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Africa Colonialismo italiano

Asmara: la città congelata (1935-1941)

Scritto da Marc Peschke. Tradotto da Dietrich Köster

TESORINO DELLA MODERNITÀ

È stata un’esposizione bene accolta quella che il Deutsches Architekturzentrum (Centro tedesco d’Architettura) a Berlino ha fatto conoscere al pubblico durante gli ultimi mesi, che era intitolata: I tesori architettonici modernistici di Asmara. Un volume d’accompagnamento riassume ancora una volta gli apici dell’arte architettonica della capitale dell’Eritrea.

“La povertà è la migliore tutela dei monumenti”, dice Peter Cachola Schmal, il direttore del Centro tedesco d’Architettura, nel suo contributo per la piccola pubblicazione sull’architettura della città di Asmara. Infatti, è stata la mancanza di fondi che ha permesso che la capitale dell’Eritrea – impoverita economicamente – sia stata conservata come tesorino della modernità. È quasi un gioiello non scoperto dell’arte architettonica del ventesimo secolo.

La pubblicazione che accompagna la mostra è della casa editrice Jovis – specializzata in architettura – e mostra una modernità addormentata, un’opera urbanistica spettacolare, invecchiata degnamente di un modo non spettacolare. Il fotografo Stefan Boness ha raccolto una collezione di fotografie di edifici del centro della città di Asmara, i cui monumenti sono posti sotto tutela.

Pressappoco 600 edifici fanno parte del maggiore complesso d’architettura moderna classica a livello mondiale. Non mancano in questa raccolta di fotografie immagini dell’uomo, vedute generali e dettagli degli edifici più importanti come è mostrato con la stazione di servizio FIAT Tagliero – costruita da Giuseppe Pettazzi nel 1938 – e con il Cinema Impero.

L’EREDITÀ DI MUSSOLINI COME PATRIMONIO DELL’UNESCO?

Ci si meraviglia dalle foto di un’architettura rappresentativa bisognosa di essere restaurata, ma invariata quasi completamente, che fu progettata da architetti italiani come “Piccola Roma” durante il dominio coloniale italiano sull’Eritrea, durante il regime fascista di Benito Mussolini fra il 1935 e il 1941. Un’opera d’arte generale sull’idea egemonica di imporre uno stile nazionale in Africa, un’immagine riflessa dallo specchio del dibattito architettonico italiano dell’Era Fascista, una combinazione di correnti architettoniche differenti molto eterogenee come Novecento, Art Déco, Razionalismo – cioè la “Costruzione Nuova” italiana – , Scuola Romana, Monumentalismo e Futurismo, che deve essere conservata assolutamente.

L’inizio è fatto: Attualmente il governo eritreo e il programma Cultural Assets Rehabilitation Project (CARP)/Progetto di Riabilitazione dei Beni Culturali – fondato nel 2000 – si impegnano di fare entrare Asmara nella lista dei Patrimoni Culturali dell’Umanità dell’UNESCO.

© 2009 by Marc Peschke, Amburgo e Wiesbaden 

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Africa Asia Colonialismo tedesco Oceania

Sviluppo Politico delle ex Colonie Tedesche a partire dal 1920

Scritto da Dietrich Köster

COLONIE IN AFRICA

AFRICA ORIENTALE TEDESCA: (presa di possesso nel 1884/1885)

Territorio del Tanganica:
1920, alla Gran Bretagna.
1961, Stato indipendente del Tanganica.
1962, Repubblica del Tanganica.
Aprile 1964, parte della Repubblica unita del Tanganica e Zanzibar.
Novembre 1964, parte della Repubblica unita della Tanzania.
Ruanda-Urundi:
1920, al Belgio.
1962, Repubblica del Ruanda (parte nord) .
1962, Regno di Burundi, dal 1966 Repubblica di Burundi (parte sud).
Triangolo di Kionga:
1920, retroceduto al Portogallo (Africa Orientale Portoghese).
1975, parte della Repubblica popolare del Mozambico.
1990, parte della Repubblica del Mozambico.

AFRICA TEDESCA DEL SUD-OVEST: (presa di possesso nel 1884)

1920, all’Unione Sudafricana/1961, Repubblica del Sudafrica.
1990, Repubblica di Namibia.

