arrivo della flotta olandese sembra che poco era stato fatto per migliorare le difese dell’isola. Giunte in porto le imbarcazioni olandesi iniziarono a cannoneggiare la città che a metà mattinata fu evacuata dai portoghesi che si nascosero nell’interno dell’isola, un piccolo contingente di circa 20 portoghesi assieme al governatore Fernando de Meneses si era invece rinchiuso nel forte dove resistette per altre tre ore per poi arrendersi, il forte fu quindi occupato dagli olandesi.

Nel frattempo i portoghesi fuggiti dalla città si riorganizzarono e sotto il comando di João Barbosa da Cunha tentarono un controattacco il 20 ottobre, secondo le fonti portoghesi fu questo attacco a costringere gli olandesi a ritirarsi, mentre secondo le fonti olandesi il motivo del fallimento della spedizione era da ricercare nel clima malsano di São Tomé, infatti anche questa volta gli olandesi avevano scelto la peggiore stagione, era infatti l’inizio della stagione delle piogge (che va da ottobre a giugno) e furono piogge equatoriali incessanti, che causarono malattie tra le truppe olandesi, in pochi giorni morirono circa 1200 uomini compreso il comandante della spedizione Pieter van der Does. Dopo due settimane i resti della spedizione abbandonarono São Tomé, non prima di aver dato fuoco alla città, distrutto il forte e aver saccheggiato e bruciato le chiese e le fattorie dell’isola.

L’assalto olandese fu un duro colpo per l’economia dell’isola, anche perché era stato preceduto da alcuni eventi che avevano gia minato la prosperità dell’isola: nel 1574 vi fu un assalto degli “Angolares”¹ contro le zona nord dell’isola durante il quale furono distrutte diverse piantagioni di canna da zucchero e molte fattorie. Nel 1585 un incendio devastò la città e poi nel luglio-agosto 1595 ci fu una grave rivolta di schiavi capeggiata da un certo Amador, che per diverse settimane mise a ferro e fuoco l’isola.

NOTE:¹Angolares: negri di razza bantù, provenienti dall’Angola, che vivevano nelle foreste e nelle montagne meridionali dell’isola. Ci sono diverse teorie sulla loro origine: c’è chi dice che erano schiavi negri fuggiti dalle piantagioni, chi invece sostiene che fossero schiavi imbarcati su una nave negriera naufragata sulle coste dell’isola che erano riusciti a salvarsi dal naufragio, infine c’è chi pensa che fossero i primi colonizzatori dell’isola giunti ancor prima dall’arrivo dei portoghesi. 

BIBLIOGRAFIA:

– Garfield, Robert “A history of São Tomé Island, 1470-1655. The key to Guinea” San Francisco, 1992

– Ratelband, Klaas “Nederlanders in West-Afrika (1600-1650). Angola, Kongo e São Tomé” portuguese edition: “Os Holandeses no Brasil e na costa africana. Angola, Congo e São Tomé (1600-1650)” Lisboa, 2003

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Africa America Asia Colonialismo portoghese

Dati sull’indipendenza delle colonie portoghesi

Scritto da Dietrich Köster

Brasile – 07 settembre 1822

Capo Verde – 05 luglio 1975

Guinea portoghese – dichiarazione unilaterale di indipendenza: 24 settembre 1973, indipendenza definitiva: 10 settembre 1974

São João Baptista de Ajudá – occupazione da parte della Repubblica del Dahomey (Benin): 01 agosto 1961

São Tomé e Príncipe – 12 luglio 1975

Angola – 11 novembre 1975

Mozambico – 25 giugno 1975

Forte di Diu, India
Forte di Diu, India

Stato portoghese dell’India (Dadrá e Nagar Haveli) – assunzione del potere per l’Unione indiana: 02 agosto 1954

Stato portoghese dell’India (Goa, Damão e Diu) – assunzione del potere per l’Unione indiana: 19 dicembre 1961

Macau – trasferimento dei poteri politici alla Repubblica popolare cinese: 20 dicembre 1999

Timor portoghese – dichiarazione unilaterale di indipendenza: 28 novembre 1975, invasione da parte della Repubblica di Indonesia: 07 dicembre 1975, indipendenza definitiva: 20 maggio 2002

Copyright 2004 by Dietrich Köster, D-53115 Bonn

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Africa Colonialismo portoghese Lingua portoghese

Gli stati africani con il portoghese come lingua ufficiale

Scritto da Dietrich Köster

Capo Verde
Nome ufficiale: Repubblica del Capo Verde
Capitale: Praia
Lingua: La lingua ufficiale è il portoghese, come lingua locale viene utilizzato il Creolo portoghese.
Abitanti: 530.000
Superficie: 4.036 km²
Unità monetaria: Escudo del Capo Verde (CVE)
Giorno dell’indipendenza: 5 luglio 1975

Guinea-Bissau
Nome ufficiale: Repubblica della Guinea-Bissau
Capitale: Bissau
Lingua: La lingua ufficiale è il portoghese, come lingue locali vengono utilizzati il Creolo portoghese, il Mandjaco e il Mandinga.
Abitanti: 1.696.000
Superficie: 36.100 km²
Unità monetaria: Franco CFA dell’Africa Occidentale (XOF)
Giorno dell’indipendenza: 10 settembre 1974

Guinea Equatoriale
Nome ufficiale: Repubblica della Guinea Equatoriale
Capitale: Malabo
Lingua: Le lingue ufficiali sono lo spagnolo, il francese ed il portoghese. Regionalmente si parla Fang, Bube ed Anobonense.
Abitanti: 676.000
Superficie: 28.050 km²
Unità monetaria: Franco CFA Centrafricano (XAF)
Giorno dell’indipendenza: 12 ottobre 1968

São Tomé e Príncipe
Nome ufficiale: Repubblica Democratica di São Tomé e Príncipe
Capitale: São Tomé
Lingua: La lingua ufficiale è il portoghese. Localmente, si parla anche il Creolo portoghese.
Abitanti: 158.000
Superficie: 1.001 km²
Unità monetaria: Dobra (STD)
Giorno dell’indipendenza: 12 luglio 1975

Angola
Nome ufficiale: Repubblica dell’Angola
Capitale: Luanda
Lingua: La lingua ufficiale è il portoghese. Sono parlate anche altre lingue, tra cui sopratutto l’Umbundo, il Kimbundo, il Kikongo e lo Tchokwé.
Abitanti: 16.949.000
Superficie: 1.246.000 km²
Unità monetaria: Kwanza (AOA)
Giorno dell’indipendenza: 11 novembre 1975

Mozambico
Nome ufficiale: Repubblica del Mozambico
Capitale: Maputo
Lingua: La lingua ufficiale è il portoghese. Ci sono numerose lingue nazionali, come il Changane, il Lomué, lo Shona, il Tsonga, il Chicheva e il Macua.
Abitanti: 21.372.000
Superficie: 799.000 km²
Unità monetaria: Metical (MZN)
Giorno dell’indipendenza: 25 giugno 1975

© giugno 2012 da Dietrich Köster, D-53113 Bonn

BIBLIOGRAFIA:

Compilato sulla base dei dati della Comunità dei Paesi di Lingua Portoghese (Comunidade dos Países de Língua Portuguesa (CPLP)) e del Fischer Weltalmanach 2010 e per conoscenze proprie.
Si veda anche: Le date dell’indipendenza delle colonie portoghesi.