CAMERUN: (presa di possesso nel 1884)

Camerun Occidentale:
1920, alla Gran Bretagna.
1960, parte dello Stato indipendente della Nigeria/dal 1963 della Repubblica federale di Nigeria (frazione nord).
1960, parte dello Stato indipendente della Nigeria, 1961, parte della Repubblica federale del Camerun, dal 1972 della Repubblica unita del Camerun, dal 1984 della Repubblica del Camerun (frazione sud).
Camerun Orientale:
1920, alla Francia.
1960, Repubblica del Camerun, 1961 parte della Repubblica federale del Camerun, 1972 della Repubblica unita del Camerun, 1984 della Repubblica del Camerun.
“Neukamerun” – annesso al Camerun nel 1911 – fu riallocato nel 1920 alle colonie confinanti dell’Africa Equatoriale Francese (AEF): Ciad (1960, Repubblica del Ciad), Ubanghi-Sciari (1960, Repubblica centrafricana / 1976 Impero centrafricano / 1979 Repubblica centrafricana), Medio Congo (1960, Repubblica del Congo / 1970, Repubblica popolare del Congo/ 1992, Repubblica del Congo) e Gabon (1960, Repubblica gabonese).

TOGO: (presa di possesso nel 1884)

Parte Occidentale del Togo:
1920, alla Gran Bretagna.
1957, parte dello Stato indipendente del Ghana, 1960 Repubblica del Ghana.
Parte Orientale del Togo:
1920, alla Francia.
1960, Repubblica del Togo.

COLONIE NELL’AREA DEL PACIFICO

NUOVA GUINEA TEDESCA:

A) Terra dell’Imperatore Guglielmo, Arcipelago di Bismarck, Isole Salomone Tedesche. (presa di possesso nel 1884-1886)
1920, all’Australia.
1975, parte dello Stato indipendente di Papua-Nuova Guinea.
B) Isole Marshall. (frazione della Micronesia Tedesca a nord dell’equatore, presa di possesso nel 1885)
1920, al Giappone.
1947, sotto amministrazione degli Stati Uniti come frazione del Territorio fiduciario delle Isole Pacifiche delle Nazioni Unite.
1990, Repubblica delle Isole Marshall.
C) Nauru. (Micronesia Tedesca a sud dell’equatore, presa di possesso nel 1888)
1920, all’Australia, alla Nuova Zelanda e alla Gran Bretagna. Con la tutela dell’amministrazione per l’Australia.
1968, Repubblica di Nauru.
D) Micronesia Tedesca a nord dell’equatore, escluse le Isole Marshall. (presa di possesso nel 1899)
1920, al Giappone.
1947, sotto amministrazione degli Stati Uniti come frazione del Territorio fiduciario delle Isole Pacifiche delle Nazioni Unite.
aa) dal 1990, Commonwealth degli Stati Uniti delle Isole Marianne settentrionali.
bb) dal 1994, Repubblica di Palau.
cc) dal 1990, Stati federati di Micronesia.

TERRITORIO TEDESCO DI KIAOTCHOU: (presa di possesso nel 1897/1898)

1920, al Giappone.
1922, retroceduto alla Cina.
1949, parte della Repubblica popolare cinese.

SAMOA TEDESCHE: (presa di possesso nel 1899/1900)

1920, alla Nuova Zelanda.
1962, Stato indipendente delle Samoa Occidentali.
1997, Stato indipendente di Samoa.

Annotazioni:
La Micronesia Tedesca comprendeva le Isole Marianne esclusa Guam, le Isole Palau, le Isole Caroline, le Isole Marshall e l’Isola di Nauru.
Con l’esclusione del Territorio Tedesco di Kiaotchou e del Triangolo di Kionga tutti i possedimenti d’oltremare tedeschi diventarono mandati della Società delle Nazioni nel 1920.
Togo e Camerun diventarono tutti e due mandati B e furono spartiti fra la Francia e la Gran Bretagna, come mandatari.
Inoltre il Tanganica e il Ruanda-Urundi diventarono mandati B con la Gran Bretagna e il Belgio, come mandatari rispettivamente.
L’Africa Tedesca del Sud-Ovest, la Micronesia a nord dell’equatore e le Samoa Tedesche furono poste come mandati C sotto l’autorità mandataria dell’Unione Sudafricana, del Giappone e della Nuova Zelanda rispettivamente.
Nauru, cioè la Micronesia a sud dell’equatore, fu posto come mandato C sotto l’autorità mandataria della Gran Bretagna, dell’Australia e della Nuova Zelanda come potenze mandatarie.
La Nuova Guinea Tedesca restante (Terra dell’Imperatore Guglielmo, Arcipelago di Bismarck, Isole Salomone Tedesche) fu messa come mandato C sotto l’autorità amministrativa dell’Australia.
Nel 1947, questi domini diventarono fino all’indipendenza politica Territori fiduciari delle Nazioni Unite. In quell’anno soltanto il Giappone fu sostituito dagli Stati Uniti come potenza amministrativa (Territorio fiduciario delle Isole Pacifiche delle Nazioni Unite).
Per la frazione delle Isole Marianne settentrionali l’indipendenza non è prevista. Quest’arcipelago è, a partire dal 1990, legato in unione politica con gli Stati Uniti come Commonwealth.
La cessione delle possessioni oltremarine tedesche si è svolta secondo il trattato di Versailles del 28 giugno 1919 che è entrato in vigore il 10 gennaio 1920.

Copyright Marzo 2004 di Dietrich Köster, D-53115 Bonn

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Colonialismo olandese Sudafrica

Il Forte Olandese di Città del Capo: Castello di Buona Speranza

Scritto da Marco Ramerini

Il castello di Buona Speranza (Kasteel van Goede Hoop, Castle of Good Hope) è il più antico edificio del Sud Africa, fu costruito dalla Compagnia Olandese delle Indie Orientali (VOC (Vereenigde Oost-Indische Compagnie)) tra il 1666 e il 1679; esso fu edificato in pietra in sostituzione di un primo forte di legno che era stato costruito nel 1652 da Jan Van Riebeeck, che comandava la spedizione olandese che fondò Città del Capo (Kaapstad). La flotta di Riebeeck era formata da 5 navi equipaggiate dalla Compagnia Olandese delle Indie Orientali (VOC (Vereenigde Oost-Indische Compagnie)) allo scopo di fondare un insediamento permanente nei dintorni del Capo di Buona Speranza, posto strategico lungo la rotta per le isole delle Spezie, in modo da poter approvvigionare le navi lungo la traversata che dall’Europa portava in Oriente.

Katbalkon, Castello di Buona Speranza (Kasteel de Goede Hoop), Città del Capo, Sudafrica. Author and Copyright Marco
Katbalkon, Castello di Buona Speranza (Kasteel de Goede Hoop), Città del Capo, Sudafrica. Author and Copyright Marco

Il castello di Buona Speranza, possente edificio in pietra, fu edificato, lungo l’antica linea costiera, i lavori iniziarono nel 1666, la prima pietra fu posta il 2 gennaio 1666, sotto il comando di Zacharius Wagenaer e si protrassero fino al 1679. Il castello presenta una pianta pentagonale stellare a cinque punte, con fossato e bastioni ad ogni angolo, i cinque bastioni furono chiamati Leerdam, Buuren, Katzenellenbogen, Nassau e Oranje, l’ingresso originale del forte era sul lato del mare, ma nel 1682 fu deciso di chiudere il vecchio ingresso e di aprire l’attuale porta, sopra alla quale nel 1684 fu costruito il campanile, che ospita una campana del 1697.

All’interno del castello furono edificati una chiesa, una panetteria, alcuni laboratori, dei negozi, i quartieri per i soldati della guarnigione, la residenza del governatore e le prigioni, il castello è diviso in due cortili principali. Nel 1695 fu costruito, al centro della residenza del governatore, il Katbalkon, che fu riammodernato, su progetto di Louis Michel Thibault, tra il 1786 e il 1790, esso è una sorta di balcone-podio da dove il governatore soleva fare annunci ai soldati o alla cittadinanza.

Il bastione Leerdam e l'ingresso del Castello di Buona Speranza (Kasteel de Goede Hoop), Città del Capo, Sudafrica. Author and Copyright Marco
Il bastione Leerdam e l’ingresso del Castello di Buona Speranza (Kasteel de Goede Hoop), Città del Capo, Sudafrica. Author and Copyright Marco

Oggi il castello ospita al suo interno numerose attrazioni: la Collezione William Fehr, nel palazzo del governatore, espone dipinti e mobili antichi del periodo olandese. Il Museo Militare (Castle Military Museum) illustra la storia militare del castello e della colonia del Capo. All’interno del castello si trovano anche un ristorante e un bar. Tutti i giorni alle 10 e alle 12 la guardia del castello esegue la cerimonia delle chiavi, che rappresenta l’apertura del castello, al termine della cerimonia viene sparato un colpo di cannone.

INFORMAZIONI UTILI: Orario: tutti i giorni 9,00-16,00. Chiuso il 25 dicembre e il 1 gennaio. Biglietti: Adulti R20.00; Pensionati R15.00; Studenti R10.00; Bambini R10.00; metà prezzo la domenica.

BIBLIOGRAFIA:

– Guelke, Leonard “Freehold farmers and frontier settlers, 1675-1780” In: “An Expanding World” Vol. n° 4; Disney, A. “Historiorgraphy of Europeans in Africa and Asia 1450-1800” Ashgate Variorum, vol. n° 4, 1995; pp. 174-216 Also in: “The shaping of South African Society 1652-1840” 1986, Middelton, Connecticut, USA, pp. 66-108

– Guelke, Leonard “The anatomy of a colonial settler population: Cape Colony, 1657-1750” In: “An Expanding World” Vol. n° 29; Nizza da Silva, M. B. “Historiorgraphy of Europeans in Africa and Asia 1500-1800” Ashgate Variorum, vol. n° 29, 1998; pp. 293-313 Also in: “International Journal of African Historical Studies” Vol. 21, n° 3 1988, Boston, MA, USA, pp. 453-473

– Raven-Hart, R. “Cape of Good Hope 1652-1702. The first fifty years of Dutch colonisation as seen by callers” ? 2 vols Vol. I: xvi+222 pp. with 28 b/w illust. Vol. II: xii+303 pp. with 37 b/w illust. A. A. Balkema, 1971, Cape Town, South Africa. 103 accounts by visitors to the Cape between 1652 and 1702, taken from the original Dutch, English, French, Portuguese, Danish and German. The Foundations 1652-1662. Too many Cooks 1663-1679. Expansion and Exploration 1680-1698. Greed and Graft 1699-1702.

– Sleigh, D. “The Forts of the Liesbeeck Frontier” Castle Military Museum, Cape Town, South Africa. [The South African Military History Society]

– Theal, G. “The history of South Africa under the administration of the Dutch East India Company (1652 – 1795)” 459+462 pp. maps, 2 voll. Swan Sonnenschein & Co., 1897, London, United Kingdom.

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Colonialismo portoghese São Tomé e Principe

Isola di Principe: la Fortezza di Santo António da Ponta da Mina, Isola di Principe, São Tomé e Principe, Africa

Scritto da Marco Ramerini, foto e informazioni di James Leese

In accordo con una fonte del 1815, questa era la situazione delle fortificazioni portoghesi dell’isola di Principe ed in particolare della Baia di Santo Antonio, dove ancoravano quasi tutte le imbarcazioni che vi facevano scalo: Le due difese principali della baia erano la fortezza di Ponta da Mina e la fortezza di Santa Ana.

La fortezza di Ponta da Mina era edificata su di un promontorio che forma la punta sud del porto della città, l’importanza di questa fortificazione era fondamentale perchè era nelle sue vicinanze che passavano e stavano alla fonda le navi che giungevano in porto. Dalla fortezza di Ponta da Mina, che era composta da due batterie (“Bateria Real” e “Bateria do Principe”), dipendevano i ridotti di “Nazareth”, la piazzaforte bassa “Praça Baixa de Nossa Senhora” e la batteria di “São João”.

La fortezza era composta da due batterie, la “Bateria Real” che era quella superiore e la “Bateria do Principe” situata più in basso. La “Bateria Real” era situata molto alta sul porto a circa 500 piedi d’altezza, la sua forma era semicircolare con la parte convessa rivolta verso il mare, essa era armata con 16 pezzi d’artiglieria di bronzo di vario calibro (da 3 a 14), era inoltre presente un piccolo deposito di polvere e sopra un terreno elevato era il posto di residenza della guarnigione, accanto a questo era un deposito per la polvere di forma rotonda (simile ad un mulino a vento) e di pessima costruzione.

Ingresso al Forte Basso, Fortaleza da Ponta da Mina, Isola di Principe. Author and Copyright James Leese
Ingresso al Forte Basso, Fortaleza da Ponta da Mina, Isola di Principe. Author and Copyright James Leese

La “Bateria do Principe” si trovava ad ovest della “Bateria Real” e si raggiungeva tramite un sentiero che scendeva a zig zag a partire dalla “Bateria Real”. La “Bateria do Principe” era la più importante per la difesa del porto perché si trovava a soli 200 piedi d’altezza sul mare, era di forma quadrata, di pietra e calce, lunga 120 palmi e larga 33 palmi, l’altezza della muraglia dal lato interno era di 9 palmi; sul lato a nord aveva una dotazione di 5 pezzi d’artiglieria di ferro di calibro 6, sul lato ovest erano due pezzi dello stesso calibro, e sul lato sud era un unico pezzo di calibro 4, mentre sulla parte est era la costa del monte dove era la “Bateria Real”.

A 50 toezas ad est della “Bateria Real” ed ad un altezza di 35 piedi sul mare era il ridotto chiamato “Praça Baixa de Nossa Senhora”, questa fortificazione aveva tre pezzi d’artiglieria di ferro di calibro 3 ed era molto importante per la difesa del porto.

Forte Basso, Fortaleza da Ponta da Mina, Isola di Principe. Author and Copyright James Leese
Forte Basso, Fortaleza da Ponta da Mina, Isola di Principe. Author and Copyright James Leese

Su di una collina vicina che domina la fortezza di Ponta da Mina sul lato di “sudoeste” era presente un ridotto chiamato N. Senhora da Nazareth, che è descritto come l’opera più interessante di tutta l’isola di Principe, fu a causa della sua mancanza che i francesi conquistarono facilmente l’isola nel 1706 e 1709. Il ridotto aveva 2 cannoni di bronzo di calibro 4 e un fossato con il ponte levatoio.

Da questo ridotto si dominavano tutte le opere fortificate dell’isola: a un tiro d’espingarda erano situate infatti la “Bateria Real”, la “Bateria do Principe” e la “Praça Baixa de Nossa Senhora”.

A un tiro d’epingarda a “oeste” della fortezza di Ponta da Mina era un’altra batteria chiamata São João dov’erano 2 cannoni di ferro di calibro 6.

Cannoni di Ponta Da Mina, Fortaleza da Ponta da Mina, Isola di Principe. Author and Copyright James Leese
Cannoni di Ponta Da Mina, Fortaleza da Ponta da Mina, Isola di Principe. Author and Copyright James Leese

Questa descrizione concorda con quanto è stato ritrovato da James Leese, che stà studiando le fortificazioni dell’isola, il forte di Ponta da Mina era il principale forte della zona e serviva come difesa principale sul lato del mare, un altra fortificazione era sul lato opposto della baia sulla Ponta Santana (Santa Ana), il luogo è stato visitato da James Leese, e attualmente sono visibili solo i resti di un muro di pietra. A conferma dell’esistenza di una fortificazione sulla Ponta de Santana è la testimonianza di alcuni abitanti del luogo che dei cannoni furono trovati in questo sito.

Sul luogo indicato dalla mappa come Ponta Forte, James Leese ha rinvenuto resti di quello che egli sospetta essere i locali di una guarnigione, anche se ci sono evidenti tracce che l’area era stata usata per il processo di lavorazione del cacao. Durante le ricerche nell’area della fortezza di Ponta da Mina sono stati trovati 34 cannoni tutti in ferro, alcuni dei quali cannoni di nave.

BIBLIOGRAFIA:

– Josè Brandão Pereira de Melo “A fortaleza de Santo Antonio da Ponta da Mina na Ilha do Principe” 1943

– James Leese “e-mail” a Marco Ramerini nel 2005 e 2006

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Colonialismo portoghese São Tomé e Principe

La Rivolta degli Schiavi nell’isola africana di São Tomé, 1595

Scritto da Marco Ramerini

La rivolta di Amador, così chiamata dal nome dello schiavo che la guidò, rappresenta il più importante tentativo di ribellione che sia mai avvenuto nell’isola di São Tomé. La rivolta dei creoli e degli schiavi dell’isola cominciò il 9 luglio 1595. A capo di questa rivolta fu fin dall’inizio uno schiavo negro chiamato Amador (il cui proprietario era Bernardo Vieira). Il primo nucleo di rivoltosi, che ammontava a circa 200 persone, assaltò la chiesa di Santa Trinidade, una parrocchia fuori città, dove furono uccisi alcuni bianchi che erano nella chiesa in attesa della messa. Nei giorni successivi a questo primo avvenimento la rivolta si estese e furono bruciati dai rivoltosi molti zuccherifici e fattorie nelle zone di Dalengue, Uba Ubundo e Praia Preta.

L’11 luglio 1595, i ribelli attaccarono la città, dove nel vecchio mercato ebbero uno scontro non decisivo con i portoghesi. Il giorno successivo, furono bruciati altri zuccherifici e fattorie nelle zone di Agua e Sabão e Dalhmanhe. Il numero dei ribelli era continuato ad aumentare, le fonti riportano di circa 2000 persone tra le loro file.

Il 14 luglio, vi fu un duro scontro nelle vicinanze della città che si concluse con il ritiro dei ribelli, che furono sconfitti e subirono pesanti perdite, sempre secondo le fonti su 800 ribelli attaccanti ne restarono uccisi oltre 300. Nonostante questa dura sconfitta, i ribelli non si dettero per vinti, essi divisero le proprie forze e tentarono di attaccare la città su più lati, ma anche questo tentativo naufragò per il pronto intervento dei portoghesi.

Mappa di São Tomé di Johannes Vingboons (1665). No Copyright
Mappa di São Tomé di Johannes Vingboons (1665).

I ribelli comunque continuavano a tenere sotto assedio la città. Il 23 luglio i portoghesi tentarono una sortita per rompere l’assedio, l’azione provocò una dura reazione da parte dei ribelli, che nei giorni seguenti tentarono la definitiva conquista della città. La battaglia che decise le sorti della ribellione, iniziò all’alba del 28 luglio quando 5000 ribelli assaltarono la città.

L’attacco si protrasse per circa 4 ore, gli attaccanti, che erano in superiorità numerica rispetto ai difensori, furono però respinti grazie all’artiglieria e alle trincee che nel frattempo i portoghesi avevano costruito. Secondo i documenti i ribelli persero nello scontro tra i 200 e i 500 uomini, ma la cosa più importante che persero, fu la convinzione di continuare nella rivolta. Gia il giorno successivo si ebbero le prime defezioni tra le file dei ribelli, in poco tempo circa 4000 ribelli chiesero il perdono, lasciando il capo della rivolta Amador solo con pochi irriducibili, egli si rifugiò nella foresta, ma a metà agosto fu catturato e poi ucciso. La rivolta lasciò l’economia dell’isola devastata, sembra che in totale circa 60 zuccherifici furono distrutti.

BIBLIOGRAFIA:

Fonte di questa storia è il racconto della rivolta di Amador narrato dal Padre Manuel de Rosario Pinto nel capitolo XXV della sua “Historia da Ilha de São Tomé” del 1732 e pubblicato alle pagine 304-310 dell’appendice II del libro di Robert Garfield “A history of São Tomé Island, 1470-1655. The key to Guinea” San Francisco, 1992

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Colonialismo olandese Colonialismo portoghese São Tomé e Principe

Gli Olandesi a São Tomé e Principe: gli attacchi all’isola di Principe (1598) e a São Tomé (1599)

Scritto da Marco Ramerini

Poco dopo l’unione del Portogallo con la Spagna, Filippo II impose il divieto per gli olandesi di commerciare e utilizzare i porti iberici, questo atto conseguenza della ribellione olandese al sovrano spagnolo, precluse agli olandesi, improvvisamente, l’approvvigionamento dei ricchi beni provenienti dalle colonie di questi due paesi.

Filippo II così facendo pensava di dare un duro e definitivo colpo alle ambizioni olandesi, ma il divieto invece sortì l’effetto opposto, infatti i commercianti olandesi furono spronati ad attaccare i possedimenti oltremare della monarchia iberica allo scopo di by-passare il blocco loro imposto e con il rischioso ma ambizioso obiettivo di controllare loro stessi il mercato commerciale ultramarino al posto del loro acerrimo nemico Filippo II.

In questa ottica sono da ricondurre le prime spedizioni olandesi lungo la costa del Golfo di Guinea. Nel 1596 una spedizione equipaggiata per la casa commerciale zeelandese Moucheron assaltò, senza successo, il castello di São Jorge da Mina nella Costa d’Oro (attuale Ghana), esso era la principale base che i portoghesi avevano nell’area.

I mercanti olandesi che avevano iniziato a frequentare l’area facendo aspra concorrenza ai mercati portoghesi nel giro di 15 anni riuscirono ad estrometterli dal commercio di oro, avorio, cera e pepe. Soltanto il commercio degli schiavi rimase per il momento sotto il controllo dei portoghesi, ma solo perché per il momento non interessava agli olandesi.

Forte portoghese di São Sebastião, São Tomé, São Tomé e Príncipe
Forte portoghese di São Sebastião, São Tomé, São Tomé e Príncipe

Anche questa spedizione fu inviata dalla casa commerciale zeelandese Moucheron, che vedeva la conquista dell’isola di Principe come una base per una successiva espansione nel Golfo di Guinea e la successiva possibile conquista della ricca isola zuccherifera di São Tomé che era il principale obiettivo. Secondo i piani sull’isola di Principe doveva essere costruita una fortezza.

La spedizione, che era composta da 5 navi sotto il comando di Cornelis van Moucheron, raggiunse Principe nell’agosto 1598 e con un assalto di sorpresa, gli olandesi, occuparono l’isola. Una volta occupata Principe, fu sbarcato dalle navi il materiale necessario alla costruzione della fortezza, che era stato appositamente trasportato dall’Olanda, e sotto il comando di Cornelis van Moucheron, che fu nominato governatore dell’isola, furono iniziati i lavori di costruzione. Purtroppo per gli olandesi, che evidentemente non erano troppo pratici della zona, ebbe inizio la stagione delle piogge che portò aria insalubre, cosicché molti uomini della spedizione si ammalarono e alcuni morirono di febbri malariche. La cattiva stagione e gli attacchi dei portoghesi di São Tomé costrinsero gli olandesi ad abbandonare l’isola di Principe dopo circa tre mesi d’occupazione.

Nonostante questo fiasco, l’anno successivo nell’ottobre del 1599 una nuova più grande spedizione giunse questa volta nell’isola di São Tomé. La nuova armata era composta da 36/40 navi comandate da Pieter van der Does ed era anche questa, in parte, equipaggiata dai Moucheron.

São Tomé era difesa da una milizia formata dagli abitanti e dagli schiavi e da un piccolo forte, il forte São Sebastião che non poteva fornire adeguata protezione alla popolazione e alla città, esso era equipaggiato con poca artiglieria, soltanto sei piccoli cannoni e due bombarde, aveva poca polvere da sparo e mancava di una gurnigione di professionisti, secondo le fonti portoghesi l’unico soldato professionista dell’intera isola era un sergente-maggiore.

Praia Café, ilhéu das Rolas, São Tomé, São Tomé e Príncipe. Author Joao Maximo. Licensed under the Creative Commons Attribution
Praia Café, ilhéu das Rolas, São Tomé, São Tomé e Príncipe. Author Joao Maximo

Il 18 ottobre 1599, di prima mattina, la flotta olandese giunse in vista di São Tomé, nonostante che i portoghesi avessero saputo da alcune settimane dell’arrivo della flotta olandese sembra che poco era stato fatto per migliorare le difese dell’isola. Giunte in porto le imbarcazioni olandesi iniziarono a cannoneggiare la città che a metà mattinata fu evacuata dai portoghesi che si nascosero nell’interno dell’isola, un piccolo contingente di circa 20 portoghesi assieme al governatore Fernando de Meneses si era invece rinchiuso nel forte dove resistette per altre tre ore per poi arrendersi, il forte fu quindi occupato dagli olandesi.

Nel frattempo i portoghesi fuggiti dalla città si riorganizzarono e sotto il comando di João Barbosa da Cunha tentarono un controattacco il 20 ottobre, secondo le fonti portoghesi fu questo attacco a costringere gli olandesi a ritirarsi, mentre secondo le fonti olandesi il motivo del fallimento della spedizione era da ricercare nel clima malsano di São Tomé, infatti anche questa volta gli olandesi avevano scelto la peggiore stagione, era infatti l’inizio della stagione delle piogge (che va da ottobre a giugno) e furono piogge equatoriali incessanti, che causarono malattie tra le truppe olandesi, in pochi giorni morirono circa 1200 uomini compreso il comandante della spedizione Pieter van der Does. Dopo due settimane i resti della spedizione abbandonarono São Tomé, non prima di aver dato fuoco alla città, distrutto il forte e aver saccheggiato e bruciato le chiese e le fattorie dell’isola.

L’assalto olandese fu un duro colpo per l’economia dell’isola, anche perché era stato preceduto da alcuni eventi che avevano gia minato la prosperità dell’isola: nel 1574 vi fu un assalto degli “Angolares”¹ contro le zona nord dell’isola durante il quale furono distrutte diverse piantagioni di canna da zucchero e molte fattorie. Nel 1585 un incendio devastò la città e poi nel luglio-agosto 1595 ci fu una grave rivolta di schiavi capeggiata da un certo Amador, che per diverse settimane mise a ferro e fuoco l’isola.

NOTE:¹Angolares: negri di razza bantù, provenienti dall’Angola, che vivevano nelle foreste e nelle montagne meridionali dell’isola. Ci sono diverse teorie sulla loro origine: c’è chi dice che erano schiavi negri fuggiti dalle piantagioni, chi invece sostiene che fossero schiavi imbarcati su una nave negriera naufragata sulle coste dell’isola che erano riusciti a salvarsi dal naufragio, infine c’è chi pensa che fossero i primi colonizzatori dell’isola giunti ancor prima dall’arrivo dei portoghesi. 

BIBLIOGRAFIA:

– Garfield, Robert “A history of São Tomé Island, 1470-1655. The key to Guinea” San Francisco, 1992

– Ratelband, Klaas “Nederlanders in West-Afrika (1600-1650). Angola, Kongo e São Tomé” portuguese edition: “Os Holandeses no Brasil e na costa africana. Angola, Congo e São Tomé (1600-1650)” Lisboa, 2003

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Africa America Asia Colonialismo portoghese

Dati sull’indipendenza delle colonie portoghesi

Scritto da Dietrich Köster

Brasile – 07 settembre 1822

Capo Verde – 05 luglio 1975

Guinea portoghese – dichiarazione unilaterale di indipendenza: 24 settembre 1973, indipendenza definitiva: 10 settembre 1974

São João Baptista de Ajudá – occupazione da parte della Repubblica del Dahomey (Benin): 01 agosto 1961

São Tomé e Príncipe – 12 luglio 1975

Angola – 11 novembre 1975

Mozambico – 25 giugno 1975

Forte di Diu, India
Forte di Diu, India

Stato portoghese dell’India (Dadrá e Nagar Haveli) – assunzione del potere per l’Unione indiana: 02 agosto 1954

Stato portoghese dell’India (Goa, Damão e Diu) – assunzione del potere per l’Unione indiana: 19 dicembre 1961

Macau – trasferimento dei poteri politici alla Repubblica popolare cinese: 20 dicembre 1999

Timor portoghese – dichiarazione unilaterale di indipendenza: 28 novembre 1975, invasione da parte della Repubblica di Indonesia: 07 dicembre 1975, indipendenza definitiva: 20 maggio 2002

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Categorie
Africa Colonialismo portoghese Lingua portoghese

Gli stati africani con il portoghese come lingua ufficiale

Scritto da Dietrich Köster

Capo Verde
Nome ufficiale: Repubblica del Capo Verde
Capitale: Praia
Lingua: La lingua ufficiale è il portoghese, come lingua locale viene utilizzato il Creolo portoghese.
Abitanti: 530.000
Superficie: 4.036 km²
Unità monetaria: Escudo del Capo Verde (CVE)
Giorno dell’indipendenza: 5 luglio 1975

Guinea-Bissau
Nome ufficiale: Repubblica della Guinea-Bissau
Capitale: Bissau
Lingua: La lingua ufficiale è il portoghese, come lingue locali vengono utilizzati il Creolo portoghese, il Mandjaco e il Mandinga.
Abitanti: 1.696.000
Superficie: 36.100 km²
Unità monetaria: Franco CFA dell’Africa Occidentale (XOF)
Giorno dell’indipendenza: 10 settembre 1974

Guinea Equatoriale
Nome ufficiale: Repubblica della Guinea Equatoriale
Capitale: Malabo
Lingua: Le lingue ufficiali sono lo spagnolo, il francese ed il portoghese. Regionalmente si parla Fang, Bube ed Anobonense.
Abitanti: 676.000
Superficie: 28.050 km²
Unità monetaria: Franco CFA Centrafricano (XAF)
Giorno dell’indipendenza: 12 ottobre 1968

São Tomé e Príncipe
Nome ufficiale: Repubblica Democratica di São Tomé e Príncipe
Capitale: São Tomé
Lingua: La lingua ufficiale è il portoghese. Localmente, si parla anche il Creolo portoghese.
Abitanti: 158.000
Superficie: 1.001 km²
Unità monetaria: Dobra (STD)
Giorno dell’indipendenza: 12 luglio 1975

Angola
Nome ufficiale: Repubblica dell’Angola
Capitale: Luanda
Lingua: La lingua ufficiale è il portoghese. Sono parlate anche altre lingue, tra cui sopratutto l’Umbundo, il Kimbundo, il Kikongo e lo Tchokwé.
Abitanti: 16.949.000
Superficie: 1.246.000 km²
Unità monetaria: Kwanza (AOA)
Giorno dell’indipendenza: 11 novembre 1975

Mozambico
Nome ufficiale: Repubblica del Mozambico
Capitale: Maputo
Lingua: La lingua ufficiale è il portoghese. Ci sono numerose lingue nazionali, come il Changane, il Lomué, lo Shona, il Tsonga, il Chicheva e il Macua.
Abitanti: 21.372.000
Superficie: 799.000 km²
Unità monetaria: Metical (MZN)
Giorno dell’indipendenza: 25 giugno 1975

© giugno 2012 da Dietrich Köster, D-53113 Bonn

BIBLIOGRAFIA:

Compilato sulla base dei dati della Comunità dei Paesi di Lingua Portoghese (Comunidade dos Países de Língua Portuguesa (CPLP)) e del Fischer Weltalmanach 2010 e per conoscenze proprie.
Si veda anche: Le date dell’indipendenza delle colonie portoghesi.